Molti medici stranieri non hanno i titoli per esercitare in Italia, ma hanno la faccia tosta di ricorrere al Tar e chiedere giustizia: vedi sentenza TAR del Lazio n. 17328/2022.
È il caso di una neonatologa russa a cui il Ministero della Salute aveva correttamente negato il riconoscimento del titolo in quanto conseguito in un paese dove la scuola di specializzazione per esercitare tale professione richiede solamente un anno di corso a differenza del nostro Paese in cui ne sono previsti quattro. Ecco, con la scusa che siamo in emergenza le Regioni, fortunatamente non tutte, spinte da una forte pressione della politica, condizionano le ASL a forzature che non risolvono il problema; anzi, semmai lo amplificano perché meglio ascoltare i consigli della mamma che quelli di un medico non adeguatamente preparato! E poi c’è una questione di giustizia sociale, in quanto i camici bianchi di cui parliamo sono tutti destinati alla sanità pubblica…mica vengono richiesti dalla sanità privata! Voglio dire che a fare le spese di tanta superficialità sono sempre i poveretti che non possono permettersi una visita a pagamento. Non solo, nel caso della neonatologa russa addirittura i piccoli sarebbero impossibilitati a contestare una eventuale diagnosi errata! Insomma, l’arrembaggio di questi professionisti non è motu proprio, ma vengono assoldati da società private, cooperative, con le giuste entrature politiche per potersi permettere appunto, in emergenza, di forzare la mano alle Amministrazioni Locali.
Accidenti, qualcuno avrà garantito e finanziato il ricorso della pediatra di Oltre Cortina per contestare la decisione del nostro ministero della salute! Fortunatamente la giustizia in Italia funziona: tutto bene ciò che finisce bene. La cosa che indigna di più è la sfacciataggine con cui è stato architettato il ricorso approfittando della nostra Democrazia…pensate che in Russia sarebbe successa la stessa cosa?! Una riflessione sul caso emblematico andrà anche fatta per arginare l’estrema leggerezza con cui in emergenza viene trattato l’argomento sanità. Intanto in Calabria moltissimi sanitari cubani, di cui una parte non parla ancora la lingua italiana, fanno i medici ed ‘ascoltano’ i pazienti! L’esempio della neonatologa sovietica dovrebbe diventare un caso su cui riflettere per fermare la corsa al ‘riarmo’ sanitario del nostro paese a scapito dei cittadini più fragili: quelli che non si possono permettere un consulto privato. Si parla tanto della forbice che segna il divario tra ricchi e poveri…almeno per la salute facciamo in modo che questo divario non si allarghi ulteriormente!
Un medico russo chiede di esercitare in Italia senza titoli