Negli ultimi mesi la mattanza di Gaza ha subito un’accelerazione ancor più brutale. Tutto sembrava cominciare con quel video grottesco generato dall’intelligenza artificiale in cui Trump e Netanyahu, in costume, fumavano sigari sulle spiagge di una Gaza immaginata come meta turistica di lusso. Resort scintillanti e palmeti lussureggianti sullo sfondo, mentre la città reale veniva ridotta in macerie. Un gioco spietato, surreale, forse. Ma poi? Poi silenzio. Nessuno ne ha più parlato. Nel frattempo Israele ha continuato il suo bombardamento incessante fino alla recente notizia dello sgombero totale di Gaza. Ogni edificio ancora in piedi è stato abbattuto, inclusi ospedali e infrastrutture vitali. Le ruspe sono già all’opera, spianando un paesaggio ormai fatto solo di detriti. Gaza beach non è più uno scherzo di pessimo gusto creato dall’IA, ma una realtà concreta. Eppure oggi le voci del mondo si sono levate all’unisono, come un boato, a difesa di Gaza. Anche l’Europa ha finalmente parlato. Alleluia. Ma il fatto assurdo è che, nella metafora, sembriamo tutti seduti su un muretto a guardare un mostro informe che dilania giorno dopo giorno la carne tenera di un bambino. Tutti insieme gridiamo la nostra indignazione facendo “buuu buuu” tra una Coca Cola e un pacchetto di pop corn. Ma accidenti se anche solo uno di noi è sceso dal muretto per cercare davvero di difendere i ragazzini di Gaza. Avremmo potuto manifestare in maniera gandiana sotto i Consolati e le Ambasciate di tutta Europa, ad esempio. Ma non siamo andati. Ora decine di piccole imbarcazioni e centinaia di noi che stavano sul muretto si muovono verso Gaza rischiando la propria sicurezza per portare aiuto. E sì, posso anche comprendere, pur senza giustificarle, le ragioni di Stato che impediscono ai singoli Paesi di fare lo stesso. Ma si poteva fare altro. Cosa, esattamente? Beh, la Signora Metsola non è andata di recente a inaugurare a Kiev una sede di rappresentanza della Comunità Europea? Cosa ha impedito nei mesi scorsi – e cosa impedisce oggi – di fare la stessa cosa a Gaza? Idem la NATO, idem l’ONU, idem il BRICS e tanti altri “idem” seduti accanto a noi su quello stesso muretto. Eppure è chiaro: se Israele avesse saputo della presenza di una sede ufficiale europea o internazionale, non l’avrebbe mai bombardata. Nemmeno per errore. E forse, oggi, avremmo rovinato la festa a quanti – israeliani, americani o di qualunque altra nazionalità – sognano di diventare ricchi imprenditori del turismo dell’orrore. Un turismo costruito sulle spoglie di decine di migliaia di bambini uccisi sotto le bombe che noi abbiamo fornito a Israele. Piantiamola di dire che difendiamo Gaza. Scendiamo dal muretto e torniamocene a casa. La città è morta. E nessuno ha fatto nulla perché ciò non accadesse. Almeno per una questione di sicurezza facciamo scortare dai caschi blu dell’ONU le piccole imbarcazioni che viaggiano verso di essa. O non possiamo fare nemmeno quello perché Israele è l’ultimo avamposto della civiltà d’Occidente in quella parte del mondo. Ma dai, siamo seri, dopo quello che sta succedendo a Gaza almeno evitiamo di coprirci di ridicolo con la parola “civiltà”.
Tutti difendono Gaza, nessuno difende Gaza