Società

Amo, non t’amo….Dannata Italia, Paese strano

L’Italia è un Paese strano, per certi versi malato, dove ognuno segue e persegue la sua idea. L’Italia è il Paese che preferisce l’anarchia alla governabilità, che adora i cesari ma ne teme il potere, che preferisce l’uovo oggi alla gallina domani.

 

Oggi

Non c’è da stupirsi se il Paese stenta a far liberare i pescatori di Mazara del Vallo, dimenticati da tutti i mass media. Si preferisce tacere questa incapacità internazionale, la quale assume i contorni di una vergogna nazionale.

I socialisti conniventi, perchè tutto tace mentre lavoratori innocenti sono in catene in terra straniera.

Ma tralasciando la situazione dello scacchiare globale, fondamentale per un Paese che è al centro del Mediterraneo, affrontiamo prima i problemi di casa nostra; pregando che il bandolo della matassa possa trovare una trama nel quale dipanarsi.

 

Ieri

Già ieri le casse pubbliche erano sotto pressione a causa di un debito mastodontico che nessuna realtà politica ha voluto controllare. Non sono bastate tre novelle Repubbliche per eliminare antichi malcostumi, anche i giustizialisti M5S stanno gozzovigliando a spese degli ingenui e degli uomini di buona fede che auspicavano in una classe politica migliore.

A peggiorare le cose ha contribuito la pessima politica fiscale del Parlamento, di ieri. Destra e sinistra, su questo tema, sono andate sempre a braccetto. Anzi, si potrebbe pensare che spesso la sinistra sia stata più libertaria della destra. Ricordo qui le “lenzuolate” di Bersani.

La politica confindustriale della sinistra post comunista ha regalato le aziende pubbliche ai privati. Noi, poveri fessi, non avevamo capito che sotto le lenzuola, qualcuno (noi) lo avrebbe preso nel deretano.

Tutto ciò, a pensar bene, era scontato. Quando una cosa è pubblica, male che vada, può essere gestita meglio scegliendo persone migliori, eccetto Alitalia.

Quando una cosa è privata, resta del privato.

 

Domani

Pensando al domani, si rabbrividisce. Specialmente su un tema delicato quale è quello delle pensioni.

Nel nostro Paese vige un sistema “a ripartizione”, ossia i lavoratori di oggi, con i contributi, pagano  le pensioni ai lavoratori di ieri. Si tratta di un patto generazionale che, visto il passato, sembra essere una bella fregatura per i giovani ed una bella realtà per i vecchi che godono di pensioni d’oro e d’argento. ⁣
Il sistema attuale è sostenibile finché esiste un equilibrio tra chi entra e chi esce dal “mercato” del lavoro. Equilibrio già delicato prima, grazie al precariato di Stato ed alle esternalizzazioni, che oggi, a causa dell’invecchiamento demografico e dello shock pandemico da Covid-19, è andato a carte quarantotto. ⁣Infatti l’aumento dell’aspettativa media di vita, passata dai 72 anni ai circa 76, combinata con il calo delle nascite, porta alla seguente equazione: ci saranno più soggetti che escono dal mondo del lavoro rispetto a quanti ne entrano.

Secondo la Banca d’Italia la pandemia ha aumentato sia il numero di disoccupati che il numero di chi decide di andare in pensionamento anticipato. Tutto questo contribuisce ad aumentare il debito pensionistico, che è il valore delle pensioni che andranno pagate, mettendo a rischio la sostenibilità del sistema previdenziale e di finanziario.

Visto che la classe dirigente è incapace ed impreparata si è fatto ricorso a i fondi pensione privati, spesso adoperati da gente istruita e benestante, tagliando fuori giovani e meno istruiti. Se questi sistemi fallissero, ricordiamo che è fallita la Lehman Brothers (!), lo Stato non sarebbe pronto.

 

Che fare?

Le opzioni a lieto fine sono poche. Eccetto un miracolo di Natale, capace di far rinsavire tutti i cittadini (politicizzati, apolitici, destra, sinistra e tanto altro ancora), la situazione continuerà a peggiorare.

Sarebbe bello avere una classe politica all’altezza di questo nome, ma il parlamento è pieno di gente.

Che fare?

O si istruisce una classe politica nuova, all’altezza, o ci penserà l’Europa a fare strame di questo Paese.

Per il resto il chi salvi si può risuona da anni sui cieli italici, quanti emigrati sono partiti con una laurea in tasca per non tornare mai più!?

Hai valorosi resta l’arduo dovere della lotta, manca solo il leader.