Il 25 agosto 1972 Parma visse una delle pagine più drammatiche della propria storia democratica. Quel giorno venne ucciso Mariano “Mario” Lupo, un giovane operaio siciliano di vent’anni, militante di Lotta Continua, arrivato a Parma con la sua famiglia in cerca di lavoro e di una vita migliore.
Mario non arrivò a quella sera senza aver già conosciuto la violenza e le intimidazioni dell’estrema destra. Nelle settimane precedenti era stato minacciato e aggredito. Anche il 25 agosto, nel pomeriggio, si verificarono episodi di provocazione nei suoi confronti. Era quindi una giornata già segnata da una forte tensione politica e da un clima di intimidazione.
La sera Mario si recò verso il Cinema Roma, in viale Tanara, insieme ad alcuni compagni. Lì era stato preparato un agguato. Un gruppo di neofascisti si era appostato nelle vicinanze del cinema, pronto a intervenire.
Intorno alle 22.30, davanti al cinema, l’aggressione ebbe inizio. I fascisti uscirono dal loro nascondiglio e si lanciarono contro il gruppo di giovani. Alfonso Piazza venne aggredito e Mario intervenne per difendere il compagno. Fu in quel momento che venne colpito al cuore da una coltellata. La ferita fu mortale.
Nella ricostruzione di quella terribile aggressione è rimasta anche una frase attribuita agli aggressori e rivolta a Mario: «Non ti uccidiamo perché sei comunista, ma perché sei terrone». Sono parole terribili, che raccontano non soltanto la violenza politica di quegli anni, ma anche il disprezzo razzista e antimeridionale con cui Mario venne colpito. Era un giovane siciliano, un lavoratore, un ragazzo che aveva lasciato la propria terra con la famiglia. Quell’odio verso il “terrone” rappresentava una forma di disumanizzazione che si sommava all’odio politico.
Mario Lupo cadde sull’asfalto davanti al Cinema Roma. Aveva appena vent’anni.
Non fu, dunque, una semplice rissa nata casualmente. La ricostruzione giudiziaria successiva accertò che l’aggressione era stata preparata e organizzata. Nel processo d’appello, celebrato ad Ancona, i giudici stabilirono che l’azione era stata decisa e preordinata e condannarono Edgardo Bonazzi, Andrea Ringozzi e Luigi Saporito per l’omicidio.
Questo è un punto che oggi dobbiamo ricordare con chiarezza. Mario Lupo non morì perché si trovò casualmente coinvolto in uno scontro tra due gruppi. Fu vittima di un’aggressione maturata nel clima della violenza politica neofascista che attraversava Parma e l’Italia di quegli anni.
Dopo l’assassinio, la città fu attraversata da dolore, rabbia e indignazione. Ma Parma seppe reagire con la forza della propria tradizione democratica e antifascista
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Il 28 agosto si svolsero i funerali. La città si fermò per lo sciopero generale proclamato dai sindacati e decine di migliaia di persone parteciparono al corteo. La bara di Mario attraversò una Parma popolare, operaia e antifascista. Quella partecipazione popolare fu la risposta di una comunità che non voleva arrendersi alla paura e alla violenza. Parma disse, attraverso migliaia di persone scese in strada, che l’assassinio di un giovane per le sue idee politiche e per le sue origini non poteva essere accettato come un fatto normale. Oggi, a più di cinquant’anni di distanza, abbiamo il dovere di ricordare non
soltanto il nome di Mario Lupo, ma anche ciò che accadde quel giorno. Dobbiamo ricordare le minacce che precedettero l’agguato, l’organizzazione dell’azione, l’aggressione davanti al cinema, la coltellata che gli tolse la vita e la risposta democratica di Parma.
Ricordare significa anche pronunciare i nomi di coloro che furono condannati per quell’omicidio: Edgardo Bonazzi, Andrea Ringozzi e Luigi Saporito. Non per alimentare odio o spirito di vendetta, ma perché una memoria seria non può essere costruita sulla rimozione delle responsabilità.
Come segretario cittadino del Partito Socialista Italiano di Parma, ritengo che questa memoria debba appartenere a tutta la città. Non soltanto alla sinistra, non soltanto alle associazioni antifasciste, ma a ogni cittadino che riconosce nella democrazia e nella Costituzione i valori fondanti della nostra Repubblica.
Parma è la città delle Barricate del 1922, della Resistenza e della Liberazione. È una città che conosce il prezzo pagato per la libertà. Per questo non possiamo permettere che il neofascismo venga banalizzato, normalizzato o trasformato in una semplice opinione tra le tante.
Condannare il neofascismo significa difendere la democrazia. Significa anche combattere ogni forma di razzismo, di discriminazione territoriale e di odio verso chi proviene da un’altra parte d’Italia o del mondo.
La memoria non deve essere soltanto commemorazione. Deve diventare responsabilità e impegno. Per questo rivolgo un appello alla città di Parma, alle sue istituzioni, alle forze politiche, alle organizzazioni sindacali, alle associazioni democratiche e soprattutto ai giovani: conosciamo la nostra storia, raccontiamola e difendiamo ogni giorno i valori della libertà, dell’uguaglianza, della giustizia sociale e dell’antifascismo.
Mario Lupo aveva vent’anni quando gli fu tolta la vita.
A noi spetta il compito di non permettere che venga tolta anche la memoria di ciò che accadde. Mai più fascismo. Mai più razzismo. Mai più violenza politica. Mai più odio.
Mario Lupo vive nella memoria democratica e antifascista di Parma.
Michele Rignanese
Segretario cittadino del Partito Socialista Italiano – Parma