Opinioni e commenti

Oltre i buonismi: il socialismo difenda libertà, donne e laicità

Il socialismo nasce da una promessa chiara e rivoluzionaria: abbattere ogni forma di oppressione, liberare l’individuo dalle catene del bisogno, del dogma e dell’ingiustizia e garantire la dignità di ogni persona. Non possono esistere eccezioni culturali o attenuanti di comodo quando si parla di diritti umani fondamentali.

Nel dibattito contemporaneo si assiste a una pericolosa distorsione. In nome di un’inclusione malintesa e di un relativismo che rischia di sfociare nell’ipocrisia, troppe voci preferiscono tacere di fronte alle violenze e alle discriminazioni che colpiscono donne e minori all’interno di contesti religiosi e patriarcali chiusi. Chi opera ogni giorno nel terzo settore e vive la realtà del territorio sa bene quanto il controllo coercitivo esercitato da modelli oscurantisti possa rappresentare un ostacolo all’integrazione, privando le donne della propria libertà individuale e negando ai bambini un futuro di piena cittadinanza.

Sostenere che i diritti civili, la legalità e la sicurezza non abbiano colore politico o religioso non è un atto di discriminazione: è l’essenza stessa dell’uguaglianza. Ridurre la denuncia della violenza verbale o della sopraffazione fisica a “razzismo” significa confondere la difesa della dignità umana con l’ostilità verso una comunità.

Difendersi dalle aggressioni e pretendere il rispetto delle leggi fondamentali dello Stato non richiede giustificazioni. Etichettare come “razzista” chi denuncia abusi o respinge condotte fondamentaliste — dalla discriminazione verso le persone LGBT al rifiuto delle libertà individuali, fino alle imposizioni dogmatiche — rappresenta un grave errore politico e culturale. Un atteggiamento del genere rischia di abbandonare proprio le persone più vulnerabili: le donne e i giovani che cercano di affrancarsi da un controllo soffocante e che nella Repubblica e nelle forze progressiste dovrebbero trovare uno scudo, non un silenzio complice.

La tradizione socialista italiana si fonda sulla laicità dello Stato e sul riconoscimento universale dei diritti e delle libertà. Il rispetto per tutte le fedi religiose è un valore fondamentale, ma nessuna fede e nessuna tradizione possono essere utilizzate per scavalcare i diritti inviolabili sanciti dalla nostra Costituzione.

Nessun dogma o costume familiare può giustificare la sottomissione della donna o la privazione della sua libertà di scelta, di studio, di lavoro e di affettività. Allo stesso modo, bambini e bambine devono essere protetti da ogni forma di condizionamento coercitivo, dai matrimoni precoci e da qualsiasi pratica che impedisca loro una crescita libera e autonoma.

L’inclusione reale, inoltre, non significa passività. Un Paese aperto, solidale e generoso ha il diritto e il dovere di esigere da chiunque il rispetto delle regole democratiche, della legalità, della sicurezza e dei principi della convivenza civile. Diritti e doveri devono procedere insieme, senza eccezioni determinate dall’origine, dalla cultura o dalla religione.

Rimanere in silenzio di fronte a minacce, violenze o aggressioni per paura di apparire “scomodi” o di contraddire una determinata narrazione significa rinunciare alla politica. Reagire non è soltanto un diritto di autodifesa personale, ma un dovere civile verso una società più libera e più giusta.

Il vero progresso si misura dalla capacità di abbattere i muri del patriarcato in ogni sua forma e matrice, senza doppi standard e senza timori reverenziali. È tempo di ritrovare il coraggio di chiamare le cose con il loro nome, affinché le battaglie per la libertà, l’emancipazione e la laicità tornino a essere la bussola di una comunità realmente coesa e integrata, nella quale non esistano sacche di discriminazione tollerate in nome di un malinteso rispetto delle differenze.

 

di Sofia Mehiel La Papessa