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Formula 1: tutti in piedi per Antonelli

Di Liauzh - Opera propria, CC BY 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=186533910

C’è sempre l’incognita di Martino, quello del proverbio “per un punto Martin perse la cappa”. Perché nello sport, come nella vita, basta un niente per compromettere un’impresa che sembrava ormai compiuta. Ma questa volta siamo davvero vicini a qualcosa di straordinario. Kimi Antonelli è a due punti dal titolo mondiale di Formula 1.

Due punti soltanto. E potrebbe riportare il campionato in Italia dopo 73 anni. L’ultimo a riuscirci fu Alberto Ascari, nel 1953. Prima di lui, nel 1950, Giuseppe “Nino” Farina era stato il primo campione del mondo della Formula 1. Nuvolari, grandissimo mito dell’automobilismo, non arrivò invece a disputare un mondiale di Formula 1. Ma la storia che potrebbe scrivere Antonelli non finisce qui. A vent’anni diventerebbe il più giovane campione del mondo di sempre, battendo il record di Sebastian Vettel, che conquistò il suo primo titolo a 23 anni e 134 giorni.

Un italiano, bolognese, emiliano-romagnolo, residente a San Marino. Uno di casa, insomma. Un ragazzo della Motor Valley che potrebbe entrare nella leggenda prima ancora di avere l’età per noleggiare un’automobile senza supplementi assicurativi. E pensare che a Singapore non lo avevano nemmeno riconosciuto all’ingresso del paddock! Il pilota della Mercedes, leader del mondiale, era rimasto bloccato davanti al cancello. Nonostante avesse cercato di spiegare chi fosse, la sicurezza non gli aveva aperto. Ci ha pensato Max Verstappen, arrivato qualche minuto dopo, a risolvere la questione. Vien quasi da immaginare qualcuno che gli dica: “Torna a casa, bambino, fatti accompagnare dalla mamma”. Un po’ come Morandi quando andava a prendere il latte. Solo che questo bambino, invece del latte, va a prendersi un mondiale. E non a Monte Carlo, dove il Gran Premio è ormai anche una passerella di celebrità, soprattutto sportive, di personaggi dello spettacolo, di giocatori incalliti e di sorrisi ostentati.

Con denti e dita, talvolta, ingialliti dalla nicotina. Perché quando si è ricchi si può anche fumare. Di tutto. Antonelli, invece, ha qualcosa di molto più interessante da fare: guidare. Domenica 1° novembre, al Gran Premio del Messico, potrebbe chiudere definitivamente il campionato. I numeri sono impressionanti: 365 punti per lui, 242 per George Russell e 241 per Lewis Hamilton. Gli bastano due punti, cioè un nono posto, per diventare campione indipendentemente dai risultati degli avversari. E potrebbe riuscirci anche senza conquistare punti, purché né Russell né Hamilton vincano la gara.

Resterebbero quattro Gran Premi da disputare, ma il mondiale potrebbe avere già il suo padrone. Una circostanza che rende l’attesa ancora più emozionante. Non si tratta soltanto di una vittoria sportiva: sarebbe il ritorno di un italiano sul tetto della Formula 1, il coronamento di una tradizione motoristica che appartiene profondamente alla nostra storia e alla nostra identità. C’è poi un aspetto che mi piace particolarmente: Antonelli non sembra avere addosso il peso della storia che sta per scrivere. Ha la freschezza, qualche volta persino l’ingenuità, di un ragazzo che deve ancora abituarsi all’idea di essere diventato uno dei protagonisti assoluti dello sport mondiale. E forse è proprio questo il suo fascino. Aspettiamo dunque il Messico. Aspettiamo quel momento già tutti in piedi, anche se la bandiera a scacchi è ancora lontana. Perché certe emozioni non hanno bisogno di aspettare il verdetto ufficiale per cominciare. E se domenica arriverà quel titolo, prepariamoci: altro che due punti. Ci saranno almeno otto ore in piedi per festeggiare. E questa volta nessuno ci chieda di sederci.