Il Fondo

Vincere la sfida di persuasione

È difficile in queste ore di fronte le immagini che arrivano dal teatro di guerra, dai confini dell’Europa dove si stanno ammassando migliaia di profughi provenienti dall’Ucraina fare riflessioni pacate e distaccate sulle ragioni e conseguenze di questo conflitto. Posto che esistono responsabilità evidenti della Guerra che stanno tutte in capo alla Federazione Russa che ha violato l’integrità e la sovranità nazionale dell’Ucraina, ebbene provare a riflettere sulle ragioni non esclusivamente territoriali che hanno condotto la leadership russa sul terreno così alto della sfida all’Europa e all’Occidente. È plausibile cercare di prendere sul serio le ragioni che hanno condotto Azione di forza che sul terreno vistosamente ha mostrato la corda a causa delle reazioni inattese sul piano militare ed ancora di più sul piano etico del popolo ucraino e dell’intera Comunità Internazionale. Aldilà delle ragioni storiche che pretendono l’Ucraina nei fatti come una grande area dove la Russia post-sovietica ha continuato a voler mantenere una mano di protezione, c’è una evidente frattura nella faglia di divisione e contiguità fra l’Europa e l’Asia; una competizione sull’influenza geopolitica ad est del continente europeo sino allo sbocco mediterraneo e nel medio-Oriente. Se l’Alleanza occidentale ha cercato di espandersi ai confini della Federazione Russa in questi anni parimenti sono accresciute le influenze di Mosca ed anche di Ankara su una vasta area territoriale sino a sostituire gli Stati Uniti ed a maggior ragione l’Europa dalla sua naturale capacità di relazione. La lotta per la sfera di influenza naturalmente non nasce soltanto per ragioni esclusivamente politiche ma per il controllo dell’immenso Giacimento di risorse primarie in una fase di decrescita post pandemica e per la risistemazione definitiva delle cesure territoriali che si erano consumate in una doppia fase, quella del periodo della destalinizzazione nel ‘56 e nel ‘91 dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica con l’assegnazione all’Ucraina della Crimea ritornata con Putin sotto la sfera russa ma mai definitivamente riconosciuta. La presenza di quasi 25 milioni di cittadini russi all’interno dello Stato Ucraino ha reso plausibile l’azione di forza di Putin e la disponibilità al dialogo ed al negoziato sui punti territoriali da parte di Zelensky finiscono per assecondare sul piano politico l’atto di forza militare russo. Altre sono le gravi implicazioni e conseguenze del conflitto, la frattura che si è aperta fra l’Occidente Europeo e l’autocrate di Mosca, Il nuovo scontro di civiltà alle nostre porte che ha riproposto in termini Nuovi il quadro di separazione e di incomunicabilità della Guerra fredda aggravato dall’interdipendenza economica ed energetica fra l’Europa e la federazione russa.più che il rischio dell’allargamento del conflitto in termini militari quello che in prospettiva non può non preoccupare è il riproporsi di questo schema divisorio, dove valori ed interessi fra l’Occidente e la Cina e la Russia sono sempre più distanti e configgenti; non sarà facile rigenerare il clima di fiducia e confidenza che per anni ha contraddistinto il rapporto fra molte capitali europee e Mosca. La condanna delle nostre opinioni pubbliche alle azioni di Guerra efferate che sono entrate nelle nostre case rende ostile il regime russo che si è ricollegato con evidenza alla lunga stagione del terrore seguita alla Rivoluzione di ottobre, come se il tempo non fosse passato e dagli errori della storia non si fosse abbastanza appreso. Noi per parte nostra dobbiamo mantenere alto il profilo democratico, evidente la cornice pacifica ed esclusivamente difensiva dell’alleanza militare che abbiamo sottoscritto l’indomani della seconda guerra mondiale, prepararci ad una forma difensiva ed una capacità di intervento europeo, che non suoni una minaccia per nessuno, come la stessa adesione che alcune repubbliche ex sovietiche hanno domandato all’Unione Europea deve essere considerata un’opportunità di espansionismo economico e non una minaccia verso nessuno. Il mondo libero e democratico deve vincere la propria sfida di persuasione mantenendo saldi principi per i quali le nostre democrazie rappresentano un livello più compatibile rispetto ai nuovi autoritarismi, ai nuovi nazionalismi che stanno crescendo agevolati da una globalizzazione esplosa senza regole che esalta le diversità e la competizione al posto della Interdipendenza, della coesione e della solidarietà fra i popoli.