In ospedale tutti quei reparti che per mesi sono stati trasformati in terapie intensive e semintensive non sempre tornano a lavorare a regime. Vi dirò di più, in molte unità operative il personale prestato all’emergenza Covid non rientra. Ad aggravare la situazione sul territorio gli specialisti sono sempre meno. Risultato: le persone che se lo possono permettere si rivolgono alla sanità privata e la pagano mentre gli altri rimangono sul predellino del Tram o, terrorizzati, vanno ad intasare i pronto soccorso. Non molto tempo fa in Campania alcuni medici di famiglia spiegavano le ragioni del sovraffollamento dell’emergenza-urgenza del Cardarelli imputando le responsabilità al fatto che nei centri diagnostici convenzionati il budget mensile messo a disposizione dalla Regione si esauriva nei primi dieci giorni del mese. Ma le file per le prestazioni della sanità pubblica ci sono anche al Nord, sia in ospedale che nel territorio. Per esempio l’Emilia Romagna sembrava aver superato il deficit delle liste d’attesa; invece, anche nella Regione più virtuosa, per un esame od una visita si va fuori dai tempi previsti dal decreto liste d’attesa, mentre se si va a pagamento nella stessa struttura pubblica si attendono appena 24 ore! Si dice che Il Piano nazionale di Ripresa e Resilienza sia l’occasione per rimediare, ma in che modo? Sembra che il territorio sia chiamato a fare filtro, ma i medici convenzionati – di famiglia, pediatri, specialisti – vanno sempre più diminuendo di numero. Le prime due categorie sono oberate dalla burocrazia e gli specialisti ambulatoriali sono utilizzati a mezzo servizio. Infatti, solo il 30% è impiegato a 38 ore settimanali…se lo fosse il 100% molte richieste sarebbero gestite e risolte in ambito locale. Purtroppo, né nel PNRR né nelle bozze del decreto sugli standard distrettuali si vede particolare attenzione alle potenzialità della specialistica territoriale. Nel frattempo da qualche parte si tende ad ‘ospedalizzare’ il professionista ambulatoriale tentando delle improbabili assunzioni nelle Unità Operative ospedaliere. Intanto, chi può pagare ‘campa’, chi non può pagare ‘crepa’!
Sanità: chi può pagare ‘campa’, chi non può pagare ‘crepa’!