Società

Tagliamo i parlamentari… una perdita di tempo

Concittadini, amici, fratelli, paesani, compaesani, italiani al di qua ed al di là del mare, vicini e lontani. Chi vi parla è Antonio La Trippa.

In questo momento cruciale per la vita del nostro Paese bisogna separare il bene dal male, il vero dal falso. 

Se io vi dicessi che una volta eletto mi batterei per Rocca Secca, nostro amato paese, farei costruire scuole, acquedotti, case, case, case, voi mi credereste!? – Ovazioni di assenso.

E sei io vi dicessi che questi signori sono persone onorevoli degne di fregiarsi di questo appellativo parlamentare e che adopereranno i vostri voti per il bene del Paese voi mi credereste!? – Ovazioni di assenso.

 Allora sapete cosa vi dico!? Che siete degli ingenui, dei fessacchiotti, dei deficienti, degli incoscienti….

(Gli onorevoli,1963)

 

Bagnati dal mare ed asciugati dalla calda brezza estiva del solleone di Agosto sembrano lontane le giornate di Settembre in cui gli italiani, chiamati alle urne, dovranno esprimersi sul referendum confermativo inerente il taglio dei parlamentari. 

Questo il quesito referendario:

Approvate il testo della legge costituzionale concernente “Modifiche degli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione in materia di riduzione del numero dei parlamentari” approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana – Serie generale – n. 240 del 12 ottobre 2019?

Votando Sì l’italiano, incazzato e schifato da decenni di mala-politica, approverà il taglio di 345 scranni parlamentari. A partire dalla prossima legislatura, infatti, le poltrone di 115  senatori e 230 deputati resteranno libere e, con buona pace di chi sperava nei banchi muniti di ruote, contribuiranno a mantenere il distanziamento sociale nelle Aule del nostro Paese.

345 parlamentari in meno rispetto all’attuale legislatura, è questa la rivoluzione pentastellata che, sull’onda dei Vaffa Day, vuole dare un calcio in **** ad una classe dirigente incapace; auspicando un risparmio pari a 100 milioni l’anno.

La cifra reale però, molto più modesta, sarà pari a 57 milioni.

In caso di vittoria del Sì, però, sarebbe necessario ridisegnare i collegi elettorali al fine di garantire un’adeguata rappresentanza.

Tutto ciò dovrebbe avvenire con l’ennesima riforma della legge elettorale; e noi tutti sappiamo bene quanto è “facile” per la nostra classe politica, eletta con leggi incostituzionali, decidere e mettersi d’accordo.

Tralasciando altri altisonanti proclami della politica andiamo dritto al punto.

L’annosa questione del bicameralismo perfetto affligge, da anni, la politica del nostro Paese.  

Oggi, dopo molte ed inutili riforme e riflessioni parlamentari sulla ottimizzazione dei tempi politici, si è arrivati al propagandistico referendum relativo al taglio dei parlamentari.

Un Sì per la riduzione del numero di deputati e senatori, tale da accelerare il processo decisionale delle camere.

Il dramma della democrazia italiana, però, non è correlato né al numero dei parlamentari né alla legge elettorale né al bicameralismo perfetto.

Il problema risiede nell’assenza della democrazia governante. Una democrazia, la nostra, timorata dai fascismi e dai comunismi, incapace di essere coerente, responsabile e decisa.

Non per niente il PSI della prima repubblica cercava di risolvere la questione con una riforma costituzionale di stampo presidenzialista che togliesse il potere di governo alle corporazioni partitiche.

Votare si al referendum consentirebbe un minimo risparmio a noi fessacchiotti, permettendo una più agevole collaborazione tra le forze parlamentari, riducendo – forse – i tempi decisionali del sistema. Ma l’Italia odierna, sbandata, oligarca e pressapochista farebbe del Parlamento un manipolo di bivacchi; aspirazione cara al fascismo, alla Dc ed al PCI.

Oggi, a causa della legge elettorale non conosciamo nemmeno i nostri rappresentanti. Come sarà possibile, quindi, avere fiducia in persone che non si conoscono? Come è possibile confidare nell’operato di onorevoli sconosciuti?

Votare si o no, nella realtà dei fatti, ha poco significato. Senza responsabilità e responsabilizzazione delle forze politiche, infatti, non vi sarà alcun vero cambiamento.

Gli unici a pagare, quindi, saranno sempre gli ingenui, i fessacchiotti, i deficienti, gli incoscienti, i quali penseranno che basta pronunciarsi con Si o con un No per fare politica o, peggio, la differenza.

 

Antonio Musmeci Catania