“Baci a abbracci a Roma per Felipe Gonzáles, spagnolo di 35 anni, segretario generale del PSOE: Partido Socialista Obrero Español”, così esordisce lo speaker del notiziario cinematografico dell’Istituto Luce, andato in onda nel 1977 per la cronaca – di circa tre minuti – della visita ufficiale del leader socialista spagnolo in Italia. “Gonzáles, con le sue 35 primavere, è il più giovane dei leader politici circolanti oggi in Europa”, continua la voce narrante mentre le immagini in bianco e nero mostrano l’andaluso impegnato in una conferenza stampa a Roma, prima tappa del suo viaggio italiano. “Già nella clandestinità, ai tempi di Franco, il suo socialismo non si perdeva nei rancori del passato: guardava invece al futuro, al voler una Spagna post-franchista democratica e inserita a pieno titolo in Europa”, illustra il notiziario calando certamente l’attività politica del giovane leader spagnolo in un contesto di difficile transizione verso la democrazia. Gonzáles non aveva vissuto – per ragioni anagrafiche – la guerra civile spagnola che, quattro decenni prima, aveva devastato il suo Paese; aveva però visto terminare, con la morte del dittatore Francisco Franco avvenuta due anni prima, i quattro decenni di dittatura liberticida condotta dal tristemente noto “caudillo”.
Lo scopo primario di quella visita in Italia fu perorare la causa dell’adesione della Spagna alla CEE, la Comunità Economica Europea, nata venti anni prima con la sottoscrizione del Trattato di Roma ad opera di Belgio, Francia, Germania Ovest, Italia, Lussemburgo e Paesi Bassi. La visita di Gonzáles è quindi proseguita a Venezia: qui, accompagnato dal segretario del PSI Bettino Craxi, il leader spagnolo ha partecipato al Festival dell’Avanti. “Molta gente, una selva di pugni chiusi”, è il commento dello speaker del notiziario che non manca di sottolineare un dato fornito dallo stesso Craxi: l’Europa dell’epoca era a maggioranza socialista, con più del 30% dei voti complessivi. Questa testimonianza storica, fornita da un Paese a noi vicino come la Spagna, dovrebbe servire a riflettere su due elementi quanto mai attuali. Dapprima bisognerebbe rimarcare che una transizione democratica fu possibile, e avvenne in tempi relativamente rapidi, grazie alla tenacia e alla volontà ferrea di un popolo di riacquistare la libertà, se consideriamo che in un solo decennio la Spagna passò da una dittatura atroce alla piena adesione a un’Europa democratica; in secondo luogo bisognerebbe analizzare quanto un socialismo moderno, seppur restando fedele ai suoi valori fondanti, possa essere motore politico e volano nel presente e nel futuro dell’Europa – che ne fu culla per eccellenza – esattamente come ebbe modo di evidenziare proprio Craxi in occasione della visita di Gonzáles.
Con il motto “apprendere dal passato e contribuire al futuro”, la Fundación Felipe Gonzáles conserva nel proprio sito web istituzionale un archivio nel quale sono stati digitalizzati documenti d’epoca sull’attività dell’ex segretario generale del PSOE. Tra i diversi contributi – testuali, fotografici e audiovisivi – molto interessanti sono diverse foto che ritraggono il compianto leader socialista italiano, Bettino Craxi, durante conferenze stampa e incontri ufficiali avuti proprio con Gonzáles in Spagna. Il materiale fotografico si colloca per lo più in un periodo temporale compreso tra gli inizi e la metà degli anni ’80. Alcune immagini mostrano Gonzáles insieme a Craxi ma anche ad altri due leader socialisti europei di spicco dell’epoca: Mário Soares, segretario generale del Partito Socialista di Portogallo, e Andreas Papandreu, presidente del Movimento Socialista Panellenico (PASOK). Altre immagini, della fine degli anni ’80, testimoniano il successo della politica estera spagnola ormai parte integrante della Comunità Europea e pronta a gettare le basi per diventare ciò che è oggi: un Paese che ha saputo valorizzare i diritti civili e sociali al punto da diventare sicuramente un riferimento in Europa. Corre l’obbligo di rimarcare che, nel corso dei decenni, la Spagna ha avuto leader lungimiranti e progressisti: da Luis Zapatero fino all’attuale Pedro Sánchez. Tornando all’archivio, due “foto di famiglia” sono particolarmente significative in questo senso: quella del 12 giugno 1985, riguardante la firma del Trattato di Adesione della Spagna alla CEE, e quella del 10 dicembre 1990, riferita alla riunione dei leader dell’Unione dei Partiti Socialisti della Comunità Europea (UPSCE). La metà degli anni ’80 fu significativa per l’apertura dell’allora CEE al “versante sud”: cinque anni prima era entrata la Grecia e dal gennaio 1986 si spalancarono definitivamente le porte anche per Spagna e Portogallo. Era la cosiddetta Europa dei dodici.