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Sanità: intanto i medici aggrediti dai pazienti muoiono

Di Giusto di Gand - http://www.culturaitalia.it/opencms/it/regioni/viewItem.jsp?language=it&id=oai%3Aculturaitalia.it%3Amuseiditalia-work_23310, Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=38298034

Dai e dai c’è scappato il morto; infatti, dopo un lungo periodo di aggressioni subite dal personale sanitario e promesse che si sarebbe fatto di tutto per evitarlo la psichiatra 55enne dell’ospedale Santa Chiara di Pisa Barbara Capovani è stata brutalmente uccisa da un paziente a ridosso del 1 maggio Festa dei Lavoratori…sembra uno scherzo! Al solito, velocissima, la macchina della retorica si è messa in moto ed è già un via vai di cordogli, fiaccolate e promesse come a suonare uno spartito con gli angoli ingialliti dal tempo. Eppure dopo tante aggressioni negli ambulatori più remoti e nei Pronto Soccorso senza che nessuno facesse nulla di concreto non era difficile pensare che prima o poi l’incidente fatale sarebbe accaduto…un po’ come attraversare a piedi un’autostrada per andare a soccorrere un ferito nell’altra corsia! Francamente la cosa che trovo insopportabile sono le parole vuote che non riusciamo a trattenere, del tipo: dobbiamo fare in modo che quanto accaduto non si ripeta. Ho sempre pensato che il cordoglio più rispettoso sia il silenzio. Certo erano altri tempi, ma quando in quasi tutti gli ospedali c’erano i posti di polizia i sanitari si sentivano più protetti, o comunque se succedeva qualcosa non avevamo nulla da rimproverarci. Oggi, invece, tra esaltati, incazzati, villani e malviventi, specialmente i reparti d’Emergenza Urgenza sono diventati una bolgia infernale dove l’ignoranza regna sovrana e gli unici che ne pagano le conseguenze sono i camici bianchi. E così, quasi senza rendersene conto, ormai sono a migliaia le aggressioni in corsia, fisiche o verbali, denunciati di recente…ultima quella dove è morta la Dottoressa Barbara Capovani massacrata da Gianluca Paul Seung. Accidenti, una volta negli ospedali psichiatrici i pazienti erano controllati a vista e anche quando guariti, o presunti tali, venivano monitorati ed in questo modo prevenuti molti fatti efferati nei confronti degli addetti ai lavori dei reparti ospedalieri più a rischio. Oggi ne parliamo con tanto senso di colpa perché c’è scappato il morto, ma domani ogni cosa tornerà come prima e ci rimarrà solo la rassegnazione che tutto cambi perché nulla cambi. L’ultima volta che c’era stato clamore per un fatto analogo risale a circa 12 anni fa, quando a Bari venne uccisa la psichiatra Paola Labriola per mano di un assistito del servizio territoriale in cui lavorava la Dottoressa: il fatto accese i riflettori sui pericoli per l’incolumità del personale sanitario, ma poi più nulla a parte la legge 113/2020 che ha introdotto la procedibilità d’ufficio per i soli reati di percosse e lesioni personali ai danni dei camici bianchi con sanzioni amministrative a partire da 50€ per i pazienti e famigliari colpevoli di violenze e molestie. Intanto i medici muoiono aggrediti dai pazienti!