Il Fondo

Tirate le scarpe alla maggioranza: la calma dopo la tempesta

Di U.S. Federal Government - White House video (archive at the Internet Archive), cropped at 17m 40s, Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=5532810

Ci scusiamo, ma anche oggi torniamo sul caso Almasri. Non ripercorreremo i fatti già ampiamente discussi in questi giorni, poiché ognuno ha ormai tratto le proprie conclusioni, ascoltando le dichiarazioni dei protagonisti politici e interpretando, a modo proprio, il pensiero degli 007, magari ispirandosi alla trama di un film di James Bond. Oggi ci concentreremo sulla calma che è seguita alla tempesta di ieri, che ha scosso prima la Camera dei deputati e poi il Senato, dove le opposizioni hanno cercato di colpire al cuore la maggioranza senza ottenere il risultato sperato. In assenza del Presidente del Consiglio, non c’è stato il confronto che si aspettavano, e la frustrazione delle opposizioni è stata palpabile, tanto che la discussione si è trasformata in una sorta di battaglia verbale più che in un vero e proprio confronto costruttivo. I soliloqui dei leader dei partiti si sono ripetuti, pur con toni e gesti diversi, esprimendo in sostanza le stesse parole, quasi a voler riscrivere la stessa narrativa senza aggiungere nulla di nuovo. E i due ministri presenti? Hanno fatto il loro dovere, subendo l’attacco diretto alla Premier Meloni, che non era presente in nessuno dei due rami del Parlamento, suscitando così l’ira delle opposizioni. Queste, metaforicamente, hanno “tirato le scarpe” contro la maggioranza di governo, richiamando due episodi emblematici della storia. Il primo, più eclatante, riguarda gli interventi di due ex Presidenti del Consiglio, Giuseppe Conte e Matteo Renzi, che ieri si sono mostrati particolarmente aspri nei confronti del governo di Giorgia Meloni. Ci hanno ricordato l’episodio famoso del 12 ottobre 1960, quando Nikita Krusciov, infuriato all’Assemblea delle Nazioni Unite, si tolse una scarpa e la batté ripetutamente sul banco per attirare l’attenzione. E, francamente, ci riuscì, tanto che ancora oggi ne parliamo. In quell’occasione, il Presidente dell’Assemblea, Boland, cercò invano di ristabilire l’ordine, ma la determinazione di Krusciov, che continuò a picchiare la scarpa con forza, segnò un momento storico che ha attraversato la storia della politica internazionale. Il secondo episodio, meno noto ma significativo, risale al dicembre 2008, quando il giornalista iracheno Muntazer al-Zaidi lanciò le scarpe contro George Bush, diventando un eroe nelle piazze musulmane, sebbene a caro prezzo, visto il suo soggiorno nelle carceri di Baghdad. Questo gesto, che affonda le radici nella cultura araba, dove i piedi sono considerati impuri, ci ricorda il potere simbolico delle calzature contro l’ingiustizia. “Ibn al Kundara” (figlio di una scarpa) è un insulto che si urla ai tifosi rivali al Cairo o a Beirut, ma anche un richiamo alla forza del gesto simbolico. Le scarpe, quindi, non sono solo oggetti quotidiani, ma diventano, in certi contesti, il potente simbolo di un ribellismo culturale e politico. Anche oggi, le scarpe continuano a essere protagoniste contro ciò che è percepito come ingiustizia, e le parole dell’opposizione, pronunciate ieri nei due rami del Parlamento, ci portano a riflettere su quanto possano sembrare vuote senza un confronto vero, che avrebbe potuto riportare, come nella nostra metafora, la calma. La “tempesta” di ieri ha, infatti, lasciato il posto a una quiete di facciata, in cui l’opposizione sembra aver esaurito il suo slancio. Ma è davvero finita? Oppure, come nel caso della scarpa di Krusciov, la calma potrebbe nascondere una preparazione per una nuova, inevitabile, irruzione?