E’ di questi giorni un’ampia interessante intervista rilasciata alla stampa locale dal Presidente del CAL, Consiglio delle Autonomie Locali, nonché Sindaco di Pinzolo, Michele Cereghini, in cui il suddetto Presidente pone in maniera assai chiara e stimolante alcuni temi fondamentali in seno all’Autonomia Speciale del nostro Trentino e al ruolo svolto al suo interno dai Comuni trentini.
Sono argomenti che mi hanno sempre interessato e coinvolto, direttamente e indirettamente, da pubblico amministratore, in particolare del secondo Comune del Trentino, ovvero di Rovereto.
Il Presidente Cereghini ha toccato più temi: dall’assetto istituzionale ai concetti di autonomia e di partecipazione, dal rapporto tra la PAT e i Comuni in seno all’urbanistica, dalle risorse finanziarie allo sviluppo economico e all’emergenza casa, dal patrimonio pubblico identificato nell’acqua alla produzione energetica, solo per fare alcuni esempi.
Da tutto ciò, mi permetto dare voce a quattro brevi semplici riflessioni.
Ma pongo subito un’opportuna premessa.
Da tempo si ipotizza una revisione dello Statuto di Autonomia della Provincia di Trento. Il nostro Statuto è Legge di valenza costituzionale, anche se nei decenni è stato “alleggerito” l’iter di un suo possibile aggiornamento. L’obiettivo è avere nuove competenza primarie, accompagnate da maggiori risorse finanziarie. È materia assai delicata. L’Autonomia Speciale del Trentino è posta sempre più sotto una lente d’ingrandimento assai “pericolosa”, sia nazionale (vedi la dimenticanza della Premier Meloni in Parlamento nel citare il Trentino!), che locale (leggiamo di una futuribile macro Regione con Veneto e Lombardia!). Qualche rischio che la nostra Autonomia Speciale sia “ridotta” c’è. Contrariamente a quella dei cugini dell’Alto Adige Sudtirol, capaci sempre di far valere a Roma, a Vienna e a Bruxelles le loro conquistate prerogative autonomistiche.
I principi su cui Degasperi e Gruber hanno costruito la nostra Speciale Autonomia si sono alquanto sbiaditi e affievoliti. Inoltre, le troppe risorse hanno forse un po’ “ubriacato” noi trentini. Lo sviluppo economico e sociale e, quindi, la nostra capacità di creare ricchezza e benessere, hanno conosciuto in questi ultimi anni un significativo rallentamento. La qualità dei nostri servizi “pubblici” non è più ai vertici delle classifiche nazionali.
Aggiungiamo il malcontento dei Sindaci dei Comuni trentini, sempre più alle prese con risorse finanziarie calanti e con strutture amministrative sempre più ridotte all’osso. Questo vale soprattutto per i molti piccoli Comuni. E chi ne paga le conseguenze è sempre il cittadino. Quando ad un Comune mancano i denari vengono meno la qualità dei servizi e gli investimenti. Quando ad un Sindaco manca il personale, è costretto a chiedere alla Provincia o ad un collega “più grande” l’aiuto necessario.
Da qui nasce la mia prima riflessione, avente ad oggetto l’assetto e il ruolo dei Comuni trentini. Il nostro Trentino ha una popolazione di poco più di 530 mila abitanti, distribuita su un territorio di 6.207 km quadrati, da cui ne consegue una densità di popolazione di 85 abitanti per km quadrato. I Comuni trentini sono 166. Nel mentre il vicino Alto Adige Sudtirol ha un’estensione di circa 7.398 km quadrati, una popolazione di circa 520 mila persone, una densità di 72 abitanti per km quadrato e si divide su 116 Comuni, ovvero ben 50 in meno del Trentino. Ritengo responsabilità della politica trentina affrontare al più presto il tema della riduzione del numero dei nostri Comuni, al fine di renderli più forti finanziariamente e più capaci di rispondere alle esigenze dei nostri concittadini. Non è un tema facile, può innescare gelosie e storici “mal di campanile”, ma si deve guardare alle esigenze delle nostre comunità. Non credo che l’Alto Adige Sudtirol sia un brutto esempio di politica comunitaria. La conformazione delle due Province Autonome di Trento e di Bolzano comporta una conduzione politico – amministrativa non sempre facile. Basti pensare alle difficoltà di gestire su un tale territorio alpino servizi primari quali la sanità, l’istruzione, il pubblico trasporto, i rifiuti urbani, la produzione e la distribuzione dell’energia elettrica e dell’acqua. Le due Province offrono un modello certamente positivo, ma sempre migliorabile.
