Domenica 9 Maggio si terrà l’assemblea costituente che trasformerà l’associazione Mezzogiorno Federato, nata da una idea di Claudio Signorile – già Ministro dei Trasporti e degli interventi straordinari nel Mezzogiorno –, in un movimento politico. La ragione di questa scelta risiede nella necessità di dare all’Italia Meridionale e Insulare una voce univoca e chiara nell’ambito delle politiche europee legate ai finanziamenti Next Generation UE.
Il Punto
Dall’Unità d’Italia sino ad oggi il Mezzogiorno è stato marginalizzato con ripetute scelte politiche dello Stato centrale favorendo lo sviluppo delle aree settentrionali. Oggi il sistema Paese vive due differenti assetti sociali ed economici, acuiti dalla pandemia provocata dal Covid19.
Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, strumento che accoglie e divide i finanziamenti del Next Generation EU, è teso e rendere l’Italia un Paese più equo, verde e inclusivo, con un’economia più competitiva, dinamica e innovativa. Gli interventi del Piano sono stati delineati in modo tale da massimizzare il loro impatto positivo su tre temi i quali rappresentano le maggiori disuguaglianze di lungo corso all’interno del Paese: parità di genere, questione giovanile e questione meridionale.
Al contempo il Mediterraneo sta riacquistando la perduta centralità strategica, economica e militare, e nel complesso scacchiere geopolitico si sta dando priorità al risanamento ed al rilancio del Mezzogiorno, inadeguato per infrastrutture e capitale umano, in un contesto di nuova attenzione per una Europa euro-mediterranea.
Il perché di una costituente
All’Italia vengono richiesti interventi definitivi, strutturali ed impattanti, e per fare tutto questo vengono fornite le risorse economiche per realizzarli.
Ad una tale opportunità storica il Mezzogiorno deve presentarsi unito, compatto e strategicamente preparato al rilancio pianificato.
Mancano, ancora oggi, progetti organici inerenti piccole e grandi infrastrutture di reti viarie, ferroviarie e portuali, senza contare le deficienze nell’ambito dell’istruzione e della sanità. Non ultimo manca al Paese un’adeguata politica di indipendenza energetica che vedrebbe nel Sud il maggior produttore nazionale di energie da fonti rinnovabili.
Stabilito il perimetro e gli obiettivi di queste azioni, prendendo atto della crisi dei partiti nazionali, si rende indispensabile costruire lo strumento attraverso il quale incidere nel dibattito socio culturale e nelle Assemblee elettive.
Il Mezzogiorno deve divenire attore storico della nuova Italia.
Le azioni da intraprendere
La difficile esperienza della pandemia sta mettendo alla prova le potenzialità civili ed umane di un popolo, quello meridionale, che vuole rinascere come protagonista della propria storia. Questa volontà di riscatto è il punto nodale per un nuovo sviluppo del Mezzogiorno d’Italia.
Ovviamente andranno sostituite le vecchie e colpevoli classi dirigenti che hanno preferito gestire le risorse disponibili in una logica di scambio politico-clientelare, anche con le organizzazioni criminali, all’insegna del familismo amorale e delle logiche di clan politici e di affari.
E’ per questa ragione che il movimento Mezzogiorno Federato si propone di creare comunità civiche basate su rapporti orizzontali di reciprocità e cooperazione che, attraverso la fiducia, promuovano l’impegno civile, la tolleranza, lo sviluppo autopropulsivo e la valorizzazione delle risorse locali.
Non ultimo spetta ai giovani sobbarcarsi il compito maggiormente gravoso, realizzare una nuova idea di Mezzogiorno.
Risorge la Fenice
L’Italia torna ad essere strategica nella politica europea proprio perché il Mediterraneo ha riacquistato una sua centralità intrinseca. Il “Mare nostrum”, nella sua complessiva e complessa dimensione geo-economica e geo-politica diventa per l’Europa una irrinunciabile opportunità.
Il Mezzogiorno federato, forte dei 18 milioni di cittadini meridionali, la cui massa critica, politica, economica e culturale può essere protagonista nel futuro scenario euro-mediterraneo afferma che il Sud non può e non deve essere più marginale rispetto all’Italia, all’Europa e alla Storia.