Opinioni e commenti

Se il Cremlino riattiva la politica europea di difesa comune

Domenica 27 febbraio 2022 la presidente della Commissione Europea Ursula Von Der Leyen e Joseph Borrell, alto rappresentante per la sicurezza comune dell’Unione Europea, hanno congiuntamente dichiarato al mondo qualcosa che ha fatto la Storia all’istante. Da Bruxelles le due massime cariche del potere esecutivo europeo hanno proclamato che tutti i paesi UE congiuntamente hanno deciso di fornire “armi letali” e aiuti umanitari immediati al popolo ucraino, definito alla luce dell’attuale diritto internazionale “soggetto aggredito”.
La novità assoluta, quella che appunto entra a gamba tesa negli eventi e scrive la Storia a caratteri cubitali, sta in una duplice e parallela evidenza dai: innanzitutto l’UE, in qualità di istituzione coesa e dotata di una propria autorità politica vitale, riconosce lo stato di aggressione in cui versa un Paese terzo (cioè non UE, l’Ucraina) e al contempo impone il marchio di aggressore ad un altro Paese terzo (non UE, la Russia); in secondo luogo, e con un potenziale ben più incisivo, l’UE manifesta formalmente e ufficialmente la propria forza nel fornire armi letali affinché il soggetto internazionale aggredito possa difendersi dal soggetto internazionale aggressore.
Finora, andando a ritroso nella giovane storia delle istituzioni europee, qualunque articolo di qualunque patto che sia mai stato vidimato dai paesi membri UE ha sempre e solo contemplato la possibilità di fornire supporto di tipo umanitario a stati terzi, e mai armi. Tantomeno armi letali.
Inoltre la particolarità che risalta clamorosamente in tale contesto sta proprio nelle parole utilizzate della Von Der Layen: dichiarare con parole chirurgiche, come una statuizione qualunque, che l’Unione Europea fornirà armi letali in supporto al popolo ucraino, significa in qualche maniera affermare il ruolo determinante dell’UE nello scenario bellico attuale.
Il popolo ucraino ad oggi non è popolo “europeo”. La Repubblica Popolare Ucraina non è uno Stato membro dell’Unione Europea: tra gli Stati dell’Unione Europea e la Repubblica Ucraina possono esserci (e ci sono) scambi commerciali, agevolazioni economiche e sovvenzioni umanitarie, ma il rifornimento diretto di armi letali costituisce un precedente eclatante, qualcosa che mai prima d’oggi è mai stata contemplata all’interno del diritto comunitario europeo. Significa prendere decenni di timida costruzione di una prudente Difesa Comune Europea e lanciarla avanti come fosse un letale giavellotto. Significa rievocare Adenauer, De Gaulle e Spinelli e portarli in trionfo in trincea.
Bisognerebbe chiedersi, allora, perché l’Unione Europea abbia deciso di spingere così avanti la sua preminenza, scegliendo una modalità che quasi rasenta la prevaricazione? Perché questa affermazione di volontà parabellica pur di fermare l’aggressore russo? Le giustificazioni potrebbero trovarsi sia all’interno dei confini europei sia Oltreoceano. Forse, nel segreto dei tavoli d’urgenza convocati a Bruxelles, non è stata soltanto la Germania a dichiarare la propria volontà di aiutare militarmente l’Ucraina. Forse anche altri membri europei hanno espresso l’identica decisione dei partner teutonici, sulla cui terra ancora fresche sono le macerie della Seconda Guerra Mondiale e ancora fumanti sembrano essere alcuni forni.
Allora, muoversi unitariamente e con identica volontà politica adesso, presto, sull’onda delle ansie scatenate da uno degli scenari peggiori che mai statista avrebbe voluto vivere, costituisce la scelta migliore per evitare escalation ben peggiori.
Così facendo l’Unione Europea sembra adottare la tattica tipicamente statunitense del First Strike, sottraendo all’Alleato atlantico un ruolo che finora si era avocato per diritto consuetudinario: infatti siamo tutti abituati a vedere Washington condurre le danze nei più svariati teatri di crisi mondiale.
Quindi, una scelta dettata anche da certe continuative e prolungate indecisioni sviluppatesi in ambito Nato, su cui molto sarà da riscrivere e rivedere.
Invece, domenica 27 febbraio 2022 Bruxelles ha scritto la Storia. Un nuovo capitolo di cui ci apprestiamo a leggerne le pagine, sperando che abbiano la forza edificante della ricostruzione e non l’olezzo spaventoso della distruzione.
La recente lezione afghana è servita. Adesso, insieme a Putin, vedremo quanto.