A giudicare dal numero di telefonate, messaggi e richieste informali, l’evento più competitivo dei Giochi invernali di Milano-Cortina non sembra essere lo sci alpino o il pattinaggio di velocità, ma l’accesso ai posti in prima fila per la cerimonia inaugurale di San Siro. Una disciplina trasversale, praticata con grande zelo da politici, parenti di politici e, soprattutto, amici di politici. Fioccano le domande di accredito, sia per i pacchetti messi a disposizione dagli sponsor – completi di accoglienza VIP – sia per quelli richiesti direttamente alla Fondazione Milano-Cortina. Il copione è noto e si ripete anche per le gare: presenza a bordo pista, trasporti dedicati, assistenza personalizzata, sistemazioni alberghiere. Tutto incluso, tranne forse l’interesse sportivo. Un meccanismo che sta mettendo a dura prova gli organizzatori sommersi da pretese difficilmente conciliabili con la logistica e con il buon senso. Il lavoro operativo rischia così di trasformarsi in un esercizio di equilibrismo permanente, più vicino a una “mission impossible” che a una pianificazione olimpica. Con l’avvicinarsi dell’apertura dei Giochi prende forma anche l’immancabile coreografia: sciarpe, cappelli, borse e segnaposto improvvisati a marcare il territorio, come a dire “occupato”. Non per merito, non per sorteggio, ma per prossimità relazionale. Nulla di sorprendente, va detto: è lo standard non scritto di certi grandi eventi. Quest’anno, però, il valore simbolico dell’esserci sembra contare più di tutto. Farsi fotografare a bordo campo – magari avvolti in una pelliccia – durante una gara seguita con distrazione diventa un segnale di status, un investimento d’immagine in tempi di incertezza. Meglio il presente garantito che un futuro da programmare. E così mentre San Siro si prepara alla sera del 6 febbraio, va in scena l’altra liturgia: la telefonata discreta al politico di turno. Il tono è sempre lo stesso, confidenziale e urgente: “Mi devi aiutare. Ho una persona a cui non posso dire di no”. Spesso a rafforzare l’argomento compare anche una famiglia numerosa. Non si sa mai.
Del resto anche questa è una tradizione. Non olimpica, ma resistente a ogni edizione.