Cultura

Socialismo negli anni ’80 e quel Kim Il Sung che apprezzava il PSI

Sarebbe caduto il Muro di Berlino, si sarebbe disciolta l’Unione Sovietica, si sarebbe disciolta pure la Jugoslavia e sarebbe terminato il Maoismo in Cina: più semplicemente il Novecento avrebbe, nel giro di due decenni, lasciato il passo al Duemila con uno tsunami politico su scala globale. Era il 1982 quando il leader nordcoreano Kim Il Sung rilasciò un’intervista all’Avanti dell’epoca toccando, tra i vari punti, il nodo cruciale del problema – tuttora irrisolto – delle due Coree separate dal parallelo 38: ultimo baluardo ancora esistente della Guerra Fredda. Parliamo di un Paese sicuramente ermetico e lontano da noi, del quale obiettivamente conosciamo molto poco. Quel che ci propone la stampa occidentale è normalmente l’immagine di una dittatura: ossia di un Paese nelle mani onnipotenti di un leader supremo o, se vogliamo, di una tirannide capricciosa a conduzione familiare, tramandata da nonno a nipote, che pensa ai suoi unici interessi e alla quale è basicamente concessa qualunque cosa per volere divino. Ma siamo davvero sicuri che sia tutta veritiera la narrazione che ci viene, da sempre, proposta su questo Paese dove capitalismo e visione neoliberale dell’economia non riescono a mettere piede? Ad esempio, forse, non si sa anzitutto che in Corea del Nord ci sono elezioni ogni 5 anni – cosa che avviene anche in Occidente – ma questo verrà approfondito più avanti spiegando più dettagliatamente come funziona il sistema politico nordcoreano. Così come, forse, non si sa che la sanità è gratuita, universale e pubblica per tutte le persone; che l’istruzione è gratuita a tutti i livelli ed è obbligatoria per almeno 12 anni; che il diritto alla casa è effettivo perché gli immobili sono dello Stato, che concede gratuitamente la proprietà – di tipo usufruttuario – a chiunque, maggiorenne, faccia richiesta di un alloggio; che il medesimo Stato provvede attivamente a massimizzare il livello di occupazione dei propri cittadini. Kim Il Sung raccolse in numerosi volumi la sua attività politica, ma anche parte del contenuto delle interviste rilasciate ad organi di informazione stranieri: nel Tomo 37 delle sue Opere si trova una sorta di riepilogo di quanto sostenuto nel corso dell’intervista concessa all’Avanti del PSI di Bettino Craxi. È stato possibile recuperare il testo integrale del Tomo 37, disponibile in lingua spagnola, attraverso il portale della Asociación de Amistad con Corea (KFA España), fondata nel 2000 dal catalano Alejandro Cao de Benós che risulta essere l’unico europeo riconosciuto dalla stessa Corea del Nord per allacciare rapporti culturali e di amicizia con l’Occidente.

 

Da quanto riportato nel testo citato, Kim Il Sung trattò in primis la questione irrisolta della riunificazione della Corea. Già nel 1980 il Partito del Lavoro della Repubblica Popolare Democratica di Corea (RPDC) aveva proposto un progetto di riunificazione alla controparte sudcoreana per instaurare una Repubblica Confederale Democratica, al fine di avere una sola Nazione basata su riunificazione pacifica, indipendenza e unità nazionale pur mantenendo ciascuna delle due parti la sua ideologia e il suo regime socio-economico. Requisito imprescindibile, però, sarebbe stata l’espulsione delle truppe statunitensi dalla parte meridionale della penisola coreana e la fine di quella che Kim Il Sung definiva, senza troppi giri di parole, “una politica di occupazione imperialista e colonialista da parte degli USA”. Successivamente il leader nordcoreano passò a illustrare a grandi linee il funzionamento del sistema politico del suo Paese, del quale egli stesso è tuttora considerato come padre e fondatore. La sua immagine e quella del figlio Kim Jong Il campeggiano sui principali edifici istituzionali di Pyongyang; il nipote, l’attuale leader Kim Jong Un, non vuole essere raffigurato. Kim Il Sung spiegò le basi dell’idea socialista da lui stesso creata: ossia la cosiddetta idea politica Juche che, insieme all’idea militare Songun, rappresenta le fondamenta della politica di autodeterminazione e difesa della Corea del Nord: un Paese nel quale la costruzione del socialismo passa attraverso quello che venne ribattezzato Movimento per la Bandiera Rossa delle Tre Rivoluzioni, che sono quella ideologica, tecnica e culturale.

