“La Giustizia non è di questo mondo, ma dell’altro” diceva Papa Pio VII al Marchese del Grillo.
Sembrava impossibile, eppure è stato facile fare peggio di Bonafede. Di questo, almeno lui, potrà essere riconoscente a Marta Cartabia, nuovo guardasigilli. In questa incredibile storia italiana anche il CNF risulta riabilitato, assurgendo a paladino della (in)giustizia, “Vigileremo – dicono – sui rischi di disparità”. Più che rischi certezze, poiché già si cercando i “santi” che possano garantire la promozione al “doppio (e cervellotico) orale abilitante”.
La vittoria di Pirro
Un duro colpo è stato assestato alle associazioni di categoria dei praticanti avvocato. Chi ha esultato alla vittoria si è visto aggredire, e non a torto, da una moltitudine di giovani aspiranti alla toga forense. L’esame emergenziale disegnato dal decreto ministeriale è stato una sconfitta, e nel terno al lotto del doppio orale ripropone la logica clientelare delle conoscenze interne alle costituende commissioni. Nessun accenno, dunque, a trasparenza e meritocrazia. Si vocifera che già dall’approvazione del decreto, suonando le campane a morto, si è dato seguito al “si salvi chi può”, cercando giuste “raccomandazioni” nelle costituende commissioni esaminatrici.
Non poche testate giornalistiche, asservite al potere del nuovo governo dei tecnocrati della provvidenza, hanno sostenuto la scelta ministeriale senza rendere conto all’opinione pubblica della grande beffa perpetrata dal nuovo ministro ai futuri avvocati; cittadini ed elettori di uno Stato che sentono lontano, distante e poco meritocratico.
Perché i giovani abilitanti alla professione forense debbano essere discriminati rispetto a medici, commercialisti, psicologi e compagnia cantante, cui l’abilitazione è stata elargita con magnanimità, rimane ancora un mistero.
Molti hanno rilevato come il “doppio orale”, nella pratica, è uguale alle tre prove scritte. Unica differenza? Si dovrà fare in 30 minuti quello che prima si faceva in 7 ore, cestinando giorni, mesi e anni, trascorsi a redigere pareri.
Anche l’orale tradizionale ha subito un aggravio, aumentando il carico da sei a sette materie.
Sono anche le incerte e fumose tempistiche inerenti a date, calendarizzazioni e linee guida relative ai quesiti pratico-applicati della prima prova, a smentire la solerte celerità del guardasigilli, sconfessandone la buonafede.
Certo è, però, che le scuole di formazione hanno già predisposto nuovi e concorrenti prezzari.
Dalla padella alla brace
“Lo schifo”, o schiaffo morale, è stato servito ai giovani praticanti avvocato come un fulmine a ciel sereno. Il neo Ministro della (In) Giustizia, senza nemmeno accogliere un serio confronto con le parti sociali, si è venduta alla lobby dell’avvocatura realizzando la peggiore deroga abilitante possibile.
All’insaputa dei diretti interessati il Consiglio dei ministri n. 7 del Governo Draghi ha emanato, in meno di 24 ore da una bozza di decreto più che discussa, il decreto-legge: “Misure urgenti in materia di svolgimento dell’esame di stato per l’abilitazione all’esercizio della professione di avvocato durante l’emergenza epidemiologica da Covid-1”.
“Mi è stato chiaro da subito – ha affermato la Cartabia – che non si dovesse rinviare ancora una volta l’esame di abilitazione professionale. Ventiseimila aspiranti avvocati non devono più aspettare per avviare ufficialmente il percorso della loro carriera con non pochi riflessi sulle scelte di vita personale. Per questo ho voluto mantenere l’impegno preso, consentire l’esame di Stato nonostante la pandemia sconvolga ancora la nostra quotidianità“. E’ con questa retorica gattopardesca che la ministra Cartabia ha pensato bene di falcidiare 26.000 esaminandi all’esame di avvocatura. L’arma utilizzata è stato il tanto chiacchierato doppio orare, aggravato da una settima materia.
Doppio orale: la prova abilitante in breve….
La nuova formula prevede il candidato in presenza insieme al Segretario, la Commissione da remoto, un quesito da risolvere su una materia scelta dell’esaminando e tempi contingentati
Prima prova
Oggetto: questione pratico-applicativa da svolgere attraverso la soluzione di un caso che richiede conoscenze di diritto sostanziale e di diritto processuale.
Procedura: La materia sarà scelta in anticipo dal candidato e verterà su diritto civile, penale o amministrativo. Ciascuna sottocommissione predisporrà per ogni candidato tre quesiti sulla materia scelta, tenendo conto di non meglio precisate linee generali che dovranno assicurare l’uniformità su tutto il territorio. A questo punto il condannato, ops… il candidato, sceglierà una tra le tre buste ed il Presidente darà lettura del quesito. Il praticante avrà a disposizione un’ora dal momento della lettura. Il tempo sarà scandito in due trance da trenta minuti, la prima per l’esame preliminare del quesito, durante i quali il candidato potrà consultare i codici commentati, e trenta minuti per la discussione. Terminata la prima discussione la commissione si ritirerà per deliberare e comunicherà subito l’esito dell’esame. La prova si svolgerà con la commissione collegata da remoto e con la presenza in sede del segretario della seduta e del candidato da esaminare, nel rispetto delle prescrizioni sanitarie Covid-19.
Durata: 1 ora.
Luogo: uffici giudiziari di ogni distretto di Corte di appello o presso i locali dei consigli dell’ordine degli avvocati.
Seconda prova
Oggetto: brevi questioni relative a cinque materie scelte preventivamente dal candidato, di cui: una tra diritto civile e penale, purché diversa dalla materia già scelta per la prima prova; una tra diritto processuale civile e diritto processuale penale; tre tra: diritto costituzionale, amministrativo, tributario, commerciale, lavoro, dell’Unione europea, internazionale privato, ecclesiastico. Oltreché nella dimostrazione della conoscenza dell’ordinamento forense.
Procedura: Interrogazione da remoto, da svolgersi almeno un mese dopo la prima.
Durata: non inferiore a 45 minuti e non superiore all’ora.
Luogo: uffici giudiziari di ogni distretto di Corte di appello o presso i locali dei consigli dell’ordine degli avvocati.
Considerazioni generali
La Cartabia ha già deluso, come tecnica e come aspirante politica.
I rappresentanti di categoria, spesso divisi, risultano tra gli sconfitti.
Ai giovani che si apprestano all’università è bene sconsigliare sia la facoltà di giurisprudenza sia la professione giuridica, sempre che non abbiano spalle larghe, portafoglio pieno e familiari nel giro forense. Tuttavia se il desiderio di giustizia persiste, è meglio darsi alla magistratura.
Per questa “cagata pazzesca”, di fantozziana memoria, sono stati stanziati un 1,8 milioni di euro.
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