Agorà Socialista

Roma
PSI, FGS e CoGita

Oggi 26/03/22 il PSI e la FGS di Roma partecipano, delegando Antonio Musmeci Catania, alla riunione indetta al Coordinamento giovani giuristi italiani (CoGita), associazione sorta nel 2016 con l’intento di promuovere, valorizzare e tutelare i giovani impegnati in percorsi di formazione universitaria e di professionalizzazione, con particolare riferimento alle carriere giuridiche.

 

Sotto gli occhi di tutti le difficoltà affrontate da praticanti, avvocati e tirocinanti degli Uffici giudiziari, chiamati a confrontarsi con l’accesso alla professione forense nella L. 247/2012, che la crisi pandemica ha contribuito a porre in luce. La stessa pandemia ha segnato anche i margini di sviluppo della carriera di molti giovani Avvocati, passato da una condizione di marginalità a quella di perno centrale della spinta delle politiche del c.d. recovery fund di cui è protagonista il settore Giustizia, e da cui erano scaturiti prospettive di intrecci inediti ed innovativi tra Professione forense e settore pubblico, tuttavia repentinamente ed in gran parte smentiti.

 

Altro tema in evidenza è quello dell’accesso al lavoro, privato e nel pubblico impiego, i cui problemi, tanto di mismatch tra domanda ed offerta che di tardività dell’ ingresso nel mercato del lavoro, con uno scollamento più o  meno marcato tra le competenze acquisite e quelle richieste, ripropongono tutti gli interrogativi sulla necessità di riforma di una porzione significativa della formazione e del sistema universitario strutturato attraverso i corsi di Laurea di area giuridica.

 

PSI: Proposta di riforma percorso del corso di laurea in giurisprudenza

 

Vista l’esigenza di sviluppare un dibattito riguardante il mondo accademico e la sua funzione,

Vista la necessità di suscitare una soluzione collettiva e condivisa in merito al funzionamento

dell’accademia e della macchina pubblica.

Considerato che la laurea in giurisprudenza e l’abilitazione forense alimentano un sistema

formativo inefficiente.

Considerata la mancanza di un percorso accademico e professionalizzante atto a preparare i

pubblici funzionari.

Si propone:

  • modifica del sistema universitario, con percorsi dedicati;
  • possibilità di deduzione dei costi relativi ai percorsi formativi;
  • applicazione della normativa sul conflitto d’interesse per le scuole preparatorie all’esame

forense, di notariato e magistratura;

 

Le considerazioni

Con riferimento alla prima considerazione è necessario affermare che, ancora oggi, si ripropone il

fatidico problema legato all’esame di abilitazione. Oltre ai 5 anni di università, il dottore in

giurisprudenza deve ottemperare all’obbligo forense dei 18 mesi di tirocinio. Mentre l’università

prevede le tasse soppesate sulla base del reddito, lo stesso non può dirsi per gli oneri collegati agli

ordini territoriali che il praticante deve sostenere. Scarne e poco applicate, inoltre, le normative

inerenti alla retribuzione del praticante, spesso disattese anche per le difficoltà economiche del

responsabile di studio. Non è inoltre superfluo riflettere sul fatto che chi si prepara per l’abilitazione

forense si trovi impreparato alla stessa, poiché il tirocinio presso gli studi professionali non prepara

alla teoria delle prove abilitanti. Oggi, anche in situazione pandemica, il neo laureato in

giurisprudenza è costretto dal sistema accademico e forense a rivolgersi a scuole private che

preparano all’abilitazione. Spesso il servizio di preparazione contenutistica e metodologica per lo

svolgimento delle prove è rateizzato ed in nero, in frode alla legge. Ogni anno, esclusi quelli della

pandemia, milioni di laureati in giurisprudenza si ritrovano a dover intraprendere una prova che,

oltre a non garantire il posto di lavoro, rappresenta il contrario della meritocrazia. Commissioni

d’esame, scarsamente retribuite, si vedono sommerse da milioni di compiti, tutti uguali nei

contenuti. Anche per questo, calcolati i tempi di correzione medi tra un 1 minuto e 30 secondi a 4

minuti, moltissimi sono i rimandati all’unica data oggi prevista, ossia Dicembre.

Diversa è la situazione per magistrati o notai, categorie soggette a logiche censitarie e di potere.

Per fare il notaio o il magistrato il dottore in giurisprudenza, o meglio la famiglia di quest’ultimo, 

deve mettere mano al portafogli. Spesso, per questi “percorsi” è necessario investire in scuole lecite, perché volute dallo Stato, ed in scuole illecite, perché preparatorie e con maggiori possibilità di successo. Non è raro che luminari e membri di commissioni siano, sempre più spesso, sponsor delle stesse. La gente ha già dimenticato uno dei tanti scandali ormai riferibili alla Magistratura; una sbirciata sotto la gonna che ha consentito l’accesso alla professione togata.

Questo sistema esclude, anche per ragioni di censo, i capaci ei meritevoli  favorendo clan, amici e familiari.

 

Con riguardo al secondo problema sollevato dal presente testo, ossia la mancanza di un percorso

accademico e professionalizzante atto a preparare i pubblici funzionari, andiamo nel vivo della

inefficienza del sistema accademico. Basta ragionare sul fatto che la preparazione giuridica

impartita dalle università risulta insufficiente anche per il superamento dei concorsi pubblici. In

primo luogo facciamo riferimento ai quizzoni, in cui sovente regna la logica matematica. Anche per

questi vi sono corsi a pagamento. Oltre a ciò si richiedono materie quali contabilità pubblica e di

Stato, economia politica, testi unici specifici ed eccetera. Gli stessi esulano dalla preparazione

accademica di qualsiasi tipo o dai diversi percorsi abilitanti. L’altro lato della medaglia è, dunque,

una realtà amministrativa sofferente. Manca una deontologia ed un’etica del pubblico funzionario,

oltre la mancanza di persone qualificate e/o competenti. Non stupiamoci, dunque, se nella PA si

assistono a casi di corruzione, concussione o, peggio, soverchiante e cieca indisponibilità da

“posto fisso”. Generata non tanto dalla posizione di sicurezza economica ma dall’aridità di

partecipazione al ruolo sociale del pubblico funzionario.

 

La proposta formativa

Ed ecco una proposta concreta, semplice e realizzabile. Un unico percorso accademico che

preveda 4 anni di formazione giuridica, etica e deontologica e poi un triennio professionalizzante

che provveda a specializzare i laureandi alla carriera prescelta

(avvocato/notaio/magistrato/funzionario pubblico).

 

La proposta di accesso

Per i percorsi di notaio/magistrato/funzionario pubblico si prevede l’accesso attraverso concorso

pubblico.

Con riferimento all’abilitazione professionale per gli avvocati, e susseguenti specializzazioni si è

ipotizzato:

  • unica prova scritta articolata in un test a risposta multipla da 90 quesiti formulati dal

Ministro della giustizia avente ad oggetto: domande in materia di Diritto Civile, Diritto

Penale, Diritto Processuale Civile, Diritto Processuale Penale, Diritto Amministrativo;

  • la prova scritta si svolge 2 volte l’anno, Giugno-Dicembre presso un Ente Pubblico

universitario;

  • ciascun candidato potrà scegliere liberamente l’Ente Pubblico sito in un qualsiasi distretto

di Corte D’Appello.

 

Nell’immediatezza della discussione

Due sono le cose da fare subito:

  • possibilità di deduzione e/o detrazione dei costi relativi ai percorsi formativi;
  • applicazione della normativa sul conflitto d’interesse per le scuole preparatorie all’esame

forense, di notariato e magistratura.