Cronaca

Quanto vale ricordare Oriana Fallaci oggi

Molto, perché proprio in questi giorni di fine novembre del 2005, la nostra Oriana fu onorata due volte: il 28 novembre di 17 anni fa, Roma le conferì la medaglia d’oro ai benemeriti della scuola, della cultura e dell’arte; due giorni dopo fu la New York del Center for the study of popular culture ad assegnarle il premio Annie Taylor per il coraggio. La stessa New York che Oriana raggiunse appena ragazza, agli albori della carriera, lasciando la sua amata Firenze e i genitori attivi antifascisti. Lasciò i colli toscani dove appena maggiorenne era stata Emilia, la staffetta partigiana incaricata di mantenere le comunicazioni tra i membri socialisti del Partito d’Azione, e diventò LA Fallaci.
Va detto che il passaggio dall’impegno politico alla scrittura le fu agile: “fare politica e scrivere è la stessa cosa”, diceva sempre. Già da bambina dichiarava a tutti di “voler diventare scrittore da grande”. Scrittore, al maschile, perchè ai suoi tempi le donne scrittrici erano davvero poche, e malviste. E la strada per diventare “scrittore” le fu indicata dallo zio Bruno, allora era direttore della rivista Epoca, che la spinse a fare giornalismo dicendole proprio “brava Oriana, scrivi come un uomo!”.
Per Epoca la Fallaci si occupò essenzialmente di cronaca mondana, ma appena assunta da Arrigo Benedetti a L’Europeo divenne la prima donna inviata speciale del giornalismo italiano: nell’Ungheria del 1956.
La prova della rivoluzione, superata brillantemente, le valse il trasferimento a New York nel ’58, dove scrisse i suoi due primi romanzi. L’Europeo la spedì poi in giro per il mondo alla scoperta della condizione femminile, e questa esperienza le farà pubblicare un libro tradotto in 11 lingue: Il sesso inutile, un inno alle donne, presto seguito da un’altra bandiera del femminismo allora nascente: Penelope alla guerra.
Inviata a Cape Canaveral, Oriana frequentò la NASA e gli astronauti, che saranno i protagonisti di ulteriori due suoi romanzi. Ma a cambiare per sempre la sua vita fu il Vietnam: unica italiana inviata sul teatro bellico, vi restò quasi due anni che le varranno onori e oneri, e la pubblicazione del suo capolavoro “Niente e così sia”, oltre a continui resoconti delle battaglie (tanto lucidi quanto disarmanti) e dalle trincee.
Ben presto dichiarò: “un solo soldato semplice che si lancia al fronte per salvare un camerata ferito vale più di un astronauta che passeggia sulla luna. Ha più coraggio di lui, con meno mezzi per salvarsi la vita”. Fu col medesimo spirito che di lì a poco dette alle stampe il suo celebre saggio “Interviste con la Storia”, antologia dei suoi incontri coi personaggi che facevano la Storia mentre lei faceva IL giornalista: Kissinger, Andreotti, Arafat, Khomeini (e la scena indimenticata di lei che si strappa il velo), Golda Meyr (che adorava), Sandro Pertini (che osannava anche perchè partigiano). Nel 1973 Oriana incontrò Alexandros Panagulis, per la cui memoria scrisse “Un Uomo”, con tre milioni di copie vendute al mondo.
Soffriva, Oriana, mentre scriveva. Per lei scrivere significava “partorire un libro”: al suo correttore di bozze intimava “non tocchi mai i miei capoversi! Sono sacri!”, e definiva tutti i suoi scritti “i miei bambini di carta”, in confronto ai quali “Lettera a un bambino mai nato”, tradotto in 22 lingue, appare come un monumento di carta. “La guerra è peggio dell’aborto, perchè è un infanticidio rinviato di vent’anni”, sosteneva Oriana, e questa e altre sue simili affermazioni hanno reso quel libro un clamoroso successo, con tutti dubbi che trascina ancora con sè. Inviata poi a Beirut per la guerra civile libanese, scrisse “Insciallah”, altro suo capolavoro, cui seguì l’11 settembre americano, e la sua Trilogia contro l’Islam, produzione veeemente e tagliente in cui si mostra un’Oriana violenta, intransigente, dura. Tre scritti frutto di un contesto molto particolare: era sola, Oriana, quando crollarono i grattacieli, aveva 70 anni e da sola viveva proprio in quella città, con la sola compagnia del cancro che le tolse poi la vita. L’islamismo era, per lei, gemello redivivo di quel nazifascismo che fin da bambina aveva combattuto strenuamente, e non poteva accettare di abbandonare il mondo lasciandolo in pasto ai novelli distruttori.
Ci manca, Oriana. Chissà cosa avrebbe detto dell’attuale presidente del Consiglio: IL presidente donna, che però non fu mai partigiana come LO scrittore e IL giornalista Oriana Fallaci.