Società

Parlamento e Governo reagiscano: laurea in giurisprudenza subito abilitante

 

Organismo congressuale forense: la casta si difende

La casta forense corre ai ripari e senza nessun dialogo con le parti sociali, ossia con i praticanti forensi e le loro associazioni, si preoccupa di dare corso alla sessione di esame secondo le modalità già in atto.

L’organismo congressuale forense, riunitosi in data 24 Ottobre 2020 , ha dato mandato all’Ufficio di Coordinamento di intervenire nei confronti del Parlamento e del Governo  affinché non assumano improvvide e improvvisate iniziative normative volte a stravolgere la disciplina dell’esame di abilitazione al di fuori di una adeguato e organico intervento di riforma dell’Ordinamento Forense.

 

Le risibili motivazioni della delibera di Casta

Motivazioni vere e concrete non ci sono, la delibera non riesce a spiegare come e perchè il Parlamento ed il Governo non dovrebbero intervenire. La stessa, inoltre, apostrofa con tono poco lusinghiero le supreme istituzioni dello Stato con epiteti che lasciano presumere una certa incompetenza. Eppure la casta è stata per molto tempo la più rappresentata in seno agli scranni parlamentari. I risultatati, però, sono sempre stati pochi, scarsi ed a discapito della moltitudine.

La preoccupazione che qualcosa cambi è, oggi, forte.

Non bisogna dimenticare i  25.000 praticanti avvocati che quest’anno sono intenzionati a presentarsi all’esame, a questi è necessario aggiungere almeno un genitore ed il dado è tratto; un bel bacino elettorale di gente riconoscente a vita.

Forse è questo il calcolo miope dell’Organismo Nazionale Forense.

 

Legittime aspettative…disattese da anni

Constatato che è necessario dare riscontro alle legittime aspettative degli aspiranti Avvocati, l’Avvocatura Italiana, sostiene la delibera dell’Organismo congressuale forense, ha avviato un profondo percorso di riflessione sulla propria legge professionale, estesa anche all’assetto del tirocinio e dell’esame
di abilitazione.

Il paventato “percorso di riflessione”, inciso equiparabile ad una sconfortante indeterminatezza, è una ipocrisia che si protrae nel tempo.

Sono passati decenni da quando i praticanti hanno chiesto la giusta retribuzione  per il loro duro lavoro, è da anni che si chiede una vera riforma dell’esame abilitante, è da anni che si chiede una riforma organica che, prendendo piede dalle università, avvantaggi i giovani attraverso un percorso meritocratico.

Di fatti, a dire il vero, ne sono scaturiti pochi, ma tutti comunque onerosi.  Corsi di specializzazione, scuole, codici, codicicchi e via discorrendo.

 

Preoccupazioni? NO, scuse

Quella degli avvocati è una risposta reazionaria, che palesa la realtà di una casta “misera”, incapace di pagare le pensioni dei propri iscritti. Inoltre, non riuscendo ad imporsi nelle aule dei Tribunali, cerca riscatto nei corridoi e nelle strade.

Erano anni che gli studenti,  i praticanti e le famiglie chiedevano a gran voce una vera riforma del sistema, ma il Consiglio Nazionale Forense, massima assise dell’Avvocatura Italiana, era troppo impegnato in cerimoniosi salamelecchi nei confronti delle case editoriali, dei professoroni universitari, dei professorini da corso preparatorio e dei magistrati.

Consiglio, dunque, di meretrici impertinenti.

Questo tergiversare forense non avvantaggia il futuro ma un presente che puzza di vecchio e stantio.

 

Piccoli… da valere gran poco

Le ragioni addotte dall’organismo congressuale forense sono esclusivamente riferibili alla Casta.

Poco importa della salute dei praticanti forensi e delle loro famiglie, poco importa del merito, dell’impegno e poco importa della vita dei giovani.

I decani dell’avvocatura tergiversano con scuse pavide, mancando ancora una volta di coraggio.

Da avvoltoi in attesa della carogna, i vigliacchi fanno ricadere le colpe dei padri sui figli.

 

Qui il link al testo della delibera:

https://www.organismocongressualeforense.news/wp-content/uploads/2018/01/Deliberato-su-esami-di-abilitazione-24.10.2020.pdf