Il Fondo

Una nuova ripartenza

Quel pomeriggio del 29 gennaio in cui è stato eletto per un secondo mandato il Presidente Mattarella per molti è suonato come il cinque maggio per il Manzoni.
Il Parlamento ha lasciato il Paese attonito rivelando la nudità della sua impotenza. Di buono si può solo dire che riconfermandolo i Grandi Elettori hanno intercettato gli umori del Paese che in fondo lo consideravano una specie di ultima spiaggia nel mezzo di una navigazione senza stelle nel cielo e senza carte nautiche.
Nei giorni che sono trascorsi è apparso evidente che i problemi più grossi sono la mancanza di idee (non dico più neppure di visione perché sarebbe come pretendere troppo) e l’incertezza dilagante.
L’aver consegnato a Draghi il Paese è stato come assistere all’abdicazione della politica, con tanti polli dentro ad un pollaio (dorato) a battibeccare per contendersi quel che resta di quel poco di elettorato a forza di slogan vuoti ma senza idee né princìpi.
I partiti si sono resi irriconoscibili e si potrebbero confondere tra loro, la gente si disaffeziona e si allontana dalla politica, lo stesso diritto al voto ha perso di significato agli occhi del cittadino e con ciò si dissolvono i presupposti della democrazia, che prima di tutto è partecipazione, voglia di conoscenza e anche passione.
La crisi è epocale e la visione localistica non basta più, le scelte in campo energetico sono di là da venire, e i rischi di una guerra si mischiano alla difesa di interessi di interi popoli ma anche di burattinai ormai invisibili nascosti dietro ad incontrollabili criptovalute e paradisi fiscali.
Delle capacità, poi, del Pnrr di risolvere i problemi alla velocità della luce nelle mani di questa classe
dirigente nutriamo forti dubbi. La forbice tra ricchi e poveri si allarga a dismisura sia tra la popolazione di ciascun paese del mondo sia tra paesi ricchi e poveri; l’accentrarsi in sempre meno mani di ricchezze spropositate è in grado di condizionare le scelte politiche di interi paesi. La mancata volontà di mettere mano al problema della concorrenza sleale anche tra paesi aderenti all’Unione Europea è una vergogna. E che dire della svolta ecologista? Coniugata senza prevederne gli effetti e senza il minimo sforzo per immaginarsi il mondo che vorremmo costruire, la si declina a spanne; oggi siamo contro la TAP (i grillini) domani se ne domanda il raddoppio (i grillini). Ma davvero dovremmo appassionarci alla sfida all’OK corral tra Giuseppi e Di Maio? Al doppio o al triplo mandato dei parlamentari “per passione”? Alle loro pensioni?
La riforma della giustizia sembra un braccio di ferro piuttosto che un confronto nel merito e argomentato, come se questi trent’anni da Mani Pulite non ci avessero insegnato niente.
Neppure di fronte alla mobilitazione di centinaia di migliaia di cittadini che chiedono risposte sul diritto all’eutanasia per chi non ha più alcuna speranza di vita siamo capaci di legiferare, decide la Corte suprema per il parlamento.
Un uomo solo al comando e pochi tecnici non sono la risposta che la gente domanda, è tempo di una nuova costituente che coinvolga chi ha una visione del futuro da condividere, la capacità di saperla raccontare ed il coraggio di assumersi la responsabilità delle proprie idee e scelte.
Il tempo sta per scadere, i temi sono tutti sul tavolo e la gente aspetta risposte e sempre con maggiore urgenza, non si può più continuare a traccheggiare su poltrone che accolgono solo rappresentanze di partiti che non sanno più parlare al Paese, è tempo di una nuova ripartenza che sarà quel che resta del popolo a convocare prima che la situazione precipiti e che tornino i fantasmi del passato.

Angelo Zubbani