Società

La scuola si salva se la società si organizza: NO DAD DAY

LA FEDERAZIONE DEI GIOVANI SOCIALISTI ha intrapreso la coraggiosa protesta contro la didattica a distanza.

Mentre le televisioni, soggette ai molteplici gruppi di potere, dividono la massa inerme e stremata, i giovani combattono.

 

Sabato 5 Dicembre, nonostante il maltempo, i giovani della FGS Lazio e del Circolo Carlo Rosselli di Roma si sono recati innanzi il Ministero della pubblica Istruzione. Lì il sit in, a cui è seguita la maratona oratoria di protesta online sui social della FGS Nazionale.

 

 Le richieste che accompagnano il #NODADDAY

Promuovere l’attivismo degli studenti, dare una “svegliata” al governo Conte e, in vista di una terza ondata di Coronavirus, aprire le scuole in sicurezza.

 

«C’è un’intera generazione – dicono gli esponenti della Federazione – che con la Dad rischia di perdere un altro anno di scuola. Abbiamo sottovalutato la seconda ondata, ora non sottovalutiamo la terza. La scuola si salva se la società si organizza. Il governo lavori sin da ora per riaprirla da gennaio e mantenerla aperta. Si parta da ciò che non è stato fatto, cioè potenziare i trasporti e scaglionare gli orari».

La campagna, oltre ad avere un grande valore simbolico, risponde a realtà palesi e già note, che vanno ben oltre l’anno accademico, trovando fondamenta nei problemi strutturali del Paese.

 

In Italia 3,5 milioni di famiglie non hanno nessuna possibilità di andare online.

A dirlo, nero su bianco, è il rapporto Auditel-Censis che ha calcolato il rapporto tra internet e gli italiani durante la pandemia. L’85,9% delle case italiane ha un collegamento a internet: tra le famiglie economicamente più benestanti si arriva al 98,1%; mentre tra quelle in difficoltà la percentuale scende al 59,5%.⁣ Sei milioni di famiglie non hanno una connessione domestica e si collegano ad internet con il solo smartphone. Nel 76,9% delle famiglie più svantaggiate non ha nemmeno il computer, e ci si arrangia con il telefono.

 

Il 42% degli italiani tra i 16 e 74 anni hanno competenze informatiche basilari (molto basse), e chi usa internet lo fa principalmente a scopo ricreativo. ⁣

⁣A riportare questi dati è il Digital Economic and Society Index della Commissione Europea, che ha messo l’Italia all’ultimo posto per la diffusione delle competenze digitali tra i cittadini, e penultima per l’utilizzo di internet.

 

La carrellata di buone notizie prosegue, quindi, con l’analisi del copro docente.

Il più recente rapporto Ocse sull’istruzione afferma che l’Italia è il paese con la più alta quota di docenti over-50: il 59% del totale, mostrando la quota più bassa di insegnanti tra i 25 e i 34 anni.

La disparità  intergenerazionale si rispecchia anche sui tipi di contratto: quasi il 90% degli under-30 lavorano a tempo determinato, mentre gli over-50 sono tutelati dal contratto a tempo indeterminato (90%).

A peggiorare la situazione contribuisce anche la percezione del proprio ruolo professionale: solamente il 12% dei docenti ritiene che la professione di docente goda di buona considerazione nella società.⁣ Non va meglio dal punto di vista salariale:⁣ circa il 50% degli insegnanti con meno di 5 anni di esperienza si dice soddisfatto del proprio salario – che è appena sopra la media Ocse; mentre la soddisfazione cala a meno del 15% per gli insegnanti con più di 5 anni di esperienza, che ricevono il salario di poco inferiore alla media degli altri paesi Ocse.

 

Che situazione!

Sarebbe bello poter scrivere che è tutto un grande abbaglio, ma a leggere  statistiche appare chiaro che si è persa la bussola. La speranza, è certo,  nel futuro, ma senza esempi, istruzione di qualità e disponibilità economiche, il futuro dei giovani sembra prospettare, per tutti, una forte cantonata.

Mentre i giovani combattono cosa fanno i meno giovani!?