Il Fondo

Legge elettorale: tre correttivi necessari

A me hanno insegnato, anzi me lo hanno insegnato gli eventi, che una volta approvata la legge elettorale si vota. Fu così dopo l’approvazione del Mattarellum nell’estate del 1993, che seguiva il referendum Segni dell’aprile dello stesso anno. Si convocarono elezioni anticipate per il marzo del 1994 in piena rivoluzione giudiziaria. Fu così dopo l’approvazione del Porcellum che precedette di pochissimi mesi lo svolgimento ordinario delle elezioni per la primavera del 2006. Sull’Italicum no, perché pendeva il ricorso alla Corte. Se il ricorso avesse dato esito diverso non ci sarebbero state fondate obiezioni al voto già nella primavera di quest’anno. E’ naturale ritenere, dunque, che una volta approvata la legge elettorale, pensiamo entro l’estate, vengano rimossi tutti gli ostacoli, soprattutto da parte del Colle, sull’indizione di nuove elezioni che in molti danno per possibili tra il settembre e l’ottobre.

Tuttavia non sarà semplice, né appare scontata, l’approvazione della proposta di legge presentata dal Pd in Commissione al Senato. Intanto andranno sistemati due punti, uno dei quali certamente incostituzionale e l’altro a serio rischio di incostituzionalità. Parlo innanzitutto del 5 per cento di sbarramento nazionale per il Senato e poi del voto unico. E’ evidente che l’articolo 57 della Costituzione impedisce l’introduzione di un vincolo di carattere nazionale, visto che impone che il Senato sia “eletto su base regionale”. D’altronde la legge precedente non a caso aveva introdotto sbarramenti (l’8 per cento per le liste non collegate e il 3 per le liste collegate) di dimensione regionale. Si tratta di uno strafalcione un po’ dilettantesco che andrà subito corretto. Penso che i nostri parlamentari dovranno subito farlo notare.

Il secondo punto riguarda il voto unico tra candidato nella quota maggioritaria e candidati nella quota proporzionale. In buona sostanza se io voto il candidato nell’uninominale voto per deduzione analogica anche i diversi candidati nella lista bloccata proporzionale che verranno eletti seguendo l’ordine di disposizione. Questo é un punto cruciale della legge che, se da un lato non prevede il mattarelliano scorporo, e dunque concepisce maggioritario e proporzionale in modo separato, dall’altro paradossalmente li ritiene a tal punto collegati che con in un sol voto ne assomma due. Per fare in modo che questo si renda praticabile, ogni lista sul proporzionale che condivida il candidato sul maggioritario lo deve ripetere sotto il suo simbolo. Questo porta però ad una possibile distorsione della volontà dell’elettore che vota il candidato A sul maggioritario e si vede attribuire il suo voto anche sui candidati B-C-D-E del proporzionale. Bisognerà pensare a un sistema diverso, magari tornando al doppio voto, uno di coalizione e uno di lista come nel Mattarellum.

Non si capisce poi il bisogno di portare lo sbarramento sul 50 per cento di proporzionale al 5 per cento. E’ vero che uno sbarramento analogo esiste in Germania, ma il sistema tedesco di attribuzione dei seggi é interamente proporzionale e non, come l’ignoranza politica e giornalistica italiana ci voleva far credere, al 50 per cento maggioritario. Il sistema maggioritario, che in Italia verrebbe esteso al cinquanta per cento dei parlamentari da eleggere, é già strumento di sbarramento elettorale, nel senso che l’elezione avvantaggia la lista dei candidato che vince, anche solo con una risicata maggioranza relativa, e penalizza quelle del candidato che perde, anche solo per un voto. Introdurre il maggioritario e nel contempo innalzare lo sbarramento elettorale, portandolo dal 3 per cento ipotizzato dall’Italicum, e confermato dalla Corte, al 5 per cento del Rosatellum, rappresenta solo un inaccettabile manifestazione di ostilità verso le forze minori. Questi sono tre correttivi, nell’ambito di un impianto generale accettabile, che i socialisti potrebbero avanzare durante il percorso, che non sarà per nulla agevole, della nuova legge elettorale.