Ministero della Giustizia: la conferma è arrivata, l’esame abilitante per la professione di avvocato è stato posticipato alla primavera 2021. Restano un mistero le date della sessione.
L’incompetenza del responsabile del dicastero della giustizia, di concerto con l’ostruzionismo praticato dalla casta del Consiglio Nazionale Forense ha dato i suoi frutti. Un numero incalcolabile di giovani e famiglie si ritrova, dall’oggi al domani, con un pugno di mosche in mano. Nessun esame abilitante, nessun tirocinio retribuito, nessuna offerta di lavoro applicata; resta lo sgomento, aggravato da una sconfortante indeterminatezza.
Oltre il danno anche la beffa. Corsi preparatori dilungati, ulteriori costi di attesa, stress e perdita di chance per i giovani questuanti dell’avvocatura.
Già da marzo 2020 l’Associazione Italiana Praticanti Avvocato (AIPAVV) aveva sollevato la questione: come gestire la sessione abilitante di dicembre 2020 in presenza del Covid19?
Già allora gli indizi di una nuova ondata pandemica erano nell’aria. Ancora morti, ancora mascherine e il Ministro Manfredi che si attivava per le abilitazioni da remoto.
Attendismo ad oltranza, questa la vile tecnica usata da Bonafede per risolvere il grattacapo relativo agli aspiranti avvocati. Lui, già avvocato, che da tempo aveva promesso e promosso una significativa riforma dell’esame abilitante.
Oggi, ed a pochi giorni dalla presentazione del Ricorso Straordinario al Presidente della Repubblica, l’Avanti, da sempre vicino ai lavoratori, ha raccolto le parole di Nello Mancuso, segretario nazionale dell’Associazione Italiana Praticanti Avvocato e giovane dottore in giurisprudenza.
Segretario Mancuso come, quando e perché si costituisce l’AIPAVV?
AIPAVV nasce circa un anno fa ed essenzialmente per un motivo: tutelare la categoria dei praticanti forensi, tra le più invisibile nella storia della Repubblica e dei vari Governi che si sono succeduti.
Abbiamo iniziato la nostra attività divulgando e diffondendo tutte le numerose ingiustizie che i praticanti avvocati erano e sono tuttora costretti a subire.
Dopo pochi mesi dall’inizio dell’emergenza Covid si è palesato un problema già esistente (relativo all’esame abilitante 2020 ndr), dando enorme visibilità all’attività dell’associazione.
Man mano che le discriminazioni diventavano evidenti i nostri colleghi hanno iniziato ad interessarsi al tema. In poche settimane le nostre dirette Facebook, che spesso hanno visto la partecipazione di ospiti di spicco, hanno superato le 20mila visualizzazioni.
Ci siamo costituiti per cambiare un sistema di selezione pienamente discriminante. L’attuale esame, così com’è, non garantisce né i principi di trasparenza, né quelli di legalità, né è adatto a creare una selezione che si fondi sul merito.
Che risposta avete avuto dagli studenti universitari, laureandi in giurisprudenza e praticanti forensi?
Inizialmente abbiamo sofferto, avevamo deciso di comunicare con una categoria non abituata ad avere dei “diritti”. Moltissimi erano rassegnati all’iter mortificante: i 18 mesi di pratica, spesso gratuita, e la difficile e fortunosa speranza di superare prima gli scritti e poi gli orali dell’attuale esame di abilitazione.Dopo l’emergenza covid di marzo 2020 siamo riusciti a dare uno “spintone” alla nostra categoria. Oggi i nostri rappresentanti sono presenti nelle varie Corti d’Appello d’Italia, questo ha reso i nostri associati più sicuri di sé poiché hanno ben compreso il valore della nostra battaglia e la nostra volontà nel portarla avanti.
Qual è la vostra proposta per il presente (classe abilitante 2020) e l’idea di riforma per l’accesso alla professione di avvocato per il domani?
La nostra proposta per l’abilitazione 2020 è una: orale abilitante. Nulla di diverso da come ha già disposto il Ministro Manfredi e da chi, come noi, ha deciso di diventare un libero professionista, che sia un commercialista, un odontoiatra o un architetto.
Ci chiediamo come sia possibile che, ancora oggi, la categoria degli avvocati sia sotto il controllo del Ministero della Giustizia. Questa esigenza anacronistica nasce in un periodo storico dove chi comandava doveva avere il controllo su tutti. L’attuale collocazione della categoria forense sotto l’egida del Ministro della Giustizia insospettisce e dovrebbe insospettire l’intera categoria di avvocati.
Per quanto riguarda la riforma radicale dell’esame noi abbiamo già presentato, tramite la senatrice Lonardo (FI), un disegno di legge di modifica per l’accesso al mondo forense. La soluzione è il test a risposta multipla, che adegua il sistema italiano alla modalità predisposta nella gran parte dei Paesi occidentali.
AIPAVV non accoglie con favore l’ipotesi di riforma della “prova scritta unica”. La stessa, oltre a lasciare irrisolte vecchie criticità – ad esempio la discrezionalità delle commissioni-, contribuisce a crearne di nuove.
