“A differenza di un oncologo, che cerca di salvare la vita di una persona, chi come noi cerca di migliorarne la qualità passa in secondo piano. Eppure garantire uno standard ottimale di vita consentirebbe di ridurre i costi sanitari: la prevenzione apporta risparmi netti alle casse dello Stato, al contrario delle altre forme di prestazioni mediche che implicano spese sempre più insostenibili. Qualità e quantità di vita sono su due piani completamente diversi: l’età media si è allungata, ma non riflettiamo mai su quale parte della vita si sia davvero allungata. E’ la senilità a protrarsi, cioè quella parte della vita in cui aumenta l’insorgenza di malattie, e con essa lievitano i costi. Sopravvivere alle malattie non equivale a migliorare la qualità della vita stessa, e le implicazioni socio-economiche saranno sempre più rilevanti”.
Esordisce così il dottor Timpano, in conclusione del meeting svoltosi sabato scorso a Torino grazie al movimento “Una delle tante” sulle problematiche dell’infertilità, e non solo. Vi hanno partecipato diversi medici impegnati sul tema, e tra essi il dottor Massimiliano Timpano, uroandrologo attivo presso l’ospedale Molinette, specialista di infertilità maschile, malattie genitali e chirurgia del transessualismo.
È da lui che apprendiamo notizie a dir poco sconfortanti relative ai dati nazionali e internazionali sulla costante riduzione della capacità riproduttiva umana, con un barlume di speranza e una nuova prospettiva che Timpano propone.
“Mi occupo da decenni di malattie genitali, e ritengo che compito fondamentale dei medici oggi non sia solo curare i pazienti, ma garantire prima una certa qualità della vita delle persone. Per questo è nata Androteam, una realtà polispecialistica che oggi rappresenta il gruppo di medici da cui io stesso vorrei essere seguito come paziente, un team di amici che oltre alla professione medica condividono il modo di interpretare e vivere la medicina, perchè rapporto coi pazienti e relazione interpersonale sono fondamentali”.
L’analisi del dottor Timpano sull’evoluzione medico-sociale è lucida: “L’evoluzione dell’andrologia è stata parallela all’evoluzione della società negli ultimi 40 anni. Nel 1998 c’è stata una rivoluzione sessuale, rappresentata dalla commercializzazione del Viagra. Si tratta di una delle pillole oggi più consumate al mondo, e ha rappresentato di fatto la porta di ingresso del grande pubblico nella grande hall delle malattie sessuali: poter proporre alle persone una soluzione per i disturbi sessuali ha rappresentato una sorta di liberatoria per chi avrebbero sempre voluto chiedere aiuto sulle proprie disfunzioni sessuali. Sono quindi cambiati anche i costumi e i rapporti tra medico e paziente. Dal punto di vista mediatico, anche l’attenzione verso l’ampio range di malattie e/o disfunzioni sessuali è cambiata. Certo, non è stato del tutto superato il tabù del sesso in generale, perchè abbiamo una cultura cattolica che impone certi limiti, instaura la vergogna e oscura il tema del piacere puramente sessuale. Ma il Viagra ha socchiuso la porta sulle problematiche sessuali, cui ha fatto seguito una prima evoluzione sociale “.
Ciò che l’andrologo afferma, quindi, è che oggi si cura una malattia sessuale anche solo perchè questa impedisce il piacere, a prescindere dalla connotazione di cura, per la speranza e la capacità di poter ottenere un’altra (migliore) qualità di vita.
“Ad esempio – continua Timpano- grazie alla chirurgia di genere, molto sofisticata e gratificante sul piano professionale, noi non cambiano solo i connotati alle persone, ma miglioriamo la qualità della loro vita. La gender surgery ha una doppia responsabilità: quella del momento tipicamente professionale dell’intervento chirurgico in sè per sè, e quella altrettanto appagante della soddisfazione del paziente, che ha un’accezione molto particolare perché, partendo da un atto chirurgico, le persone si riappropriano concretamente della propria vita. Che si tratti di chirurgia di genere, o di disfunzioni sessuali, o di difficoltà riproduttiva, oggi chiunque può realizzare un progetto di vita: diventare padri, consolidare una relazione, migliorare la propria immagine corporea. Perché a differenza della chirurgia estetica, la nostra è una chirurgia di sostanza, non solo di forma”.
