Il ministro dell’Economia é maestro di prudenza. Uomo intelligente, non a caso proviene dalla nostra scuola, ha già rilasciato interviste e dichiarazioni che finiscono per relegare in soffitta il decantato contratto di governo. Dove si parla di soldi, lui esce per mettere in guardia, per gettare acqua sui bollori a Cinque stelle, per avvertire e per rassicurare i mercati. In fondo é grazie a lui che Salvini, per ora, si espone come incontrastato leader dell’esecutivo. La repulsione dei migranti non costa un euro. E neppure la legittima difesa armata. Figurarsi il taglio ai vitalizi dei soli deputati. Tria sorride e lascia fare. Ma appena qualcuno ripropone temi come l’abbandono del raffreddamento del rapporto deficit Pil, ora al 2,2 per cento, lui interviene e avverte che i rischi son dietro l’angolo e che invece bisogna continuare nella politica di contenimento peraltro condotta dai governi di centro-sinistra. Adesso é esploso il conflitto con Di Maio sulla presidenza della Cassa depositi e prestiti. Di Maio vorrebbe un suo uomo, Tria lo ha bloccato. E il leader grillino ha minacciato, dopo quelle di Boeri, di chiedere le dimissioni anche del ministro dell’Economia.
Se é stato Mattarella a inserirlo nell’esecutivo il suo é stato un colpo da maestro, così da far diventare di fatto, anche con Moavero agli Esteri, questo governo come quello Di Maio-Salvini-Mattarella. I due lo sanno e fanno finta di niente. Il presidente della Repubblica ha in realtà inserito nell’esecutivo, in funzione chiave, una sorta di clausola dissolvente. Se i Cinque stelle e la Lega vogliono mandare avanti le tre clamorose promesse elettorali, e cioè il reddito di cittadinanza, la flat tax e la riforma della Fornero, dovranno passare sul suo cadavere, quello di Tria, voglio dire, e conseguentemente quello di Mattarella.
D’altronde questo governo é nato per questo. Il presidente della Repubblica ha tenuto duro su Savona all’economia non a caso. Uno che continua a ritenere l’euro una condanna (ieri in un’intervista radiofonica anche Borghi, economista di punta della Lega, lo ha definito testualmente “un carcere”), poteva condurre l’Italia nel baratro. Questo Borghi peraltro é quel signore che quando parla fa alzare lo spreed. Meglio che si contenga per i nostri portafogli. Pare inventata per lui la famosa massima: “Il silenzio é d’oro”. Meno male che Tria c’è, dunque. Tria il temporeggiatore, che controlla e reprime insane smanie. Ma quanto durerà? Il nostro non mi pare personaggio che cambia idea per mantenere una poltrona. E non mi pare che i due vice presidenti di un governo a presidenza coatta abbiano intenzione di tradire i loro elettori
Ne vedremo delle belle. O delle pessime…