Il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump, spesso identificato con il termine tycoon, non è solo un imprenditore di successo o una figura politica controversa. È un brand globale, un simbolo dell’ascesa dell’uomo d’affari che si fa potere, capace di trasformare il proprio impero mediatico e immobiliare in una piattaforma politica vincente. Tuttavia anche per un personaggio che ha già riscritto le regole della comunicazione presidenziale manca forse un ultimo tassello: un riconoscimento internazionale, solenne, che ne consacri il ruolo sulla scena globale. Da qui, secondo alcuni osservatori, deriverebbe il suo improvviso attivismo diplomatico. Il tentativo di mediazione tra Israele e Hamas, esploso in un momento delicato del conflitto a Gaza, sembra inserirsi in una strategia più ampia, quasi personale. Con la possibilità di un accordo con Putin ormai compromessa e la finestra sul dossier ucraino sempre più ristretta, Trump avrebbe puntato tutto sulla crisi mediorientale confidando sulla storica vicinanza con l’amico Bibi. La posta in gioco, non dichiarata ma evidente, è il Premio Nobel per la Pace. La scadenza si avvicina: il comitato norvegese annuncerà il vincitore entro il mese di ottobre, e ogni giorno che passa rappresenta una corsa contro il tempo. Le trattative, tuttavia, si stanno rivelando più complesse del previsto. La dirigenza di Hamas, consapevole del momento politico, avrebbe alzato le richieste, anche in termini simbolici. Più che una vera trattativa di pace sembrerebbe un braccio di ferro tra attori che mirano a capitalizzare sul piano diplomatico. Resta da capire se Trump riuscirà nell’impresa. Il suo stile decisionista, unito alla capacità di creare narrazioni mediaticamente forti, potrebbe giocare a suo favore. Netanyahu, dal canto suo, non appare contrario all’idea di sostenere un’iniziativa che alleggerisca la pressione internazionale su Israele. Ma è chiaro che senza una svolta concreta e condivisa sul terreno ogni mossa rischia di restare priva di efficacia. La domanda allora è semplice: riuscirà Trump ad ottenere il riconoscimento che cerca? Riuscirà ad entrare nella ristretta cerchia dei Nobel per la Pace e, con esso, a conquistare un posto nell’Olimpo dei leader legittimati dal consenso internazionale? Molto dipenderà non solo dalla sua abilità politica, ma dalla disponibilità degli attori coinvolti a seguire una logica di distensione autentica. E dal fatto che, come si mormora in certi ambienti, Hamas non accetti pagamenti in “bitcoin”. Nel frattempo a Gaza ogni giorno si contano le vittime tra i civili innocenti. E forse per fermare questi “omicidi” – perché di guerra ormai resta ben poco – l’unica via possibile è che da Stoccolma arrivi la notizia shock: il Nobel per la pace assegnato a Trump.
Trump e la corsa contro il tempo per il Nobel per la Pace