Opinioni e commenti

Se una sola parola cambia tutto: il vincolo atlantico non è Risiko

Nel 2000 a capo della NATO c’era lord George Robertson, figura fortemente propulsiva nella storia del Patto Atlantico. Durante un viaggio diplomatico a Washington, Robertson dichiarò: “Attraverso la NATO il Nord America e l’Europa hanno sempre agito insieme supportando i propri valori condivisi”.

Valori condivisi: parole magiche da sempre al centro dell’equilibrio post bellico e post bipolarismo. Valori che costituiscono l’approccio diplomatico diretto e inconfondibile per ricercare insieme, americani ed europei, un vincolo comune grazie al quale non dimenticare il passato.
Un modo alquanto elegante e senza dubbio pratico, da parte americana, per esorcizzare il timore di qualunque allontanamento tra i partner dell’Alleanza atlantica, specie di fronte al sempre più evidente processo di autonomizzazione delle istituzioni comuni europee anche in ambito militare.
A seguito dei notevoli progressi registrati dei partner europei durante gli Anni ’90 sul fronte della difesa comune, la difficoltà americana di accettare del tutto l’dea di un’autonomia europea anche nel campo della sicurezza e della difesa, e quindi degli armamenti, iniziò a rivelarsi sempre più evidente.
La stessa gradualità con cui gli Stati Uniti hanno dimostrato qualche timida apertura alla ESDI (European Security and Defence Identity) dall’amministrazione Reagan fino a quella Bush, appare comunque e sempre velata da chiari sintomi di preoccupazione e di sospetto. Basti pensare alla differenza nell’uso stesso degli acronomi: se gli Stati Uniti e la NATO parlano, appunto, di una “identità” europea da sviluppare ovviamente all’interno dell’Alleanza, l’Unione Europea ha sempre parlato di ESDP, cioè European Security and Defence POLICY, da sviluppare al di fuori e al fianco dell’Alleanza, cosa che conferisce al termine “politica” una connotazione operativa da realizzarsi nella creazione di una capacità militare che concretizzi fattivamente il più neutro concetto di “identità” voluto dagli alleati extra-UE.
Stati Uniti e NATO hanno sempre sostenuto la necessità che lo sviluppo una difesa comune Europea non portasse all’indebolimento del legame strategico tra le due coste dell’Atlantico, né alla marginalizzazione di Washington nelle scelte fondamentali della sicurezza militare Europea. Perciò è sempre stato naturale per l’America avere le proprie idee su come la difesa Europea dovesse essere realizzata: la appoggia, sì, ma sulla base di concetti di forze “separabili ma non separate” di cui spesso lord Robertson si rese portavoce nei suoi tanti viaggi.
Per Washington la capacità militare europea dovrebbe realizzarsi attraverso la sola pianificazione della NATO, nella cornice del “doppio cappello” e secondo i meccanismi più estesi della Partnership for Peace.
Nel 2001 Andrew Johnston, membro del consiglio per gli affari internazionali di diversi governi alla casa Bianca per più decenni, sosteneva: “La NATO resta l’organizzazione di sicurezza principale nell’area Euro-Atlantica. Nessun sano europeo, non importa quanto eurofilo egli sia, vorrebbe gettarla via o danneggiarla. Perciò la Difesa Europea va sviluppata a complemento della NATO e non a suo rimpiazzo. La Difesa Europea non è meno America ma più Europa, e comunque un’alleanza più forte”.
L’importanza di simili affermazioni è sempre stata nel tempo rispolverata dagli analisti d’oltreoceano, e ulteriormente amplificata proprio dall’inserimento in ogni dibattito aperto sul tema dei “valori condivisi” tra Europa e America. Affermare che la difesa Europea serve a rinnovare l’importanza della parola “condivisione” perché tra Europa e NATO esistono gli stessi valori, significa elegantemente ma tenacemente presentare all’Unione Europea una forte ipoteca sull’incontrastata e incontrastabile supremazia del vincolo Atlantico rispetto a qualunque velleità di autonomia di un’ideale politica Europa di sicurezza e difesa comune, che possa muoversi in maniera indipendente e compatta sulle questioni internazionali.
Ma quando una madre non lascia le chiavi di casa alla figlia, se ne vedono delle belle.