Ma il dato più impressionante che il dottor Timpano rivela è incentrato sul crollo demografico: “Cinquant’anni fa la media dell’età delle primipare era tra i 20 e i 25 anni. Solo fino a qualche anno fa all’ospedale Sant’Anna di Torino le partorienti con più di 31 anni erano ricoverate in un’area separata dalle altre gestanti, un apposito Reparto delle primipare attempate. Oggi la media delle donne al primo parto è superiore ai 35 anni. Nessuno fa risaltare l’assunto che biologicamente la nostra specie è fatta per riprodursi in giovanissima età: ogni donna nasce col proprio patrimonio predefinito di ovuli, e ogni mese col ciclo mestruale ne consuma una serie, fino ad esaurimento. Una ventenne ha ovuli non paragonabili a quelli di una trentacinquenne, che avrà trascorso più tempo esposta agli agenti mutageni climatici ambientali e atmosferici in cui siamo immersi”.
Dunque, dal punto di vista sociale stiamo assistendo ad un decremento clamoroso e drammatico delle curve di fertilità, perché culturalmente e socialmente la nostra specie vuole prima affermarsi sul piano sociale, economico, professionale e solo dopo su quello familiare o genitoriale, e quindi della specie. C’è dunque una prevaricazione della sfera di realizzazione individuale su quella collettiva. “Negli ultimi 30 anni la qualità di vita sessuale riproduttiva è peggiorata, ma oggi possiamo proporre diverse soluzioni, a patto che tali problematiche siano conosciute – continua Timpano – Da andrologo la mia superspecializzazione è rivolta agli uomini. Tuttavia l’uomo che parla delle sue problematiche sessuali, genitali e riproduttive lo fa perchè vuole porsi in relazione con un’altra persona, sia essa uomo o donna, quindi è la relazione di coppia ad avere certe implicazioni. Come esperto devo anche gestire molte problematiche femminili, perchè connaturate e correlate alle problematiche maschili. Sono anche decisamente in aumento le coppie omosessuali che si rivolgono ad Androteam per disfunzioni sessuali, perciò lo scambio di professionalità tra uroandrologo e ginecologo deve restare costante, così come accade nell’ambito della fecondazione assistita e anche in quello dell’identità di genere: esistono gli uomini biologici, le donne biologiche, ed esistono gli uomini e le donne transessuali. Qui Androteam interviene come equipe, perchè il cosiddetto disturbo di identità di genere, ciò che una persona sente di essere sul piano della propria identità sessuale, coinvolge diversi aspetti che vanno dal versante psicoemotivo e mentale, al versante metabolico ed endocrinologico e finisce col versante prettamente fisico. Poiché se ne parla ancora poco, sono pochi i professionisti applicati a queste forme di chirurgia di genere, e quindi anche la qualità dei pochi che la praticano è ancora di nicchia. Il riconoscimento dei medici che si occupano di qualità di vita, e non solo di sopravvivenza, è ancora nell’ombra, Ma Androteam vuole far luce su tutto ciò”.
Il punto di vista di un medico impegnato su molteplici fronti si rileva determinante anche nell’analisi sociale più ampia. Timpano infatti continua: “Non esiste un momento storico determinato in cui è nata la discussione sull’identità di genere. Le varianze di genere sono connaturate all’esistenza umana. La dicotomia stretta maschio/femmina ha un connotato molto sociale, perchè in alcune parti del mondo (come in alcune tribù africane) esiste il cosiddetto terzo sesso, che viene addirittura considerato socialmente superiore: chi ha il terzo sesso è spesso considerato una guida spirituale, perché sintetizza fisicamente entità maschile e femminile. E a livello sociale non solo non sono discriminati, ma sono finanche difesi ed elevati ad alto rango sociale. Un grave difetto della nostra società, quella occidentale, sta proprio nel discriminare la diversità, non solo per ciò che riguarda l’identità di genere ma anche per l’orientamento sessuale. In base alla mia esperienza, in Italia siamo molto indietro su questo campo. Il mio vissuto professionale all’estero conferma questo gap tutto italiano: in Thailandia, ad esempio, le persone transessuali sono serenamente inserite nel tessuto sociale a qualsiasi livello, fanno perfettamente parte dell’ingranaggio sociale, lavorativo o economico della vita quotidiana. Per questo Androteam non vuole vivere la professione relegandola all’ambito della patologia, ma vuole esprimerla anche nel contesto della formazione, dell’educazione e della diffusione culturale generale, specialmente perchè negli ultimi anni le istituzioni a livello politico si sono del tutto disinteressate della questione”.
