Cronaca

L’Università di Padova, ottocento anni di una storia gloriosa

Di Didier Descouens - Opera propria, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=57752016

Era il 1222 quando un gruppo di docenti della Università di Bologna, vessati dagli studenti, decisero di lasciare la città e di trasferirsi a Padova, città viva non lontana da Venezia, capitale della Serenissima Repubblica e città con ampie relazioni internazionali. L’università vide subito l’afflusso di studenti di famiglie prestigiose da ogni parte d’Europa e di studiosi di grande prestigio. Matematica, medicina, fisica e letteratura furono oggetto di studio e insegnamento. Anche il sommo poeta Dante Alighieri vi soggiornò per un breve periodo. La medicina, l’anatomia e la chirurgia ebbero grandi cultori come Fallopio e Fabrici d’Acquapendente, che realizzò il primo teatro anatomico del mondo ancor oggi visitabile. Anche le scienze fisiche e matematiche ebbero grandi maestri come Galileo Galilei, che insegnò per diciotto anni e che non poco contribuì allo studio della matematica e dell’astronomia, essendo per questo oggetto di sanzioni da parte della Chiesa Romana. A Galilei, riconosciuto insigne scienziato, la Serenissima assegnò un’indennità pari a quella del Doge. A Padova più che altrove si appercepì il legame tra libertà e ricerca scientifica, così l’ateneo si diede un motto che l’accompagnerà nei secoli: Universa Universis Patavina Libertas. Nel 1629 l’Università darà la laurea alla prima donna nel mondo. Sarà una laurea in filosofia alla veneziana Elena Lacrezia Piscopia dopo un duro contenzioso con la curia. Nel 1637 il Senato della Serenissima Repubblica votò una legge che definì l’Università di Padova istituzione della Repubblica. Sarà così il primo ateneo di uno Stato nella penisola e nominerà tre senatori per la sua amministrazione. Sarà questo un grande riconoscimento del valore sociale e culturale dell’ateneo. Con le dominazioni straniere nel Veneto l’ateneo conserverà e affermerà sempre la propria identità culturale italiana come dimostrò la rivolta studentesca dell’otto febbraio 1948 contro la dominazione austriaca. A Padova si formeranno grandi personaggi della letteratura come Foscolo e Goldoni. L’ateneo patavino, aperto alla scienza e alla cultura dell’Europa vedrà illustri personaggi di altri paesi nelle sue aule. La presenza di Albert Einstein ne è la prova. Nel Novecento l’ateneo patavino mal sopporta l’avvento del fascismo e la negazione delle libertà nel Regno d’Italia. La coscienza critica che è l’essenza della ricerca scientifica lentamente si rivolta e rifiuta il potere assoluto del regime. A Padova l’ateneo diviene la culla dell’antifascismo in Veneto. Il 9 novembre del 1943, con l’inaugurazione del Settecento ventiduesimo anno accademico, il rettore Concetto Marchesi terrà un celebre discorso antifascista che resterà nella storia. Nell’Istituto di Farmacologia troverà sede il gruppo dirigente veneto del Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia (CLNAI) con Egidio Meneghetti, Enrico Opocher, Lanfranco Zancan, Norberto Bobbio e molti altri e li ci sarà la regia della Resistenza alla occupazione nazifascista. Per il contributo dato alla lotta di liberazione l’Università di Padova sarà l’unico ateneo in Italia decorato di medaglia d’oro al valor militare con la seguente motivazione: «Asilo secolare di scienza e di pace, ospizio glorioso e munifico di quanti da ogni parte d’Europa accorrevano ad apprendere le arti che fanno civili le genti, l’Università di Padova nell’ultimo immane conflitto seppe, prima fra tutte, tramutarsi in centro di cospirazione e di guerra; né conobbe stanchezze, né si piegò per furia di persecuzioni e di supplizi. Dalla solennità inaugurale del 9 novembre 1943, in cui la gioventù padovana urlò la sua maledizione agli oppressori e lanciò aperta la sfida, sino alla trionfale liberazione della primavera 1945, Padova ebbe nel suo Ateneo un tempio di fede civile e un presidio di eroica resistenza e da Padova la gioventù universitaria partigiana offriva all’Italia il maggiore e più lungo tributo di sangue». Infatti, il contributo dell’Università di Padova fu di 116 vite umane di cui 107 furono gli studenti. Concludendo possiamo dire che l’ateneo patavino è un’istituzione di cui l’Italia può essere davvero orgogliosa. Oggi con sessantamila studenti e oltre duemila cinquecento docenti è uno dei grandi atenei italiani ed è quello con il maggior numero di studenti stranieri che vi giungono da tutto il mondo. Il prossimo 19 marzo sarà il presidente della Repubblica Italiana Sergio Mattarella ad inaugurare l’ottocentesimo anno accademico, otto secoli di impegno per un mondo migliore. Davvero un grande traguardo.

 

Fabrizio Ferrari