Società

Sanità: il nuovo armageddon si chiama antibiotico-resistenza

Di Ragesoss - Opera propria, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=5289257

“Il pericolo per la salute rappresentato dall’antibiotico-resistenza é molto più preoccupante del crack finanziario del 2008” – ha detto Jim O’Neill, ex presidente di Goldman Sachs e attuale ministro inglese del commercio.
Tra tutti i paesi europei l’Italia rappresenta (con Grecia e Romania) lo Stato in cui la resistenza agli antibiotici viene ormai definita “situazione endemica”: significa che, tra tutti gli europei, gli italiani sono quelli che maggiormente muoiono perché il proprio organismo è del tutto incapace di reagire ai microbi utilizzando antibiotici.
Ogni anno l’Unione Europea dedica un’intera giornata alla divulgazione dei risultati dei costanti studi sugli antibiotici: si tratta di una data destinata ad aggiornare la ricerca medica Europea sui programmi condivisi di abbattimento della resistenza umana agli antibiotici. E quanto dichiarato in questa occasione dalla direttrice del Centro europeo per la prevenzione e il controllo della malattia, Andrea Ammon, non è meno grave dell’osservazione di O’Neill: “Verifichiamo continui aumenti nel numero delle morti attribuibili alle infezioni causate da batteri resistenti agli antibiotici. Ogni giorno circa 100 persone muoiono a causa di queste specifiche infezioni antibiotico-resistenti in tutta l’area Europea. È necessario produrre ulteriori sforzi per ridurre l’uso non necessario degli antibiotici, aumentare la prevenzione delle infezioni e le pratiche di controllo, creazione e implementazione di programmi che gestiscano lgli antibiotici, così da assicurare una maggiore capacità di risposta ai microbi su scala nazionale e,uropea”. Si stima che nel mondo, nel 2050, le infezioni batteriche causeranno 10 milioni di morti all’anno, superando di gran lunga i decessi per tumore (8 milioni) diabete (1,5 milioni) e incidenti stradali (1,2 milioni) con una previsione di costi che supera i 100 trilioni di dollari all’anno.
Nonostante queste proiezioni non siano affatto felici, ancora oggi metà degli Europei crede erroneamente che gli antibiotici uccidano i virus. Allo stesso tempo il 23% degli intervistati sostiene di aver preso antibiotici nell’ultimo anno: cifra che è molto calata rispetto al passato, a dimostrazione che il lavoro degli Stati membri e della commissione europea aiuta ad alzare la soglia d’attenzione tra i cittadini contro l’uso eccessivo degli antibiotici; ma molto ancora resta da fare. Lo staff della Commissione Europea che studia la condizione globale di salute degli europei tiene costantemente aperto il dibattito sulla cosiddetta AMR – AntiMicrobial Resistance – argomento che rappresenta ad oggi uno dei principali rischi alla salute umana: l’AMR è sul podio dei primi tre maggiori rischi alla popolazione dell’intero pianeta. I dati più recenti pubblicati dal Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie stima che in tutta l’Unione Europea (comprese Islanda e Norvegia) oltre 35.000 persone muoiono ogni anno a causa delle infezioni resistenti all’uso di antibiotico. Questo comporta un costo addizionale di 1,5 bilioni di euro annui per la sanità europea.
Purtroppo, ancora oggi soltanto metà della popolazione europea sa che gli antibiotici non sono efficaci contro i virus.
Ulteriori dati supportano la realtà in base alla quale solo 3 europei su 10 sanno che non è necessario usare gli antibiotici contro i virus e solo 3 su 10 sanno che utilizzare costantemente gli antibiotici rende il loro utilizzo del tutto inefficace, anzi potrebbe compromettere l’intera efficacia della cura. Peggio, non sanno nemmeno che gli antibiotici sono perfettamente inutili contro il semplice raffreddore.
