Il Fondo

Trump e l’eredità di un’America mai così forte

Gli Stati Uniti rappresentano il 26% del PIL globale, un dato che testimonia la loro straordinaria forza. I risparmiatori cinesi, che investono centinaia di miliardi in dollari, e l’aumento dei posti di lavoro – con una disoccupazione scesa al 4% nel 2024 e oltre 2 milioni di nuovi occupati – sono segni tangibili di un’economia in salute. Eppure, alcuni rimproverano alla signora Meloni la sua vicinanza economica con gli Stati Uniti, un legame che si è fatto personale, tanto con Trump quanto con Musk. Con chi, allora, dovrebbe l’Italia tessere rapporti politici per favorire la crescita del Paese? Con una Germania e una Francia, come ai tempi di Merkel e Sarkozy, che deridevano Berlusconi? O con quell’Europa che, dopo la Brexit e una perdita costante di PIL, rischia di scivolare sotto il 10%? La politica pragmatica, la “realpolitik”, è la strada intrapresa dal nostro governo, che ha trovato un rinnovato rispetto, simile a quello degli anni ‘80, quando Bettino Craxi e Gianni De Michelis rappresentavano l’Italia sulla scena internazionale. L’ultima dimostrazione della lungimiranza del governo è la creazione di una nuova forza politica di centro, con l’obiettivo di preparare le elezioni del Quirinale e, forse, vincerle nuovamente con una strategia che supera quella del centrodestra. Questo potrebbe voler dire che, secondo loro, le elezioni politiche del 2027 sono già perse e lo sguardo è già proiettato verso il 2032. Naturalmente, resta il rischio che qualche ministro possa compromettere tutto, come accaduto nel primo governo Berlusconi. Ma il concetto della “torta divisa in tre” sembra ormai aver sostituito l’idea di una fetta solitaria mangiata in castigo. Il quadro attuale, pur soggetto a cambiamenti, sembra dipingere un’America che ha ritrovato la sua forza degli anni ‘90. Se l’Europa saprà ritrovare la sua strada, riprendendo in mano l’economia senza esagerare con progetti green che appesantiscono soprattutto i ceti meno abbienti, potremmo tornare a contare su scala globale, proprio come in passato. La sfida non sarà facile, soprattutto se consideriamo le difficoltà delle persone più povere, costrette a mantenere auto obsolete mentre si spinge su un’agenda ecologica che le penalizza. Forse anche per questo è stato recentemente ricordato con rispetto il 25° anniversario della morte dell’ultimo grande statista italiano, Bettino Craxi. Nel frattempo, Donald Trump ha avviato il suo secondo mandato con un’America che non è mai stata così forte.