Sorprendente e salutare il risultato alle primarie sembra aver intercettato la scossa più che preoccupante venuta dal record dell’astensionismo e subito archiviata dal tran tran quotidiano. Invece il motivo allarmante è come quando può nascere il legittimo sospetto che la quota astensionistica è tale da potersi aggrappare all’unica certezza di una destra, pur se composita e contraddittoria, per garantire la governabilità del Paese con un a svolta autoritaria. L’altra suggestione che può offrire la vittoria della Schlein è il contraltare alla Meloni, una competizione che potrebbe garantire un bilanciamento che non tiene conto delle prove epocali da affrontare e di quel segnale inquietante dell’abbandono di donne leader usurate nei Paesi del nord. Su che cosa allora la guida del PD potrebbe segnare un grande segnale di discontinuità? Con riferimento ai pericoli dell’assenteismo oltre i livelli finora registrati anche in Europa, dimostrerebbe capacità di visione e di decisione chiamare a raccolta il popolo sovrano (sempre più assente) di fronte ad una duplice scelta ma intimamente connessa tra istituzioni europee chiamate ad essere più solidali e più autonome e quelle italiane afflitte da ferite profonde e reiterate su cui non c’è stato un mea culpa nemmeno di quelli che si fanno passare come i difensori storici della Costituzione, La più aberrante violazione è stata quella introdotta dalla destra del passaggio dall’elezioni dei parlamentari in un quadro strutturale strettamente connesso con lo Stato delle autonomie e quindi di rapporto diretto con gli elettori ad un regime di nomine dall’alto, a completa dipendenze die singoli padroni o delle oligarchie dei pertiti. Figli abortivi di questa espropriazione sono stati l’attacco durissimo alla Casta e l’ulteriore amputazione robesperriana dei parlamentari. Il centro-sinistra s’è subito assuefatto alle nomine diventandone corresponsabile senza riproporre la la legittimazione popolare dal basso anche quando è tornato alla guida con Prodi ed ha dato prova con la gestione unitaria di Zingaretti di cedere ai ricatti convenienti al momento mutando un doppio deciso no al drastico e punitivo taglio dei parlamentari in un consenso senza nemmeno tentare una misura intermedia come prendere a riferimento la media dei maggiori Paesi europei. Sarebbe saltato il disegno robesperriano perché nel frattempo i 5stelle erano diventati maggioranza ed il loro diventava un fuoco amico-suicida. Ce ne sono stati attacchi stabilizzanti che hanno concorso all’atuale grave assenteismo ed in questa ottica di coinvolgimento nelle scelte interconnesse italo-europee, da anni vado formulando contro le fallimentari commissioni parlamentari il ricorso ad un’Assemblea costituente da eleggere con costi ridotti insieme con le europee e per giunta con lo stesso metodo proporzionale. Con la preoccupazione di sancire l’incompatibilità dei suoi membri con incarichi parlamentari, di governo o sottogoverno e, coi tempi che corrono, non solo in Italia ma anche in Europa!
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