Cronaca

Europa e migranti: si riaccendono le crisi mai sopite

Dal 6 gennaio tutte le ONG al confine tra Polonia, Lituania e Bielorussia sono state diffidate dal proseguire qualunque intervento di soccorso ai migranti bloccati al confine. Notizia passata in sordina, ma che rappresenta un primo duro scoglio per la Francia, a sua volta già impegnata in una crisi simile nella Manica, e da poco chiamata a presiedere il Consiglio dell’Unione Europea. Intanto l’eredità lasciata al Parlamento europeo dal compianto David Sassoli è di netto accoglimento dell’idea di accoglienza, idea che non sembra essere nelle corde francesi ultimamente.

E poche ore fa la Danimarca ha approvato una legge interna che ha fatto gongolare tutta la Destra europea: una legge che gli europeisti hanno già dichiarato completamente contraria alle norme UE per l’accoglienza dei migranti e la gestione dei richiedenti asilo. Le acque tra pro e contro un’Europa inclusiva e umanitaria sono nuovamente smosse, e tutto lascia intendere che lo resteranno a lungo.

Nonostante il dilagare dell’ondata pandemica, infatti, altre onde continuano ad abbattersi su chi cerca di raggiungere l’Europa in condizioni troppo spesso inadeguate. I dati registrano numeri in costante aumento: da gennaio a luglio 2021 gli attraversamenti illegali delle frontiere sono stati oltre 85mila, il 66% in più rispetto allo stesso periodo del 2020. Un trend confermato per tutto il l’anno, con 184mila arrivi irregolari stimati da Frontex nei primi 11 mesi del 2021, in aumento del 60% rispetto al 2020. I decessi in mare sono raddoppiati: nel periodo da gennaio ad agosto 2021, infatti, si contano 1.904 morti o dispersi rispetto ai 954 nel 2020. Inoltre il Covid non si è limitato a cancellare queste comunità dall’agenda pubblica, ma le anche colpite in modo sproporzionato con effetti non solo sulla salute ma anche sulle lungaggini burocratiche imposte ai richiedenti asilo.

Fonti locali aggiornano la situazione nel teatro drammatico della frontiera tra Bielorussia e Polonia: i migranti presenti sul territorio sono circa 7mila e la crisi è ben lontana dal cessare. Solo una settimana fa il portavoce di Medici Senza Frontiere annunciava: “siamo costretti a concludere l’intervento in Polonia a causa del continuo rifiuto delle autorità polacche di concedere l’accesso all’area di confine con la Bielorussia, dove gruppi di persone sopravvivono a temperature inferiori allo zero, con un disperato bisogno di assistenza medico-umanitaria”. Il fallimento è arrivato dopo solo tre mesi dall’invio di un’équipe d’emergenza sul posto. Oggi alle ONG e alle associazioni di volontariato è proibito l’accesso all’area di confine in Polonia, quindi è in gran parte la popolazione locale ad assistere i migranti. Alcuni volontari sono stati denigrati e intimiditi, e le loro proprietà sono state distrutte pur di impedire loro di fornire assistenza. Anche gli abitanti della regione stanno pagando a caro prezzo questa situazione. Ad agosto scorso la Lituania ha modificato le sue leggi per dichiarare che tutte le persone che entrano nel suo territorio possono essere automaticamente riportate al confine, senza esaminare alcuna domanda di protezione internazionale. Una manovra che di fatto ha legalizzato i respingimenti. La Polonia ha adottato identiche misure nel successivo mese di ottobre. Tra agosto e la fine di dicembre sono stati segnalati almeno 21 decessi lungo le zone di confine, sia in territorio UE che bielorusso, ma la cifra reale è molto probabilmente più alta. Un numero imprecisato di persone è bloccato in questi paesi, incapace di muoversi sia in avanti che indietro poiché sia dal lato della Bielorussia che da quello europeo (polacco) viene rifiutato l’ingresso. Alcune persone continuano a nascondersi nelle foreste al confine tra Polonia e Lituania, temendo di essere rimpatriate in Bielorussia e di subire violenze. Circa 600 persone si trovano tuttora in un magazzino a Bruzgi, in Bielorussia. Dal 18 novembre oltre 4000 persone sono state rimpatriate dalla Bielorussia in Iraq e Siria, in condizioni che restano sconosciute.

