E’ sconcertante assistere in un partito che si dice democratico alla mancanza della messa a fuoco del tema principale che dovrebbe qualificarlo:lo stato di salute democratica delle nostre istituzioni e l’obbligo primario di ampliarne il consenso nella pubblica opinione. Si può non correre ai correttivi di fronte ad una maggioranza e ad un governo che primi in Europa hanno il più alto tasso di forze sovraniste populiste antisistema italiano ed europeo?
Come è potuto accadere in un Paese tra i promotori illuminati dell’unione europea nelle forme sempre più avanzate di integrazione monetaria per uomini e merci con gravi ritardi nelle strutture politiche di rappresentanza che dovrebbero far sintesi quando dentro e fuori dell’Unione mutano gli equilibri e bisogna correre ai ripari? 60 anni e più di pace in un mondo globalizzato sono messi a dura prova ma quando un corpo è sano deve poter trasformare le difficoltà sul suo cammino in opportunità per nuovi passi avanti. Questo triste primato di forze antisistema che presenta l’Italia è un pallone gonfiato dalla colpevole inerzia delle forze più democratiche del Paese. Lo spillo per sgonfiarlo è a portata di mano purché se ne abbia consapevolezza e si lavori per un’adesione profonda alla democrazia rappresentativa nelle forme che non la snaturano.
Due omissioni clamorose, anche quando era al governo del Paese, sono addebitabili al PD ed alla sua intera classe dirigente: la non disciplina dei conflitti d’interessi, il più vistoso quello berlusconiano e la non correzione immediata, quando Prodi vinse per la seconda volta, di una legge elettorale, meglio nota coma porcata dal suo stesso ideatore per aver reciso il rapporto tra eletti ed elettori, che introduceva il regime delle nomine al posto di quello degli eletti, la delegittimazione più clamorosa del Parlamento e la sua esposizione all’attacco indiscriminato alla casta.
Per inciso va sottolineato che l’attuale scelta diretta con l’uninominale di un solo terzo dei parlamentari è l’incentivo per la prosecuzione della lotta alla casta, sentita come imposta dalle oligarchie dei partiti. La messa in crisi della democrazia rappresentativa va ben oltre se Grillo propone di ricorrere al sorteggio per i parlamentari e Casaleggio ipotizza che nel giro di pochi anni il Parlamento sarà accantonato perché fuori moda, un’affermazione senza ritegno né rispetto nemmeno nei confronti del suo Presidente della Camera Fico, che aveva esordito nel suo mandato con l’impegno a ripristinare la centralità del Parlamento contro l’esautoramento a colpi di fiducia, puntualmente ripetutosi ed abusato contro i dissensi interni alla stessa maggioranza. Questo ritorno alla lettera ed allo spirito della Costituzione è il cuore permanente della battaglia democratica con quegli aggiornamenti che l’accelerazione della globalizzazione impone.
E’ un dato di fatto che il solo tentativo pagato caro per porvi rimedio è stato portato avanti da Renzi.Fossero state approvate la sue riforme, grazie al ballottaggio sapremmo chi è legittimato a governare senza più alibi di sorta del tipo”Volevo fare tante cose me l’hanno impedito” ed in più ritornare alla centralità del Parlamento grazie al rapporto del governo per la sua ratifica ad una sola Camera non ricorrendo all’alibi di evitare un’estenuante pingpong per giustificare i reiterati voti di fiducia. Due riforme su cui occorrerà tornare perché il Paese non arranchi rispetto agli altri Paesi europei tutti monocamerali. Senza dare atto di questo a Renzi ed a tutto il partito che l’ha seguito, non sarà garantito il superamento in avanti e in largo della gestione Renzi ed un corretto rapporto con tutte le forze politiche, M5stelle compreso, perché vengano alla luce le loro contraddizioni.
Roca