“Eravamo poco più che ragazzi negli anni sessanta: il sindacato ci apparve come l’angelo vendicatore della condizione operaia. Ci sentivamo da una parte sola, la parte dei lavoratori; sognammo l’immagine di un sindacato capace di rovesciare quanto di vecchio, di ambiguo, ingiusto si annidava sotto la crosta della società. Credemmo al fascino delle parole, pensammo che uno slogan bastasse a rovesciare il mondo”.
Ecco come dopo l’assassinio di Walter Tobagi Aldo Forbice mi propose, all’inizio degli anni ottanta, di istituire il Premio Tobagi, da destinare a giornalisti, sindacalisti e uomini di cultura per onorare il ricordo del nostro amico del Corriere della Sera.
Aldo era già allora il Direttore de Il Lavoro Italiano il settimanale della UIL; era uno dei miei più affezionati collaboratori. Era un giornalista che veniva dalla gavetta. Aveva iniziato a scrivere all’Avanti di Milano, aveva collaborato con la componente socialista della CGIL (Mosca, Didò, Verzelli, Boni), aveva seguito sempre da vicino le vicende sindacali dei metalmeccanici e mi aveva raggiunto quando divenni segretario generale della UIL.
Era un giornalista colto, raffinato, competente, piacevole, amabile, affidabile. Aveva carattere. Un carattere fermo, deciso, risoluto. Era nello stesso tempo “un homme de plume e d’èpais”. Amava citare Pablo Neruda: ”la speranza ha due bellissimi figli, lo sdegno e il coraggio. Lo sdegno per la realtà delle cose; il coraggio per combatterle”.
Rivoluzionò la comunicazione della UIL. Curò molto l’immagine del sindacato. Il Lavoro Italiano cambiò spesso impostazione; durante i congressi nazionali della Confederazione aveva addirittura cadenza giornaliera. Non sfigurava al confronto con i settimanali della CISL e della CGIL.
Alla fine degli anni ottanta varò il mensile Lavoro e Società, una rivista di grande qualità: aveva un inserto storico, realizzava sondaggi, conteneva rubriche ricche di notizie e saggi sull’economia, sulla politica, sul sociale in Europa e a livello internazionale.
Aldo realizzò anche campagne di stampa a sostegno delle iniziative della UIL. Tra l’altro, in collegamento con il mondo artistico, venne fatta una mostra a Perugia per finanziare la campagna del Professor Aiuti per combattere l’AIDS e per sostenere la Comunità di San Patrignano di Vincenzo Muccioli e la Comunità “Incontro” di Don Pierino Gelmini.
Importante fu la mostra itinerante nelle varie città italiane a sostegno di Solidarnosc e la campagna per il conferimento del Premio Nobel a Walesa.
Aldo Forbice inaugurò anche uno stile nuovo nel raccontare la Storia.
È stato autore di tanti libri sulla storia del sindacato in Italia ed in Europa: “Matteotti, Buozzi, Colorni: perché vissero, perché vivono”; “Sindacato e riformismo. Bruno Buozzi, scritti e discorsi”; “L’Autunno caldo 10 anni dopo, 1969-1979”; “Austerità e democrazia operaia. Intervista a Giorgio Benvenuto”; “I bugiardi del Fisco. Evasori e tartassati”; “I socialisti e il sindacato”; “La forza tranquilla. Bruno Buozzi sindacalista riformista”; “Testimone scomodo. Walter Tobagi. Scritti scelti 1975-1980”; “Robot, computer e nuovi operai”; “Sindacato verde”; “Sindacato e terzo polo”; “Il polso della gente. Quattro anni di sondaggi (1986-89); “Fuori dal coro”.
Era molto amico di Ugo Attardi con il quale progettò l’erezione di un monumento davanti la sede della UIL in Via Lucullo, per ricordare i martiri della Resistenza.
Era intransigente sui valori della libertà e dell’eguaglianza. Ammirava Ignazio Silone. Aveva collaborato con la Fondazione a lui intestata. Aveva efficacemente polemizzato con i comunisti. Ricordava con orgoglio le battaglie fatte da Ignazio Silone per l’emancipazione dei contadini.
Amava ricordare quanto Silone aveva scritto nel suo libro “Fontamara”: “In capo a tutti c’è Dio, padrone del cielo. Questo ognuno lo sa. Poi viene il principe Torlonia, padrone della terra. Poi vengono le guardie del principe. Poi vengono i cani delle guardie del principe. Poi nulla. Poi ancora nulla. Poi ancora nulla, Poi vengono i cafoni”.
I suoi libri, i suoi saggi, i suoi manuali sono stati pensati e predisposti per i lavoratori; non sono stati scritti, come spesso avviene, per gli esperti e per gli studiosi di cose storiche. Sono libri agili, emozionanti, ricchi di pathos, pieni di umanità, densi di passione.
Aldo amava Bruno Buozzi, un sindacalista riformista, un socialista della scuola turatiana, un uomo di altri tempi, lucido e rinnovatore, pioniere autentico dell’autonomia, dell’unità e della democrazia del sindacato.
Aldo aveva vissuto nella cosiddetta “seconda Repubblica” con disagio la decadenza della politica e lo scadimento della democrazia. Era abituato a scavare, a confrontare, ad interpretare il dibattito nella società e nella politica. Lo faceva sempre con tenacia, si irritava invece per il comportamento frettoloso e distratto dei suoi interlocutori. Aborriva il dilagare delle fake news e delle postverità. Si irritava nel sentire nei talk show i partecipanti parlare solo per sbraitare, per arringare, per mentire, per insultare. Non aveva torto. Aveva ragione. La prova regina è Zapping, la trasmissione radio che ha condotto per 18 anni. E’ stato un grande successo. La Fondazione Buozzi è stata sommersa dai messaggi di condoglianze che i suoi ascoltatori hanno inviato in questi giorni appena si è saputo della sua improvvisa scomparsa.
Aldo non c’è più. Ma è entrato e resterà nella storia.
Aldo in uno dei suoi ultimi libri “Fuori dal coro” è inflessibile nel suo giudizio sulla decadenza dell’Italia e dell’Europa: “se la libertà è oggi umiliata ed incatenata non è perché i suoi nemici hanno usato il tradimento ma lo è perché i suoi amici hanno dato le dimissioni”.
Si adatta ad Aldo quello che scrisse a suo tempo George Orwell “se la liberà vuol dire veramente qualcosa, allora deve esserci il diritto, anzi il dovere di dire alla gente anche quello che non vuole sentire”.
Era un socialista vero. Era un riformista. Non era un agitatore. Vedeva, prevedeva e incitava il sindacato a provvedere facendo sul serio le riforme.
“I miti si stemperano nella riscoperta di una verità antica come la storia dell’uomo. – scriveva assieme a Walter Tobagi – Non sono le parole tonanti ma i comportamenti di ogni giorno che modificano le situazioni, danno senso all’impegno sociale: il gradualismo, il riformismo, l’umile passo dopo passo sono l’unica strada percorribile per chi vuole elevare per davvero la condizione dei lavoratori”.
Indimenticato. Indimenticabile. Ecco come Aldo è nel mio cuore.
Giorgio Benvenuto