Sono anche in tanti, sempre di più, a partire da Dunkerque o Calais per arrivare a Dover a bordo di quello che capita: barconi, gommoni o addirittura canoe comprate da Decathlon, ditta che è stata perfino costretta a togliere le canoe dagli scaffali di tutta la Francia settentrionale. Londra e Parigi si sono rimbalzate le accuse: Macron chiede il rafforzamento immediato degli strumenti dell’agenzia Frontex alle frontiere esterne dell’Ue, mentre Boris Johnson si dice “scioccato, disgustato e rattristato” per l’accaduto e chiede a Parigi di “fare di più” contro l’impennata del flusso di migranti verso il Regno Unito.

Di fronte alle emergenze dei flussi eccezionali di migranti o alle costanti minacce sanitarie come quella del Covid, la Commissione europea ha messo sul tavolo una proposta di revisione integrale del Codice di Schengen. Si tratta di una revisione che prevede per gli Stati membri la possibilità di sbarrare le porte ai cosiddetti “movimenti secondari” introducendo controlli ai confini interni. Fonti diplomatiche spiegano che per Paesi come Italia, Spagna o Grecia il tema dei movimenti secondari meglio sarebbe gestito in parallelo a quello dei movimenti primari. L’Italia soprattutto preme affinchè il tema delle redistribuzioni automatiche non sia affrontato in maniera disgiunta. Molto dipenderà dalla Francia, che dal 1° gennaio ha assunto la presidenza di turno dell’Unione per sei mesi, specialmente per concretizzare la portata dei grandi interventi progettati anche finanziariamente per risolvere queste problematiche. A tal fine il bilancio a lungo termine dell’UE 2021-2027, insieme a NextGenerationEU, rappresenta una risorsa combinata da 1074,3 miliardi euro per contribuire a rimediare ai danni economici e sociali causati dal Covid, senza tralasciare nessuno degli argomenti correlati al problema. La quarta rubrica di questo bilancio è infatti destinata al tema migrazioni e gestione delle frontiere, e raccoglie ben 25,7 miliardi di euro di spesa complessiva prevista. Si prevede maggior sostegno sia al rafforzamento delle frontiere esterne, per salvaguardare il sistema di asilo all’interno dell’UE, sia agli Stati membri attivi nella gestione diretta e nell’integrazione dei migranti. In concreto, il piano dovrebbe rafforzare tanto il Fondo Asilo e migrazione (9,88 miliardi di euro), aiutando le singole autorità nazionali ad accogliere i richiedenti asilo e i migranti nel periodo immediatamente successivo al loro arrivo in territorio UE, quanto il Fondo per la gestione integrata delle frontiere (6,24 miliardi di euro) dovrebbe poi alleggerire la responsabilità condivisa di rendere più sicure le frontiere esterne, con larghi finanziamenti agli Stati membri senza ledere la libera circolazione delle persone nell’area Schengen.

Il 9 dicembre scorso il Consiglio dell’Unione Europea ha istituito l’Agenzia UE per l’Asilo, trasformando il già esistente Ufficio europeo di sostegno per l’asilo (EASO) in un’agenzia a pieno titolo. Il Parlamento europeo di David Sassoli, del resto, ne aveva già formalmente adottato il regolamento l’11 novembre. I lavori previsti dall’Agenzia, almeno quelli messi su carta, sembrano dettagliati e lungimiranti. Adesso sarà compito degli uomini chiamati a gestire la cosa riuscire a far sì che la nuova potente macchina funzioni davvero.

 

Lucia Abbatantuono