 

Qui è necessaria però una digressione per spiegare cosa intenda Kim Il Sung, quando si riferisce all’idea di partito che è molto diversa dalla nostra visione occidentale. In Corea del Nord, nonostante si creda che il potere sia gestito arbitrariamente da una dinastia familiare, in realtà il potere – politico e legislativo – è indirizzato da un parlamento che si chiama Assemblea Popolare Suprema dove siedono tre grandi partiti: il Partito del Lavoro, il Partito Socialdemocratico e il Partito Chondoista. Quel che non esiste lì è la nostra concezione di alternanza tra maggioranza e opposizione nel senso che i tre partiti, gli unici al momento riconosciuti, non competono tra sé ma si spartiscono i compiti in ambito parlamentare. Il Partito del Lavoro si occupa basicamente dell’indirizzo politico e di governo, il Partito Socialdemocratico ha compiti di natura culturale ed educativa, il Partito Chondoista si occupa per lo più di aspetti religiosi essendo il Chondoismo una religione animista tipica coreana. Esistono naturalmente anche parlamentari che scelgono di non far parte di alcun partito, come nei nostri gruppi misti, e restano pertanto indipendenti. Ci sono poi Assemblee Popolari Locali a livello regionale, provinciale e cittadino; di fatto l’istituzione dell’Assemblea Popolare è colei che assume le decisioni che vengono poi fatte eseguire dal Presidium, a livello nazionale, e dai Comitati Popolari, invece, in tutti gli altri livelli. Il potere esecutivo supremo è esercitato dal Consiglio dei Ministri; il massimo dirigente della RPDC – attualmente il Maresciallo Kim Jong Un – è il Primo Presidente del Comitato di Difesa Nazionale. Ciascun organismo o esponente politico, dal massimo livello fino alle realtà locali,  è sottoposto a elezione che può essere, come in qualunque altro Paese al mondo, diretta o indiretta a seconda del tipo di istituzione. Le elezioni dei diversi organi si svolgono ogni 5 anni: essi hanno tutti la stessa durata delle Assemblee, siano esse nazionali o territoriali. Alle elezioni può partecipare, per il voto attivo e passivo, qualsiasi cittadino che abbia almeno 17 anni, che è considerata la maggiore età. L’art. 7 della Costituzione Socialista della RPDC sancisce che “gli elettori possono rimuovere in qualsiasi momento quei deputati che abbiano defraudato la fiducia in loro riposta”.

 

Tornando al Tomo 37 delle Opere di Kim Il Sung, lì il leader nordcoreano – noto anche con il grado onorifico di Generalissimo – parlava di un altro argomento ancora attuale nella geopolitica internazionale: la necessità di collaborazione tra nord e sud globali “per il progresso dei Paesi in via di sviluppo e di quelli del Terzo Mondo”. Ancora oggi, aggiungeva, alcuni Paesi di Asia, Africa e America Latina “non sono in grado di raggiungere un aumento della produttività – come quella agricola – e si vedono minacciati costantemente dal problema della fame”, sottolineava Kim Il Sung imputando ai Paesi capitalisti di usare il controllo della produzione e distribuzione di cereali – più in generale del cibo di base – come arma politica contro i popoli più deboli o indifesi: un qualcosa che, oggigiorno, purtroppo continua a vedersi nel mondo. Per quanto riguarda le relazioni con gli altri Paesi, ivi inclusi quelli occidentali considerati capitalisti come la stessa Italia, Kim Il Sung spiegava ai suoi connazionali cosa avesse risposto nell’intervista rilasciata all’Avanti: il leader lamentava come la RPDC avesse stabilito con l’Italia un accordo di interscambio di missioni commerciali che, però, a distanza di alcuni anni evidentemente non aveva ancora trovato attuazione. “Se le relazioni economiche tra noi e l’Italia – e altre nazioni capitaliste europee – non si promuovono sufficientemente, questo si deve al fatto che ancora non ci comprendono bene”.  Allo stesso tempo, però, Kim Il Sung esprimeva apprezzamenti per quei Paesi occidentale come l’Italia che, nonostante l’appartenenza all’Alleanza Atlantica e ad un modello economico capitalista, stavano tentando di aprirsi in maniera amichevole verso realtà cosiddette “non allineate” quali la Corea del Nord. In questo iter di reciproca comprensione, il leader nordcoreano vedeva in maniera molto positiva il ruolo del Partito Socialista Italiano, all’epoca guidato da Craxi, considerato come un partito indipendente ossia aperto verso orizzonti più ampi rispetto ad altri partiti del mondo occidentale.

 

Riavvolgendo il nastro al punto di partenza, ciascuno può naturalmente restare della sua opinione sulla Corea del Nord, sui suoi leader e su cosa debba intendersi per democrazia e libertà; salvo che questo non significhi poter aprire il portafoglio e fare sfoggio di denari, quando c’è chi ancora oggi dorme in strada o non può permettersi di curarsi – come accade spesso dalle nostre parti – o aprire i social e scrivere tutto quel che ci piace: e purché la curiosità di conoscere sia sempre superiore all’abitudine di dare tutto per scontato, comprese le cosiddette fake news.