Cronaca

Abilitazione forense 2020 VS Covid19

Nel mezzo della pandemia globale, che in Italia ha previsto tutele straordinarie alla salute pubblica, il 15,16 e 17 Dicembre 2020 si affronterà l’esame abilitante alla professione forense.

A quali condizioni non è dato saperlo, il Ministro della Giustizia Alfonso Bonafede interrogato più volte  nicchia sul tema.

Nel frattempo il ministero dell’università e della ricerca ha dato atto del fatto che le lauree magistrali sono abilitanti e, pertanto, non necessitano di ulteriori e farraginosi step. Gli stessi, oltre ad aggravare l’inserimento nel mondo del lavoro, creano ulteriori oneri a carico delle famiglie.

Mentre l’economia globale vacilla ed i costi della vita non accenno a diminuire, basta controllare le bollette in arrivo in queste settimane, viene da chiedersi quale sia il ruolo delle università se, anche per correggere le votazioni di manica larga, si ricorre ad un esame definito già da tempo una “roulette russa”.

 

Nel 2019 il trend dei laureati in giurisprudenza che hanno scelto il percorso professionale iscrivendosi all’esame scritto è stato negativo.

Troppo alti i costi di tempo, denaro e psicologici. Confrontando i numeri, e gli unici disponibili sono parziali ed incompleti, dal 2012 al 2017 i candidati che hanno partecipato alla prova scritta di tre giorni sono passati dai 33.523 del 2012 ai 24.388 del 2017.

Osservando gli ammessi alla fase orale, inoltre, si raggiungono percentuali ancora più basse dove, con riferimento alla sessione 2019/20, solamente il 35% dei candidati è arrivato a sedersi innanzi la commissione giudicante l’esame orale.

Col crescere costante dei contagi da Covid 19 però, è aumenta anche l’agitazione degli aspiranti legali. Fra meno di una mese gli scritti per l’Esame di Stato all’abilitazione per l’esercizio della professione forense.

I giovani praticanti sono preoccupati. Non ci sono le condizioni per sostenere l’esame con le nuove e necessarie precauzioni.

Fino ad oggi, infatti, l’esame sarà alla vecchia maniera. Centinaia di ragazzi, a Napoli sono previste circa 4500 persone, saranno costretti in sedi insalubri, poco ventilate e sovraffollate. Per per tre giorni, inoltre, sarà necessario utilizzare le mascherine per circa 10-12 ore al giorno, e forse anche i guanti.

Inaccettabile se si considera che stiamo parlando di una “semplice” abilitazione.

Varie problematiche sorgono in capo allo svolgimento delle prove, dall’essere essere potenziali super-diffusori (per gli asintomatici) all’essere vittime di focolai indotti.

Lo scenario peggiore, però, si avrà nei giorni di Natale, dove si rischia di porre in serio pericolo i parenti più intimi con le connesse reti sociali.

 

La situazione è una bomba ad orologeria.

A causa degli scenari peggiori causati dall’emergenza sanitaria in corso, il bando di abilitazione contenuto nel decreto 14 settembre 2020 (G.U. del 15/9/2020) ha previsto all’articolo 8 che un successivo decreto ministeriale, che verrà pubblicato sulla G.U. del 27 novembre 2020, individui le “eventuali misure disciplinanti l’accesso e la permanenza alle sedi concorsuali, al fine di garantire il rispetto delle vigenti disposizioni volte a prevenire il contagio da Covid-19”.

L’attesa logora.

Anche per questo motivo l’Unione praticanti avvocati (Upa) e l’Associazione italiani praticanti avvocati (Aipavv) chiedono l’esame orale abilitante, oltre ad una riforma complessiva dell’accesso alla professione.

Sulla riforma dell’esame d’avvocato, seppur lentamente, qualcosa comincia a muoversi.

È stato infatti assegnato alla Commissione giustizia, in sede redigente, il Ddl di iniziativa parlamentare della senatrice Alessandrina Lonardo (gruppo Misto) recante “Modifiche alla legge 31 dicembre 2012, n. 247, in materia di accesso alla professione forense e all’esercizio della professione”.

La riforma prevede soltanto un prova scritta – nessun orale -, che si svolgerà due volte l’anno. La prova, da svolgere in un’unica giornata, consiste nella soluzione di novanta quesiti a risposta multipla, adeguandosi alle realtà europee d’avanguardia.

 

Il tempo stringe e le terapie intensive sono già al collasso.
In quelli che si prospettano anni di Covid 19 la riforma in fase di studio in commissione risulta praticabile e sicura, già da quest’anno.
Bisogna, però, fare presto e bene.

 

Antonio Catania Musmeci