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Un passaggio per Roma: Bush, Biden e l’ombra di Trump

AIR FORCE ONE

Ai funerali di Francesco è attesa anche la presenza discreta di due ex presidenti americani. La domanda – tra diplomazia, logistica e simboli – è se abbiano davvero chiesto un posto sull’aereo di Trump. È una scena che, se confermata, avrebbe tutta la forza di un’immagine simbolica: tre ex presidenti degli Stati Uniti, un solo volo verso Roma, un’occasione solenne e un equilibrio diplomatico da preservare. George W. Bush e Joe Biden parteciperanno in forma privata ai funerali di Papa Francesco, e mentre fervono i preparativi, un dettaglio apparentemente secondario cattura l’attenzione degli osservatori internazionali: i due ex presidenti avranno chiesto a Donald Trump un passaggio sull’Air Force One?

La presenza di Bush e Biden alla cerimonia non è solo un gesto istituzionale, ma anche un forte segnale del legame storico tra la leadership statunitense e la Santa Sede. Entrambi hanno già calcato il suolo vaticano in diverse occasioni, e conoscono bene le dinamiche del protocollo pontificio. Ma a far discutere è la questione logistica, che sfuma nel simbolico: un viaggio condiviso rappresenterebbe una rara immagine di unità, mentre tre voli separati, tre scorte distinte, tre staff autonomi trasmetterebbero l’idea opposta, in un momento in cui ogni gesto è sotto la lente. Secondo indiscrezioni non confermate, a bordo dell’iconico 747 presidenziale – diventato quasi una seconda casa per chi ha abitato la Casa Bianca – ci sarebbero ancora tracce lasciate da Biden: un paio di calzini dimenticati, forse, o altri piccoli oggetti personali, rimasti nei cassetti a prua. Dettagli che raccontano la familiarità, quasi domestica, di questi leader con un mezzo che ha segnato decenni di storia americana. L’ipotesi di un volo condiviso apre però a valutazioni più ampie. Oltre alla sicurezza e ai protocolli, c’è una questione di sobrietà: l’idea che tre ex presidenti si muovano separatamente, con il dispendio di risorse che ciò comporta, può risultare poco opportuna agli occhi di una popolazione alle prese con inflazione, rincari e difficoltà quotidiane. In molti Stati, il prezzo delle uova – alimento base della colazione americana – è diventato insostenibile. E in questo contesto, un segnale di responsabilità istituzionale sarebbe più che mai gradito. Dal punto di vista diplomatico, è soprattutto Biden a dover muoversi con attenzione. I suoi rapporti con la Presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, sono stati caratterizzati da una forte sintonia. Un viaggio a fianco di Trump, oggi leader di un fronte politico opposto, potrebbe risultare scomodo o stridere con quella narrativa. Bush, invece, si muove ormai lontano dalla politica attiva: la sua figura, per quanto ancora influente, non genera particolari tensioni. Resta l’incognita legata alle condizioni del presidente Biden. Alcuni osservatori suggeriscono che la sua capacità di orientarsi tra interlocutori e contesti potrebbe non essere più impeccabile. Ma proprio questo, paradossalmente, ridurrebbe il rischio di incidenti diplomatici: se non riconosce, non può urtare. La decisione finale spetta, in ogni caso, a Donald Trump. Sarà lui a valutare se offrire o meno un passaggio ai suoi predecessori. Ma il tempo stringe: le carte di imbarco, si dice, sarebbero già in fase di controllo.

Nel frattempo, resta un interrogativo tanto semplice quanto eloquente: per venire a Roma, Bush e Biden avranno davvero chiesto un passaggio a Trump?