Consiglio Nazionale Forense: quale la risposta del mondo togato alle istanze dei giovani aspiranti?
Dispiace dirlo, in questi mesi si è verificata una spaccatura netta tra il CNF ed i praticanti avvocati.
Ho avuto modo di confrontarmi con vari esponenti di quel mondo e ho notato che, per quanto riguarda la sessione 2020, erano più preoccupati per la salute dei commissari che non di quella di 30mila aspiranti professionisti. Faccio notare che fino ad una settimana addietro il CNF incalzava il Ministro affinché si facessero le tre prove, nonostante una nuova e grave ondata di contagi stesse già colpendo la nazione!
Alla mia domanda:<< Cosa succede al candidato che, al terzo giorno, avrà una temperatura corporea superiore a 37? Gli verranno annullate le prove sostenute nei giorni precedenti?>>. Nessuno mi ha saputo o voluto rispondere. Era chiaro, dunque, che si stava parlando di aria fritta.
Non è un caso che Bonafede abbia deciso di spostare la sessione di esame ad Aprile, creando forti disagi per gli aspiranti avvocati. Peccato che già vari epidemiologici temono che ad inizio marzo ci sarà una nuova ondata.
Tutto questo per cosa? Per non dare la possibilità ai candidati di sostenere una sola prova orale? E’ tutto assurdo.
Dall’inizio della campagna di coinvolgimento dei giovani aspiranti professionisti siete riusciti ad avere interlocuzioni privilegiate con il Ministro o suoi rappresentanti? Se si, che risposte avete avuto?
Nei mesi scorsi abbiamo avuto il piacere di essere soggetti all’attenzione di vari esponenti politici, dalla maggioranza all’opposizione. Invito i lettori a vedere i video sulla nostra pagina Facebook.
Inizialmente ci appoggiavano in molti e noi credevamo in questa loro scelta, ma abbiamo notato che le promesse fatte non sono state mantenute. Con il Ministro Bonafede non abbiamo avuto alcuna interlocuzione, eppure già un anno fa dichiarava che presto avrebbe modificato questo esame anacronistico e farraginoso. Oggi ha preferito rovinare migliaia di giovani laureati rimandando l’esame chissà a quale data. Semmai ci sarà una data.
Scuole di formazione giuridica, associazioni che millantano la similitudine di scopo e case editrici: i gruppi d’interesse intralcino la vostra iniziativa?
E se rispondessi con un’altra domanda? Nel momento in cui verranno eliminate le tre prove scritte cosa potrà offrire una scuola di formazione che insegna come redigere pareri giuridici? La risposta gliel’ho data.
I praticanti avvocati sono il frutto di una inefficienza sistemica. Il problema è a monte, a vostro avviso di chi è la responsabilità ?
La colpa è del sistema stesso, di chi per anni ha preferito nascondersi dietro questo esame non più in grado di selezionare menti brillanti da far entrare nell’avvocatura.
Una esponente del CNF mi ha detto che l’orale abilitante comporterà il decadimento della professione forense. Io penso che se vi è stato un decadimento della professione questo si è già realizzato 15/20 anni fa.
Noi non possiamo possiamo e non vogliamo pagare gli sbagli che sono stati commessi da chi ora difende a spada tratta questo ingiusto metodo di selezione.
Migliaia di giovani italiani preferiscono scappare dal Paese. Noi stiamo dicendo che vogliamo rimanere, lavorare e pagare le tasse qui, senza nessun favoritismo.
Il 15 Novembre verrà depositato il Ricorso il ricorso straordinario al Presidente della Repubblica, cosa vi augurate?
Sono fiero di questa scelta.
Tutto è iniziato il 30 Luglio 2020, ed è stato possibile grazie alla voglia di combattere ed al sostegno che mi è stato dato dai miei colleghi di Nocera e di Salerno. Quella voglia di reagire ha coinvolto, man mano che uscivano i risultati di questa triste sessione, tutti i praticanti italiani. In tantissimi ci hanno contattato.
Il 15 Novembre ci presenteremo dinanzi a Mattarella. Sono sicuro che il Nostro Presidente della Repubblica, che più volte ha invitato il Governo a far di più per i giovani, capirà le nostre esigenze e accoglierà le nostre richieste.
La realtà che traspare intervista realizzata lascia allibiti e sgomenti. L’Italia è un bel Paese, ma la classe dirigente ed i cittadini sono poco responsabili. Non si spiega altrimenti il fatto che, attraverso il sistema democratico, gente irresponsabile ricopre ruoli di rilievo, dai ministeri ai consigli nazionali.
Augurando ai giovani di questo vecchio Paese un epilogo positivo, nella certezza che il futuro è di loro competenza, lasciamo al lettore le ultime considerazioni su un malessere endemico che non riguarda solo i giovani avvocati ma tutte le categorie che desiderano costruire qui, un futuro made in Italy.
Per maggiori informazioni sull’Associazione Italiana Praticanti Avvocati rimandiamo alla pagina Facebook: https://www.facebook.com/associazioneitalianapraticantiavvocati
Per le ulteriori interlocuzioni con la stessa all’indirizzo mail: associazioneaipavvibero.it