Zelensky e il popolo ucraino hanno il sacrosanto diritto di difendersi da un’invasione che a gennaio entrerà nel suo quarto anno. Quattro anni di attacchi, distruzioni e sofferenze che hanno causato decine di migliaia di morti tra i civili. È un conflitto che ha cambiato l’Europa, anche se molti fingono di non accorgersene. Zelensky ha il diritto di resistere e anche di contrattaccare. E ha diritto a ricevere aiuti militari, senza l’ipocrisia di chi fornisce armi salvo poi porre condizioni sull’uso che se ne può fare. L’Europa vende, incassa, ma pretende che quelle stesse armi non siano usate contro l’aggressore. Un controsenso che rivela una certa fragilità morale e strategica. Zelensky, al netto delle critiche, resta il leader legittimo e necessario dell’Ucraina in guerra. Al momento non esiste un’alternativa credibile. Perché mai dovrebbe farsi da parte per lasciare spazio a figure più “moderate” o “compiacenti”? Ha dimostrato capacità di governo, determinazione e una resistenza personale fuori dal comune. È forse per queste qualità che in Europa si discute su quanto sia giusto appoggiarlo? Eppure il suo esempio dovrebbe far riflettere molte classi dirigenti europee, spesso in affanno davanti a crisi ridicole a confronto. L’Ucraina, anche per via della resistenza mostrata, è ormai una nazione amica e partner potenziale dell’Occidente. Quando la guerra finirà andrà sostenuta con progetti di ricostruzione, cooperazione economica e scambi culturali. L’ingresso nell’Unione Europea e in altre istituzioni internazionali non può più essere un tabù. Sarebbe un riconoscimento politico e simbolico, oltre che un atto di giustizia verso un popolo che ha pagato un prezzo altissimo. Detto questo esiste una soglia che non va superata. Zelensky non può spaventare i cittadini europei lanciando continui allarmi su un’imminente invasione russa. Sono toni che rischiano di alimentare la paura senza rafforzare la solidarietà. La Russia viola da anni lo spazio aereo NATO, lancia provocazioni, usa la guerra ibrida, ma non per questo si può parlare ogni giorno di un’escalation imminente. L’emotività è comprensibile, l’allarmismo meno. Saremo sempre al fianco dell’Ucraina, ma il Presidente Zelensky non può dettare la linea strategica dell’Occidente né trasformare ogni esitazione in un tradimento. La guerra è ancora in corso e il suo esito, fuor d’ipocrisia, prevedibile. Anche se nemmeno chi la combatte in prima linea può trarne ancora conclusioni definitive. Una cosa però è chiara: l’Europa deve restare unita, ferma nella difesa dei propri valori, ma anche lucida. Senza catastrofismi pretestuosi. Con realismo. Per questo è fortemente auspicabile che non dia ascolto agli allarmi lanciati da Zelensky, utili solo ai produttori di armi. E a quanti cercano visibilità: “il drone l’ho visto prima io, a 10 metri dal confine NATO, e aveva la faccia di Putin. Ne sono certo. Quasi certo”
Zelensky e i suoi appelli all’UE: fino a che punto siamo in pericolo?