Politica

Alla fine lo Stabilicum è passato. E adesso è arrivato il momento di tirare le somme

  • E oggi questa maggioranza si assume una responsabilità politica precisa: aver modificato le regole del gioco senza costruire un'intesa più ampia

Di premi di maggioranza, soglie di sbarramento e preferenze abbiamo già parlato. Oggi, invece, vorrei soffermarmi su una questione esclusivamente politica.

Il governo Meloni ha ottenuto quello che voleva: l’approvazione della sua legge elettorale.

227 voti favorevoli, 164 contrari e, soprattutto, tre questioni di fiducia per arrivare al risultato.

E attenzione, nessuno mette in discussione il diritto di una maggioranza parlamentare di approvare una legge elettorale.

Ma esiste una differenza sostanziale tra ciò che una maggioranza può legittimamente fare e ciò che sarebbe istituzionalmente opportuno fare.

Perché le regole della democrazia non dovrebbero diventare terreno di scontro tra chi governa e chi si oppone.

E oggi questa maggioranza si assume una responsabilità politica precisa: aver modificato le regole del gioco senza costruire un’intesa più ampia tra le forze parlamentari.

Ci viene raccontato che tutto questo servirà a garantire maggiore stabilità.

Benissimo. Ma dopo quasi quattro anni di governo, sarebbe opportuno cominciare a misurare la stabilità non soltanto attraverso i numeri in Parlamento, ma attraverso i risultati ottenuti per i cittadini.

Perché un governo stabile non è necessariamente un buon governo. E una maggioranza numericamente solida non è automaticamente sinonimo di una democrazia più forte.

Il punto non è soltanto quanto un governo riesca a durare, ma cosa riesca concretamente a realizzare.

E qui arriviamo alla vera questione.

Una legge elettorale non può sostituire una visione politica, non può risolvere le contraddizioni di una coalizione e, soprattutto, non può ricostruire da sola la fiducia dei cittadini nelle istituzioni.

La maggioranza oggi rivendica una vittoria parlamentare. Le opposizioni contestano il metodo e il contenuto della riforma.

Ma la chiusura dei conti non avviene in Parlamento.

Avviene quando le promesse vengono confrontate con i risultati e quando i cittadini tornano a esprimere, liberamente, il proprio giudizio nelle urne.

Perché le leggi elettorali stabiliscono come si conquista il potere.

Ma non possono stabilire chi merita di conservarlo.