Società

Sulla decriminalizzazione di alcune attività criminali. Parte 14

Droga e corruzione, inoltre, sono due facce della stessa medaglia, ed il mondo legale l’ha consegnata nelle mani della criminalità. Nadelmann rileva la responsabilità delle politiche proibizioniste nel foraggiare i fenomeni criminali connessi al mondo della droga.

E’ difficile riscontrare una connessione univoca e altresì, non può sostenersi la mancanza dell’interdipendenza biunivoca tra proibizionismo e narcotraffico. Ciò è confermato dalla circostanza che, a fronte della regolamentazione del mercato delle sostanze stupefacenti, si avrebbe la legalizzazione di almeno tre connessioni tra droga e criminalità: la produzione, la vendita e il consumo. 

“First, producing, selling, buying, and consuming strictly controlled and banned substances is itself a crime that occurs billions of times each year in the United States alone. In the absence of drug-prohibition laws, these activities would obviously cease to be crimes”[In primo luogo, la produzione, la vendita,
l’acquisto, ed il rigoroso consumo di sostanze non controllate e vietate, è di per sé un crimine
che si verifica miliardi di volte ogni anno nei soli Stati Uniti. In assenza di leggi anti-droga il
divieto di tali attività cesserebbe di essere un crimine].

Diminuirebbe considerevolmente il potere delle narcomafie, con esso il loro potenziale criminogeno. Ovviamente vendere le sostanze stupefacenti ai minori di 18 anni sarebbe sanzionabile come avviene per gli alcolici e le sigarette, così da proteggere la salute dei consumatori minorenni e poco consapevoli.

Si costaterebbe, all’interno di un mercato legale, una diminuzione diretta dei costi penali e penitenziari legati al perseguimento del fenomeno oggi illecito.

Altri effetti positivi riguarderebbero gli assuntori di sostanze stupefacenti i quali avrebbero una maggiore sicurezza del prodotto, ciò consentirebbe di smorzare quel pregiudizio che riecheggia nell’immaginario sociale in riferimento all’uso delle sostanze psicoattive.

L’odierna disinformazione che regna sul tema delle droghe ostacola di fatto l’annientamento delle narcomafie e, pregiudica un dibattito scientificamente orientato a garantire la sicurezza sociale e sanitaria della comunità.

Fuori dal “limitato” ambito delle interconnessioni tra proibizionismo e criminalità, che riscontra una possibile soluzione nella regolamentazione, ciò che si preme ridimensionare è il fenomeno della connivenza.

Nella realtà di molte città italiane i consumatori frequentano per necessità,gli ambienti criminali in uno spirito di complicità che diventa vicino al favoreggiamento; la correità è favorita dall’etica della tolleranza ed è avallata dall’idea che è sbagliato fare del male agli altri, per una falsa protezione dei più deboli; Questa forma di indulgenza verso pur piccoli episodi criminogeni, rafforza quella espressione di borghesia mafiosa con la quale spesso siamo definiti non proprio a ragione.

La quasi impotenza delle forze dell’ordine nell’affrontare questo fenomeno giustifica il degrado urbano e riscontra, nei residenti delle periferie rispettosi della legge, “ << le più sfortunate vittime delle politiche proibizioniste>> (cit. E.A. Nadelmann, The Case for Legalization: Drugs and crime).

Un’applicazione zelante delle leggi sulla droga rimetterebbe in discussione i comportamenti etici, favorendo la creazione di comunità di “informatori solidali”.

Il business illegale del traffico di sostanze stupefacenti è talvolta agevolato anche dal bene placito di funzionari conniventi che, infangando le istituzioni, insinuano la diffidenza nei diversi livelli di contrasto e prevenzione al narcotraffico. Del resto l’infelice tendenza del Bel Paese alla corruzione è stata riconfermata dal Corruption Perceptions Index quantificato da Transparency International , organizzazione non governativa che ogni anno stila la classifica mondiale sulla corruzione pubblica percepita dagli uomini d’affari ed esperti del settore economico. Questo studio ha calcolato che l’Italia, nel 2015, con i suoi 44 punti, si colloca al 61esimo posto tra le 168 nazioni censite; Secondo la Corte dei Conti, il costo pubblico della corruzione in Italia ammonterebbe a circa 60 miliardi di euro l’anno, il 4% del PIL (C. Benna, L’Italia prima in Europa nella classifica dei corrotti, Repubblica.it, 2014,). Questi dati, uniti alla realtà delle procure, demoralizzano molti funzionari. L’entità del fenomeno, alimentato dall’indifferenza e dal mancato apprezzamento dei cittadini nei confronti del loro operato, si traduce nel comportamento perverso che induce alla sfiducia verso la legge e l’ordine costituito.

I giovani socialisti sono stanchi del degrado socio economico generato dallo spaccio illegale e della inefficiente militarizzazione dei quartieri. Noi giovani pensiamo che la risposta al problema dello spaccio illegale sia il “Monopolio di Stato” sulle droghe. Lo stesso potrebbe,infatti, garantire il controllo sulla produzione, la commercializzazione e la qualità delle sostanze introdotte nel mercato. Sebbene sospinti da buone intenzioni, non sappiamo se la via da percorrere sia quella giusta. E’ per questo motivo che ti chiediamo di rispondere alle nostre brevi domande https://forms.gle/zYVPeP4kNpgsT4W87

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Parte  sesta
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Parte undicesima