Le risorse a disposizione della Provincia Autonoma di Trento non sono poca cosa, anzi. Forse, in molti casi comunali, andrebbe ridotta la parte corrente della spesa, in favore gli investimenti. La Provincia di Bolzano dispone di un bilancio di oltre sette miliardi di euro, frutto di una politica lungimirante in favore di una sana economia alpina innovativa, in termini tecnologici e turistici. Oltre un miliardo in più rispetto alla Provincia di Trento.
E’ qui che noi trentini dobbiamo essere onesti. Ad esempio, i 166 Comuni del Trentino sono tutti alla stessa maniera forti e affidabili finanziariamente? Hanno tutti un organigramma confacente alle attese dei loro cittadini? Vi sono Comuni che scarseggiano di personale operativo e di risorse economiche, e tutto a scapito della qualità della vita in quei Comuni. 50 Comuni in più dell’Alto Adige Sudtirol servono? Dobbiamo fare un passo indietro ora, per farne poi dieci tutti assieme in avanti. I due livelli istituzionali, Provincia e Comuni, sono più che sufficienti. Ricordiamoci le parole di Alcide Degasperi, al fine di ottenere e di mantenere in futuro la nostra Autonomia Speciale:”….dobbiamo essere sempre capaci di fare meglio di altri con minori risorse….”.
Seconda riflessione: sul tema dell’energia idroelettrica prodotta in Trentino avrei molto da dire, stante la mia esperienza, lo scrivo con sincera modestia. Il Presidente Cereghini afferma che i Comuni dovranno essere sempre più protagonisti. Più che giusto. Ma gli ricordo che quando Rovereto e Trento unirono le loro Aziende nella seconda metà degli Anni ‘90 in Trentino Servizi, lo fecero per dar vita progressivamente ad una realtà industriale a controllo pubblico di sistema per l’intero Trentino. Con l’allora Presidente di ASM di Rovereto, il compianto ing. Sergio Zanon, ebbi l’onore di visitare molte Amministrazioni comunali trentine, per invitarle a far parte dell’iniziativa societaria, ottenendo pochi sì ma soprattutto molti no. Mi auguro che la visione e la determinazione degli attuali Sindaci trentini sia cambiata. Ricordando loro, comunque, che entrare quali Soci nel Gruppo Dolomiti Energia non potrà essere un atto gratuito.
Terza riflessione: gestione della risorsa acqua potabile. Il Trentino è responsabile di molta dispersione nella distribuzione dell’acqua. Lo è meno lungo l’asta dell’Adige, grazie ai costanti investimenti del Gruppo DE, ma nelle valli la situazione è assai preoccupante. Le risorse necessarie per ovviare a questo delicato tema saranno ingenti: i Comuni le hanno tali capacità finanziarie? Poniamoci la domanda e diamoci politicamente una responsabile risposta.
Quarta riflessione: ciclo integrato dei rifiuti (RSU): anche qui, rispetto all’Alto Adige Sudtirol siamo irresponsabilmente assenti da parecchi decenni. Ci sembra giusto spendere tra i 40 e i 50 milioni di euro all’anno per esportare fuori Provincia le 70 mila tonnellate dei nostri rifiuti residui? Non sarebbe meglio chiudere il suddetto ciclo e utilizzare quei 50 milioni di euro nella sanità e nell’istruzione trentine?
Questa è la vera Politica che ogni cittadino, anche in Trentino, si attende. Altrimenti andremo progressivamente a far crescere sempre più anche qui da noi il primo partito italiano: quello dell’astensione.
Paolo Farinati
Consigliere comunale di Rovereto del PSI,
già Amministratore di ASM di Rovereto e di Trentino Servizi dal 1990 al 2001 e già Assessore di Rovereto alle Finanze, alle Attività Economiche a alle Società Partecipate
dal 2005 al 2010.