“Forse dire che sia un fatto storico è dire troppo; ma certo è una novità di non poco rilievo”: così direbbe la nostra Nilde Iotti, come disse allora in altri contesti, se oggi le si chiedesse delle due donne premier che stanno portando Svezia e Finlandia nella NATO. Che la politica internazionale si tinga di rosa, e che lo faccia partendo dai vertici e non dalle basi, ha dell’incredibile. Se poi ci si sofferma ad analizzare i percorsi di vita delle leader che stanno mutando le sorti dell’Europa, e del mondo, si comprende quanto questa rivoluzione possa definirsi trasversale.
Magdalena Andersson (la svedese) sembra nata con la quadratura zodiacale ottimale per governare. Al contrario, Sanna Marin (la finlandese) confuta le classiche teorie dello svantaggio familiare di partenza, eppure sta smuovendo le acque del dogmatismo internazionale con piena padronanza. Vediamo come.
I genitori di Magdalena sono un docente di statistica all’Università di Uppsala e una professoressa di scuole superiori. Invece i genitori di Sanna appartengono alla classe più umile dei lavoratori finlandesi: il padre era un alcolizzato che abbandona Sanna in tenera età; la madre la crescerà grazie anche all’aiuto della compagna, con la quale forma una nuova famiglia omogenitoriale senza però uscire dalla miseria: Sanna ha dovuto lavorare come commessa per pagarsi gli studi fino alla laurea in scienze dell’amministrazione. Magdalena invece ha trascorso una brillante adolescenza da promessa olimpica del nuoto svedese, laureandosi comunque presto in economia a Stoccolma per poi specializzarsi tra Vienna e Harvard.
Queste due donne sembra che abbiano solo una cosa in comune: il precoce ingresso nella politica attiva dei loro rispettivi Paesi. Infatti se la Andersson aderì alla Lega Giovanile Socialdemocratica (SSU) già nel 1983, durante il suo primo anno di college, la Marin entrò nella gioventù socialdemocratica a 21 anni, diventandone il primo vicepresidente a 25. A 27 anni diventa presidente del consiglio comunale di Tampere e a 30 fa il suo primo ingresso nel parlamento finlandese. Dopo soli 4 anni ne diventa Ministro Capo, carica che riveste dal 10 dicembre 2019, dopo essere già stata Ministro dei trasporti. Al momento della sua elezione a premier, Sanna Marin risultava il più giovane capo del governo nella storia della Finlandia nonché il capo del governo più giovane al mondo.
Diversi sono invece i trascorsi professionali di Magdalena, che appena laureata inizia a lavorare nell’Ufficio del Primo Ministro svedese come consigliere politico, diventandone presto direttore della pianificazione. Per 4 anni ha poi diretto l’Agenzia delle Entrate svedese. Con la vittoria socialdemocratica alle elezioni generali del 2014, la Andersson diventa parlamentare del Riksdag, e quindi ministro delle finanze nel gabinetto del nuovo primo Stefan Löfven, ruolo in cui venne riconfermata anche nel 2018.
Due anni fa i membri del Comitato monetario e finanziario internazionale l’hanno cooptata come presidente fino al 2023: è la prima donna a ricoprire tuttora questa posizione.
Quando l’estate scorsa il primo ministro Stefan Löfven ha annunciato di abbandonare la guida del Partito socialdemocratico, Magdalena ha ufficialmente preso il suo posto divenendo così il primo Premier donna nella storia svedese, (nonostante sia di fatto alla guida di un esecutivo di minoranza, e abbia la responsabilità di una legge di bilancio piuttosto avversata popolo). Tra le tante cariche autorevoli che colleziona, la Andersson è anche membro dei Consigli di Amministrazione della Banca Asiatica d’Investimento per le Infrastrutture, della Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo e della Banca europea per gli investimenti.
Entrambe le donne sono madri: Sanna ha una bimba di nome Emma Amalia, avuta dal compagno di una vita che ha sposato solo pochi mesi fa; Magdalena ha due figli adolescenti avuti da Richard Friberg, esimio professore di economia a Stoccolma.
Le leader di Svezia e Finlandia, che da pochi giorni hanno presentato la richiesta di adesione alla NATO, segnano la fine di ogni discrepanza tra agire politico prettamente maschile e agire politico segnatamente femminile. Ed era ora. Lo fanno sulla scia di quanto già tracciato, almeno in Europa, da altre donne leader venute prima di loro: Margaret Thatcher, Angela Merkel, Christine Lagarde, Ursula Von der Leyen. O ancora la presidentessa del parlamento europeo, Roberta Metsola. Senza dimenticare la norvegese Erna Solberg, la slovacca Zuzana Caputova, la serba Ana Brnabi, la danese Mette Frederiksen la georgiana Salome Zurabishvili, la lituana Ingrida Imonyt e l’islandese (dichiaratamente e fortemente femminista) Jòhanna Sigurdardòttir.
Nilde Iotti, prima presidente donna della nostra Camera, ne sarebbe di certo entusiasta.