Politica

La finta rivoluzione e il tempo della revisione storica

Sono ormai passati oltre quarant’anni dalll’inchiesta giudiziaria definita “Mani pulite”, che avrebbe dovuto ripulire il sistema politico italiano dal malaffare e dalle ruberie e che, invece, si è rivelato una collettiva allucinazione che avuto conseguenze devastanti sia dal punto di vista politico che storico, nonché, investigativo. L’avvento messianico del pool di pubblici ministeri della Procura di Milano agì su un sistema già strutturalmente corrotto (probabilmente già dalla nascita della Repubblica) e incapace di riformarsi.

Dal punto di vista politico, non si può tacere, poi, come l’assenza, nel corso dei successivi quarant’anni, di un partito autenticamente socialdemocratico abbia acuito il vulnus della ormai oggigiorno nulla proposta riformista nel contesto politico italiano.

Tutti i tentativi di surrogare il Partito Socialista nel corso dei decenni hanno manifestato enormi e palesi deficit di riformismo. Il PdS (Partito Democratico della Sinistra), nato dalle ceneri del Partito Comunista conteneva di quest’ultimo il germe massimalista che lo hanno reso assolutamente inidoneo a rintracciare, a leggere ed a raccogliere le istanze riformiste. Il Partito Democratico, poi, il compromesso storico “bonsai” come lo definì correttamente Ugo Intini, ha rivelato e rivela quotidianamente tutti i propri limiti dovuti alla fusione a freddo tra due esperienze storico e politiche assolutamente inconciliabili come quella democristiana e quella comunista ed alla carenza di una base programmatica autenticamente progressista. Non è bastano neanche per diventare socialisti/socialdemocratici aver aggiunto al gruppo presenti in Europa la parola democratico.

Per i socialisti invece c’è stata la damnatio memoriae prima, l’oblio poi, ed infine, la disgregazione e la diaspora a certificare la completa distruzione del più antico ed importante partito del dopoguerra.

Dal punto di vista storico,infatti, non si può non considerare come la “finta rivoluzione” degli anni 1992/93 abbia portato alla completa distruzione dei partiti storici che hanno fatto lo Stato attraversando l’esperienza della Costituente ed all’assoluta destituzione e annientamento un’intera classe dirigente in nome di una solo pretesa vocazione morale.

La storia ci ha insegnato, tuttavia, come le classi dirigenti successive non solo non fossero esenti da responsabilità e cattive abitudini amministrative, ma come fossero, altresì, impietosamente meno preparate se non politicamente improvvisate con buona pace della qualità politico-legislativa del Parlamento.

Non si può tacere, inoltre, come prima della caduta del muro di Berlino (evento che dato la stura alla “rivoluzione”) lo scenario diviso nettamente in due dalla cortina di ferro prevedeva forme di finanziamento occulto per i principali partiti di riferimento delle due blocchi contrapposti: la democrazia cristiana (Stati Uniti e patto atlantico) ed il partito comunista (sotto l’egida dell’Unione Sovietica).

Evidente appare come le altre realtà politiche componenti l’arco costituzionale fossero, in un sistema politicamente elefantiaco (segreterie di partito e dirigenti di partito), economicamente strette in una tenaglia.

L’adeguamento del Partito Socialista ad un sistema di palese finanziamento illecito delle forze politiche, risultava chiaramente necessitato dalla vitale esigenza di esistere in un siffatto panorama politico. Il sistema era, come noto, caratterizzato da importanti sovvenzionamenti elargiti nei confronti dei principali partiti politici di cui sopra (per le su richiamate esigenze di reciproca contrapposizione) e come detto per le dimensioni e strutturazione partitico richiedeva “fiumi” di denaro per il quotidiano funzionamento.

Ulteriori e non secondarie conseguenze deteriori si sono registrate anche dal punto di vista investigativo. L’inchiesta, invero, la prima con una tale abnorme e morbosa mediaticita’, fu intrisa come non mai da una “purificazione” morale piuttosto che come l’occasione per una necessaria riforma politica profonda del Paese. Tale fustigazione dei costumi trovò, peraltro, nelle ruvide e sgradevoli tecniche investigative del pool, (si pensi ad esempio alla creazione del metodo c.d. Di Pietro), l’acme della slealtà sistemica delle garanzie difensive e della conseguente interruzione dello Stato di Diritto.

Il richiamato metodo, che ha fatto nel corso dei decenni molteplici proseliti, prevedeva che l’imputato (che si ricordi ha, nel nostro Ordinamento, il sacrosanto diritto di avvalersi della facoltà di non rispondere) fosse “indotto” a parlare se avesse voluto evitare la custodia inframuraria, in spregio alle garanzie difensive ed al principio del favor rei.

La metodologia inquisitoria si badi, inoltre, non si può non considerare come venisse con vigore e decisione usata nei confronti di imputati non certo abituati ed adusi ad avere a che fare col carcere, rendendo la vicenda cautelare assai più pesante da affrontare ed il risultato investigativo ovviamente più facile da conseguire.

Atteso che la storia viene scritta dai vincitori, il tempo appare, tuttavia, maturo per operare una seria revisione storica che in maniera più equa e realistica rilegga l’intero periodo storico, al fine di restituire alla storia la verità politica, le correte responsabilità e la stessa reale portata del fenomeno “rivoluzionario” .

Antonio Vetrone
Segretario provinciale Psi Cuneo