Uno studio condotto tra il 2016 e il 2020 in tutta l’UE dimostra che il numero delle infezioni e dei decessi dovuti alla resistenza agli antibiotici sta crescendo significativamente. In particolare tra il 2017 e il 2021 si è registrato un aumento senza precedenti dei microbi di Klebsiella pneumoniae, Acinetobacter, e Staffilococco Aureo, le infezioni più invasive e meno debellabili, che sono anche sempre più resistenti ai Carbapenemici, gruppo di antibiotici usati solo come ultima chance.
Nonostante dal 2012 ad oggi l’utilizzo generale degli antibiotici in ambito domestico sia comunque diminuito, ciò non è valido negli ospedali, dove al contrario l’utilizzo degli antibiotici è notevolmente aumentato: ad esempio l’utilizzo ospedaliero di carbapenemici è cresciuto del 34% nell’ultimo decennio.
La Commissione Europea sta cercando di adottare un approccio unificato di divulgazione dei dati che consideri simultaneamente la salute umana, la salute animale e la salute del pianeta. All’inizio del 2022 uno dei primissimi piani di azione congiunta della Medicina europea ha mirato proprio a proibire determinati antibiotici che devono restare confinati al settore umano senza sforare in quello veterinario. Chiunque utilizzi antibiotici, del resto, finisce poi col disperderli nell’ambiente: le falde acquifere e i corsi d’acqua di tutta Europa registrano valori sempre più crescenti di antibiotici inquinanti, provenienti sia da insediamenti urbani sia dalle aree che ospitano la lavorazione di animali per l’industria alimentare.
Nella prima metà del 2023 il primo passo della Commissione contro la resistenza antibiotica sarà quello di rivedere completamente la normativa farmaceutica UE. Nella prossima primavera l’UE lancerà poi un’azione congiunta per complessivi 50 milioni di euro, che coinvolgerà tutti gli stati membri più Norvegia, Islanda e Ucraina sotto l’egida del “For Health EU Programme” .
Nel macro programma “Horizon2020”, in cui ad oggi si riversa integralmente la ricerca medica e scientifica europea, già oltre 690 milioni di euro sono stati stanziati per supportare la lotta alla resistenza antibiotica, dei quali 32 milioni e mezzo di euro sono stati destinati a 13 diversi progetti di ricerca che studiano proprio il fenomeno chimico e farmaceutico della resistenza antibiotica. Si tratta di ciò che accade quando i microbi mutano nel tempo e cessano di rispondere alle medicine appositamente disegnate per distruggerli: questo rende le infezioni più difficili da debellare e aumenta il rischio di decesso o di malattie croniche. In tutto l’ambito ospedaliero europeo l’utilizzo di antibiotici si è già ridotto drasticamente tra il 2012 e il 2021 ma solo per penicilline e chinoloni, mentre si è verificato un aumento statisticamente significativo per tetracicline, cefalosporine, sulfonamidi e trimetoprim, specifico contro l’Escherichia Coli.
Oggi il killer più spietato è senza dubbio l’Acinetobacter Baumanni, responsabile di oltre il 80% delle infezioni: si tratta di un batterio comunemente presente sulla pelle degli operatori sanitari e aumenta la probabilità che le attrezzature mediche e gli stessi pazienti vengano contaminati. Tutti gli osservatori scientifici italiani ed europei segnalano un aumento endemico proprio di questo batterio, che causa infezioni suppurative in qualsiasi apparato del corpo umano.
L’antibiotico-resistenza è un fenomeno che necessita ormai di un cambiamento culturale a cui tutti sono chiamati, sia medici che pazienti. Non si tratta più di minacce lontane o apocalittiche, perché siamo di fronte ad una minaccia reale, in costante aumento, che mette a repentaglio decenni di scoperte scientifiche e la stessa salute del mondo. Se ogni anno in Europa circa 35.000 persone muoiono per cause riconducibili ad infezioni antibiotico-resistenti, di queste oltre 15.000 sono italiane: un terzo del totale. E l’Italia ha poco più di un decimo della popolazione europea.
Buon anno, e buona salute.