E per avallare questa riflessione, Timpano riporta un dato forse troppo sottovalutato: “Pensiamo alla visita di leva. Fino all’abolizione della coscrizione obbligatoria, la visita di leva costituiva per tutti i diciottenni un vero e proprio test sanitario. Non era solo un’esperienza di vita: era ben altro sul piano medico e di screening. La maggior parte delle diagnosi di varicocele, che interferisce potenzialmente con la fertilità maschile, erano riscontrate proprio in occasione della visita di leva. Oggi questo filtro non esiste più, e i ragazzi (che non hanno la cultura della prevenzione) non vanno spontaneamente da un urologo a controllare la propria salute genitale. Su questo gli uomini sono molto più indietro rispetto alle donne, che invece al menarca affrontano la prima visita ginecologica. Sono le madri a trasmettere alle figlie la cultura del controllo. Nel maschio ciò non accade: sono pochi, troppo pochi, i padri che oggi parlano di queste problematiche coi loro figli, perchè appartengono ancora alla generazione dell’Uomo che non deve chiedere mai, che non dirà mai a suo figlio di farsi controllare precocemente da un andrologo. Questo espone gli adolescenti maschi a una grave fragilità sanitaria. Risultato? Negli ultimi 25 anni, l’infertilità maschile è in costante aumento “.
Ma come risolvere questo problema sociale? “La scuola per prima, come istituzione, dovrebbe permettere con più facilità ai professionisti di parlare direttamente con i ragazzi – dice il dottor Timpano – Organizzando incontri anche coi genitori, che sono spesso i primi a ignorare i rischi cui vanno incontro i loro figli. Perciò da qualche tempo Androteam entra nelle scuole, seppur con qualche difficoltà: capita spesso di scontrarsi con autorità non illuminate, che ostacolano la diffusione della cultura della prevenzione tra gli adolescenti. Dovrebbero esserci, invece, dei programmi di informazione standardizzati a livello politico territoriale, che permettano un’informazione capillare. Perché se non c’è informazione non c’è conoscenza: si trova quello che si cerca, e si cerca quello che si conosce. Bisognerebbe quindi inserire nei programmi scolastici di base la spiegazione del funzionamento del corpo, perchè prima di tutto bisogna sapere qual è il funzionamento normale del nostro organismo, e solo così potremo capire cosa sta andando male”.
A completare questo quadro a tinte fosche, Timpano punta il dito contro un ulteriore nostro tipico malcostume: “in Italia il medico è il parafulmine di ciò che accade a livello sociale generale. Negli ultimi anni la Sanità ha registrato un forte calo delle risorse mediche, tradotto sia in un maggior sforzo che la classe medica deve produrre per gestire le patologie, sia in un peggiorato rapporto medico/paziente. A mancare è la fiducia verso il medico, o peggio, manca il suo riconoscimento. Esistono pretese di risultato, che sia rapido facile e risolutivo, ma ciò non è facile alle condizioni attuali in cui noi medici operiamo: se un reparto dieci anni fa aveva 70 posti letto e oggi ne ha 24, come si può pensare di non subire una riduzione del numero medio di prestazioni e un allungamento dei tempi di risposta alle istanze della popolazione? Eppure i numeri calano, e la professionalità medica aumenta, nonostante le istituzioni non abbiano mai mostrato interesse nei riguardi del crescente stress della classe medica, della sua frustrazione, della sua perdita di motivazione a migliorarsi. Rischiamo di produrre generazioni sempre meno preparate, e lo scenario sembra essere quello di un suicidio di massa. Quando la popolazione si sente inascoltata, protesta contro i medici, dimenticando però che un medico è solo uno strumento attraverso cui la politica diffonde Salute. Banalizziamo: un’automobile senza benzina si ferma per strada. Così se la classe medica non è più sostenuta, riconosciuta, ascoltata (e anche ricompensata), quale futuro potremo avere? In particolare, ricordiamo che l’andrologo è il medico dell’uomo di tutte le età: le malattie dell’uomo si declinano in tempi e modi diversi dall’infanzia alla senescenza. Inoltre, le malattie genitali non guardano il titolo di studio dei suoi pazienti, né la loro evoluzione intellettuale: si tratta di una patologia molto democratica. Coinvolge persone di ogni estrazione sociale, di ogni cultura, di ogni aspirazione. E oggi la società ha fame di democrazia, e la medicina non può e non deve mancare a questo appuntamento epocale”.