Si sta chiedendo un prestito iniziale di 800 miliardi di euro ai cittadini della Comunità Europea per una difesa comune. Un termine generico che, se andassimo in banca per un affidamento, ci caccerebbero senza nemmeno farci accomodare. Infatti, quando andiamo in un Istituto di Credito per un mutuo, vogliono giustamente vedere il progetto, quali materiali verranno utilizzati, chi è il costruttore, chi l’architetto, e infine uscirà un perito che, fatte le dovute verifiche, preparerà una relazione per la commissione bancaria, la quale si riunirà appositamente per un controllo finale e, visti i documenti e certificata la validità dell’iniziativa, oltre all’affidabilità del responsabile, si riserverà di concedere il prestito. Invece, gli 800 miliardi richiesti agli europei per una “difesa comune” sono un atto di fede. Noi dovremmo indebitarci rinunciando a parte delle spese mediche, della scuola, oltre a quelle ancora più importanti per la ricerca, sulla fiducia di un gruppo dirigente europeo capeggiato dalla Presidente Von der Leyen. Abbiamo parlato di fiducia, perché all’interno della parola “armiamoci” non c’è nessun progetto, tantomeno un responsabile. Attualmente ogni Paese dell’Unione Europea ha il proprio esercito, in molti casi diverso da quello della Nazione confinante, aerei da combattimento differenti, navi acquistate nel tempo un po’ qua e un po’ là, e infine droni e mine comprati, si fa per dire, nei supermarket del mondo dai migliori offerenti. E poi, scusate, altra cosa da chiarire: cosa ne facciamo di tutta la gerarchia degli ufficiali che comandano i militari nei rispettivi Paesi? Affidiamo il comando un mese a ciascuno? E in caso di guerra, chi deciderà se premere quel fatidico bottone rosso nucleare che gentilmente ci viene offerto dalla Francia? Apparentemente, in America e in Russia, oggi si identifica con Donald Trump e Vladimir Putin. Noi affidiamo la valigetta alla Presidente Von der Leyen che, sentiti i 27 capi di stato e di governo dell’Unione, dice: “Qui è una settimana che vi cerco, siamo sottoposti a un bombardamento nucleare della Madonna: cosa faccio? Schiaccio il bottone?” E magari, mentre sta per premere, arriva trafelato l’Angelo Bonelli germanico di turno che dice: “Fermi tutti, con le radiazioni facciamo un danno ambientale irreparabile.” È dunque questo l’esercito europeo che vogliamo? Fermiamoci un attimo: non sarebbe opportuno contare fino a dieci e, passato il trauma dell’altolà del Presidente degli Stati Uniti alla NATO, forse rimandare la decisione in attesa di avere le idee più chiare? Il suggerimento più opportuno sarebbe quello, intanto, di chiedere cosa fare ai cittadini europei che finanziano l’impresa. E, a seguire, studiare un nuovo piano dettagliato senza riesumare quello vecchio, come abbiamo fatto noi italiani con il Covid. Ed infine, con un progetto esecutivo, parlare a tutti noi 500 milioni di europei e convincerci della necessità assoluta dell’investimento. Altrimenti, è un po’ come comprare una macchina senza avere la patente, e quando poi l’abbiamo presa elettrica, saremo di nuovo passati alla benzina e ci troveremmo con un’auto vecchia senza averla mai utilizzata.
Se invece, per cause che ci sfuggono, si vogliono trasferire questa montagna di miliardi a persone a cui devono essere devoluti per motivi di assoluta sicurezza continentale, e noi ignoranti rimanere ignoranti…è importante saperlo.